
Alla preview dell’edizione 2026 di ArteFiera “Cosa sarà”, a Bologna fino a domani, BeBeez ha incontrato alcuni galleristi ai quali abbiamo chiesto di tracciare un primo bilancio degli effetti dell’Iva al 5%; di esprimere un parere sul ruolo delle fiere tra opportunità, costi e criticità, in particolare per quanto concerne l’appuntamento di Bologna che apre l’anno. Inoltre abbiamo cercato di capire cosa prediligono i collezionisti e i compratori occasionali, anche in termini di canali di vendita. L’on line sta infatti crescendo segno del tempo che manca e forse di un po’ di pigrizia nei comportamenti d’acquisto e che in rete è compensato dalla facilità, almeno apparente, dell’accessibilità. I tempi sono difficili ma il mercato dell’arte guarda avanti con fiducia e continua a credere nelle occasioni fieristiche.
Stanislao De’ Bonis, titolare dell’omonima Galleria di Reggio Emilia ha sottolineato che “nonostante il fatto che ci sia ancora tanta confusione in merito all’applicazione dell’Iva agevolata nel caso delle vendite con il regime del margine (secondo mercato), possiamo ritenere comunque la norma piuttosto vantaggiosa e un aiuto concreto a un mercato sempre più difficile e competitivo. Le fiere non sono più un Eldorado per le gallerie, ma rimangono comunque un punto di riferimento per un incontro serio tra collezionisti e galleristi, in particolare Arte Fiera dove si palesa una rappresentanza selezionatissima di entrambe le categorie. I compratori occasionali seguono, purtroppo, le mode e le tendenze del momento, i collezionisti mettono invece in atto una ricerca attenta e selezionata, alla scoperta – e, tante volte, anche alla ri-scoperta – dei veri Maestri dell’arte.”

Mauro Stefanini, titolare della Galleria Open Art di Prato, ha dichiarato che “la riduzione dell’IVA era fondamentale per la salvaguardia e la competitività del mondo dell’arte italiano. Premesso ciò, fare un bilancio del suo effetto è quantomeno prematuro. Sicuramente la manovra gioverà a tutto il settore, compreso l’indotto, ma per farne un resoconto servirà del tempo. Siamo fiduciosi. Le fiere sono un palcoscenico importante per le gallerie e un investimento, oggi più che mai, necessario. Permettono di avvicinarsi a più target e ovviare, in parte, al fenomeno di diminuzione del pubblico visitatore in sede. Arte Fiera è da sempre un’eccellenza. Siamo ottimisti e pronti per affrontare questa edizione”, ha sottolineato Stefanini. “Per quanto riguarda la domanda, nel nostro caso specifico e di conseguenza le richieste si legano al moderno e contemporaneo storicizzato. Il collezionista, anche quello occasionale, si concentra sui maestri storici più solidi, in cui la qualità si sposa anche all’ottica d’investimento. Oggi più che mai gli artisti affermati o comunque con un passato illustre danno al collezionista più garanzie rispetto alle proposte più recenti.”
Fabrizio Russo dell’omonima Galleria romana parla della riduzione dell’Iva come di un intervento miracoloso che “finalmente riconosce le difficoltà del mercato dell’arte e al contempo dà atto della sua importanza nell’economia. I risultati economici già si apprezzano”.

La fiera è l’occasione per un ulteriore confronto che, come nel caso delle aste, viene incontro alla mancanza di tempo, ormai generalizzata, sia dei collezionisti sia di compratori occasionali. “In un giorno si riesce ad avere un’idea del panorama artistico e si hanno molte gallerie disponibili. Il termine di confronto resta la galleria che svolge un lavoro sartoriale, di contatto umano su misura, insostituibile, punto di riferimento delle Case d’aste e delle Fiere ovviamente. A parte il mercato sommerso”, ha aggiunto Russo, “che in Italia si aggira sul 25% e sul quale ci sarebbe molto da dire, cresce il canale online, che espone a rischi se non si è supportati, come accade ogni volta che si fa ricorso alla rete”. Lo stesso gallerista però conferma di aver aperto un ragionamento in tal senso perché soprattutto per accedere al mercato internazionale può essere un’opportunità, sempre che il canale online sia inteso come uno strumento e non l’unica piazza sulla quale informarsi, comprare e vendere. Per quanto concerne le tendenze nell’acquisto sul Novecento – in particolare fino al 1940 e il Secondo Dopoguerra, oggetto in passato di una grossa bolla speculativa – il compratore cerca la qualità sia nelle carte sia nelle opere a olio e ancora una volta il referente è la galleria per la documentazione, la certificazione della provenienza, oltre il supporto che anche in termini culturali, di promozione dello studio e delle mostre, può garantire. Sul contemporaneo, ognuno fa le proprie scelte, perché tutto è più aleatorio. La volatilità aumenta soprattutto quando si “scommette” su un artista emergente che però, nel caso abbia un prezzo contenuto, può essere un’opportunità per avvicinarsi al mercato per il piccolo collezionista, magari giovane.

