
Radda Arte 2026 presenta fino al 20 settembre le opere dell’artista Sergio Fiorentino, che con il suo inconfondibile blu ultramarino segna un percorso espositivo diffuso che coinvolge il borgo medioevale di Radda in Chianti, in provincia di Siena, toccando la campagna.
La manifestazione, a cura di Mila Sturm, organizzata da Radda Estate d’Arte, APS, la cui presidente è Barbara Widmer, nasce nel solco dell’esperienza di Panzano Arte 2019 e rinnova nel territorio del Chianti l’incontro tra arte contemporanea e paesaggio. Una mostra che si sviluppa tra vicoli, piazze e spazi del borgo di Radda e nella vicina chiesa di Santa Maria Novella a Pieve Aldina, sulla collina di fronte a Radda, costruendo un itinerario espositivo diffuso che mette in dialogo mito mediterraneo, tradizione figurativa e paesaggio toscano.
Importante la collaborazione con il Liceo Artistico “Duccio di Buoninsegna” di Siena, iniziata a febbraio 2026, fino all’allestimento della mostra, con masterclass e workshop, ai quali hanno partecipato 23 studenti, esponendo i loro lavori, 23 manifesti, installati nell’area monumentale destinata normalmente alle affissioni elettorali, trasformando la dinamica della comunicazione-propaganda politica in un’espressione creativa e partecipativa a partire dal tema Blu: Fiorentino and me.

Il percorso nel borgo inizia idealmente con il Sogno del sognatore d’acqua, attraversa il paese, lungo la via principale, con una serie di opere quindi prosegue con l’esposizione dei manifesti, lungo le mura e, infine, la grande fotografia, senza titolo che vede i dipinti dell’artista immergersi nell’oro e nell’acqua, gli elementi simbolo della sua pittura.
L’idea è stata partorita insieme alla compagna Rosita Gia, fotografa pugliese di Altamura, creatrice di una linea di moda, che ha collaborato al catalogo pubblicato da Giustolibri, piccola casa editrice fondata da un collezionista di Fiorentino, che vive a Miami.
L’iniziativa nel suo complesso testimonia come l’arte sia ad un tempo lampo di creatività e lavoro di squadra che ricorda le botteghe e i cantieri del Medioevo e del Rinascimento in particolari, basti pensare che quest’avventura ha mobilitato circa 80 persone.
Il viaggio continua, come accennato, a Pieve Aldina dove si trova la chiesetta deliziosa di Santa Maria Novella, uno degli esempi più notevoli di pievi romaniche in zona, a pochi chilometri da Volpaia, recentemente restaurata (i lavori erano iniziati nel 1990), con una serie di opere all’esterno e all’interno della costruzione, dai formati diversi. Molto suggestivi quelli di piccolo formato, ai due lati della porta d’ingresso, all’interno con una candela, simbolo di luce che onora non una divinità ma l’umanità ritratta con l’occhio a occupare la porzione del volto rappresentato.

L’artista durante l’anteprima riservata alla stampa ci ha raccontato che tutto nasce da un procedimento inconscio circa 13 anni fa quando, dopo anni legati ad altre attività nel settore artistico e culturale, ha sentito il desiderio forte di riprendere a dipingere. Catanese, vive e lavora a Noto dove ha allestito il suo studio in un ex Monastero e questo trasferimento ha fatto seguito a un viaggio nel cuore del Barocco siciliano nel 2011 che fu una folgorazione. Colpito dal blu che per l’artista è, più che cielo, acqua, liquido amniotico, nutrimento d’amore. Quel blu infatti, ultramarino, è il ricordo delle vacanze e del mare vissuto nel calore della famiglia e si sposa con l’oro, la luce, spesso dato puro – nell’aura non aureola che circonda i volti o tinge le teste – o raffigurato con il bianco, che è aria. Accanto a questo due componenti spirituali, l’aspetto materico, rappresentato dal colore rosso, il colore opposto, che è ad un tempo simbolo della terra e del fuoco. La sua tavolozza è scarna perché, ci ha raccontato, concepisce la pittura come scultura e quindi il colore come materia. L’oro e il bianco alludono anche alla pietra degli edifici di Noto, dal colore sfrangiato che sembra assorbire il blu tanto che alcuni volti e corpi diventano interamente blu.

La cifra che ne caratterizza l’arte è l’assenza di riferimenti spazio-temporali, creature quasi immaginifiche che non hanno spesso un’identità sessuale definita, senza che questo voglia però evidenziare un’ambiguità o una fluidità di genere. E’ invece un’attenzione all’umanità in quanto tale alla dimensione forte del sacro, non connotato, anche in questo caso, da una religiosità specifica e quest’aura di luce interiore si avverte forte.
Camminando tra le opere che dialogano con la storia e il paesaggio antropizzato, di colline coltivate a vigneti, si sente la classicità di pittori del Duecento, Trecento, fino al Quattrocento e nello stesso tempo un forte senso contemporaneo, soprattutto in alcune installazioni. In un lavoro complesso, composto da nove sculture della serie Segreti, davanti al sagrato di San Niccolò (di fronte al Comune), le teste dorate di possono aprire come antichi reliquiari che nascondono quanto di più prezioso all’interno, la matrice del blu che affiora sul volto negli occhi di lapislazzuli, anch’essi citazione del blu dei manti della Madonne o di certi particolari preziosi dei dipinti.
E ancora Il luogo di accoglienza al pubblico, in pieno centro del paese, diventa per l’occasione una galleria che accoglie cinque grandi opere oltre a due più piccole, insieme ad altri oggetti, tra cui mobili-sculture e vasi dedicati alla figura di San Sebastiano, creati nello studio di Noto dell’artista; martire dal quale Fiorentino è stato affascinato, è blu e al posto delle frecce vi sono fiori che si possono sfilare da ampolle con acqua.

Durante tutta la durata della rassegna, il blu dell’artista diventa anche un segno nel paesaggio: i campanili delle due chiese, di Santa Maria Novella e di San Niccolò, saranno illuminati con una luce blu visibile nella notte, un segnale luminoso legato alla presenza dell’artista.
Chi è Sergio Fiorentino
Pittore e scultore, Sergio Fiorentino, classe 1973, nato a Catania e profondamente legato alla Sicilia, vive e lavora in un ex-convento di Noto. La sua ricerca nasce da una profonda conoscenza della tradizione figurativa. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Catania e formatosi nel restauro del patrimonio storico, l’artista ha sviluppato un linguaggio in cui la luce mediterranea e la memoria del barocco siciliano dialogano con una sensibilità contemporanea.
a cura di Ilaria Guidantoni