Indubbiamente il tema dell’online e dell’Intelligenza Artificiale nel settore dell’arte è ormai imprescindibile e in fiera ieri si è tenuto un convegno ad hoc, promosso da Galleria BPER, per il terzo anno Main Sponsor di ArteFiera. Ne abbiamo parlato con Sabrina Bianchi, responsabile Servizio Brand & Marketing Communication-Cultural Heritage e Corporate Collection della Galleria BPER. “Il collezionismo digitale”, ci ha raccontato Bianchi, “sta aprendo nuove possibilità di accesso al mercato dell’arte, abbassando alcune barriere economiche e geografiche, ma introduce anche elementi di forte volatilità. L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un nuovo strumento di produzione artistica, ma un dispositivo capace di modificare in profondità le categorie attraverso cui interpretiamo l’opera, l’autore e il valore. Il confronto sulle estetiche dell’IA diventa quindi un terreno privilegiato per interrogare le trasformazioni in atto nel collezionismo digitale e nei suoi spazi di riconoscimento culturale.” ArteFiera può essere certamente una buona piazza di confronto e il primo appuntamento dell’anno in Italia per ragionare.
I fratelli Filippo e Giovanna Bacci di Capaci, titolari di 800/900 ArtStudio, galleria con sede a Livorno e Lucca, sottolineano che ormai l’online è diventato imprescindibile sia come strumento di contatto sia come vera e propria piazza di scambi nel caso delle piattaforme. “C’è sicuramente chi ne trae profitto pur se il lavoro di galleria viene eroso, perdendo completamente il rapporto umano anche in termini di formazione. Vince su tutto la pigrizia e la facilità di accesso alla rete. La contromossa delle gallerie è la promozione di mostre che però spesso attirano in occasione del lancio ma non sempre riescono a portare clienti. In tal senso le fiere rappresentano ancora un’ottima occasione di incontro. Facilitano chi si affaccia al mercato e il collezionista e offrono nuove opportunità al gallerista”.

Sull’orientamento della domanda Filippo Bacci sottolinea come ormai i confini siano caduti, così resistono e crescono gli artisti che hanno un profilo e un linguaggio internazionali come l’espressionista viareggino Lorenzo Viani, la cui richiesta sta salendo anche all’estero; mentre autori come il livornese Carlo Domenici, del Gruppo Labronico, “hanno il fiato corto, perché restano regionali o al massimo nazionali, spesso magari rappresentando la scuola e non i maestri del nuovo”. Ed è evidente che oggi la domanda locale non è sufficiente a sostenere il mercato e le quotazioni.
Sull’Iva al 5% invece il giudizio è netto e positivo, “una straordinaria conquista e di questo dobbiamo ringraziare le Associazioni di categoria, in particolare l’Associazione degli Antiquari d’Italia”, segno che il gioco di squadra in un mercato sempre più agguerrito è importante anche nel dialogo con le istituzioni.
Vivacità nella proposta e nelle presenze è quello che salta all’occhio a un primo sguardo dell’edizione 2026 che conferma l’appuntamento bolognese una fiera mercato. E’ questa prerogativa, fin dalla nascita di ArteFiera, che richiama un pubblico quasi esclusivamente nazionale interessato ad acquistare. Non è solo un appuntamento culturale o per curiosi con un orizzonte di riferimento delle gallerie è di fatto italiano, fatta eccezione per chi ha le sedi all’estero.
Claudio Composti, gallerista milanese titolare di MC2 Gallery, sottolinea l’effervescenza della manifestazione e la tendenza all’acquisto sempre più legato a ciò che piace e all’incontro emozionale con l’opera, almeno nel contemporaneo. Difficile dunque prevedere il mercato, molto fluido, volatile, senza grandi possibilità di programmare anche perché i gusti sono molto frammentari. La pittura si riconferma in ascesa. “Non morirà mai”, ha dichiarato convinto Composti, dopo anni di boom della fotografia, che a Bologna sembrava quasi sul punto di doppiare l’arte su tela. Come nella moda non c’è uno stile che prevale, un trend chiaro. “Per il gallerista”, ha concluso Composti, “la difficoltà è fidelizzare il cliente che è sempre più spesso un acquirente occasionale”.
a cura di Ilaria Guidantoni















