
Si complica il riassetto di Delfin sarl, la holding lussemburghese che custodisce l’eredità finanziaria di Leonardo Del Vecchio e che controlla circa il 32,4% di EssilorLuxottica, il gruppo franco-italiano leader mondiale dell’occhialeria; il 17,5% di Montepaschi, a valle dell’opas lanciata da MPS su Mediobanca, di cui Delfin deteneva il 19,8%; il 10,15% di Generali, il 2,8% di Unicredit e il 28,11% di Covivio e altre partecipazioni finanziarie.
A poco più di una settimana dall’assemblea dei soci convocata per il 30 giugno, l’operazione che avrebbe dovuto portare Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% del capitale della holding attraverso l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola (12,5% ciscuno) appare infatti bloccata. E il confronto non riguarda più soltanto la struttura del finanziamento da circa 10-11 miliardi di euro, necessario per completare l’operazione, che nei giorni scorsi ha visto prendere forma l’ipotesi del coinvolgimento dei colossi del private credit USA Apollo Global Management e Ares Management (si veda altro articolo di BeBeez).
La svolta è arrivata con la lettera pubblicata venerdì 19 giugno dallo stesso Leonardo Maria Del Vecchio sul Quotidiano Nazionale, di cui è editore (si veda altro articolo di BeBeez ), nella quale il manager ha accusato il board della holding di aver progressivamente modificato le condizioni dell’operazione dopo il via libera ottenuto il 27 aprile scorso.
“Alla prossima assemblea di Delfin, il 30 giugno, non mi presenterò per dichiarare una rinuncia, né per raccontare un ripensamento. La mia disponibilità a completare l’operazione rimane, purché vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria”, ha scritto Del Vecchio, aggiungendo che il 30 giugno si discuterà “la natura stessa e il futuro di Delfin”.
Inizialmente il nodo principale riguardava le garanzie sulle partecipazioni detenute nelle principali società quotate del portafoglio. L’imprenditore, attraverso LMDV Fin, la società controllata dal suo family office LMDV Capital e costituita ad hoc per gestire il riassetto della proprietà di Delfin, aveva avviato un processo di ricerca di finanziamenti per un totale di 11 miliardi di euro, aprendo interlocuzioni con una serie di banche. E infatti in questo contesto si inserisce come detto il possibile coinvolgimento di operatori internazionali del private debt attraverso strumenti di preferred equity.
Tuttavia a oggi il tema cruciale, come sottolineato da del vecchio, è un altro e riguarda le condizioni richieste dal consiglio di amministrazione di Delfin per autorizzare il trasferimento delle quote.
Scrive il manager nella sua lettera: “Il finanziamento è finito nel pieno del risiko bancario italiano, in un momento in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda del tavolo, finanziatori, partecipate, controparti, potenziali acquirenti. Non sono mai esistiti, né sarebbero mai potuti esistere, elementi che sollevassero il benché minimo rapporto improprio tra il finanziamento LMDV e le partite del risiko. Ma sono subentrate, come era naturale in un’operazione di questa dimensione, questioni di sostenibilità e allocazione del rischio. Le banche hanno iniziato a chiedere, legittimamente, maggiore certezza sui dividendi, sulla stabilità del capitale, sul futuro di Delfin. Lo capivo e lo accettavo. Ma è qui che la questione ha smesso di essere finanziaria ed è diventata un tema di governance“.
Prosegue Del Vecchio: “Se le banche sollecitavano un impegno più forte da parte di Delfin, il voard aveva il diritto e il dovere di rivalutarne i rischi. Ciò avrebbe però richiesto una posizione chiara, unitaria, trasparente: quali condizioni erano cambiate, quale rischio era emerso, quale maggioranza fosse realmente necessaria. Non è andata così. Il consiglio non si è allineato. Alcuni componenti erano disponibili a procedere, altri no. Un parere legale è stato predisposto su presupposti contestati anche all’interno del board stesso. Informazioni rilevanti sono arrivate ad alcuni soci prima che ad altri. Nessuno ha assunto fino in fondo la paternità di una decisione. Dopo ogni step, l’asticella si alzava. Ad ogni passaggio, la responsabilità scivolava sempre altrove. Se il timore era che io concentrassi troppo potere, la soluzione era a portata di mano: Delfin avrebbe potuto comprare direttamente le quote di Luca e Paola. Detenerle, ridistribuirle, inserirle in un progetto più ampio. Sarebbe stata la risposta più coerente alla tesi secondo cui il problema non erano le quote in uscita, ma il soggetto che le avrebbe acquistate”.
Secondo quanto riferito in un articolo di commento di QN, dopo il prima via libera del board all’operazione a fine aprile e mentre Leonardo Maria continuava a negoziare con banche e fondi, il Cda di Delfin, composto dal presidente Francesco Milleri, Romolo Bardin, Mario Notari, Aloyse May, Giovanni Giallombardo, ha iniziato a porre condizioni sempre più stringenti all’operazione. In particolare, è stato prima richiesto il via libera in assemblea di 6 soci su 8 e poi la richiesta dell’unanimità, cioé via libera solo con 8 voti favorevoli su 8. In questo modo anche se ci fosse un solo socio che continua a non essere d’accordo con il trasferimento delle quote, è possibile far saltare tutto.
Ricordiamo che soci attuali di Delfin con il 12,5% delle quote ciascuno, oltre a Leonardo Maria Del Vecchio, sono: Nicoletta Zampillo Del Vecchio (vedova di Leonardo Del Vecchio senior), Claudio, Marisa, Paola, Luca e Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico (figlio di Nicoletta Zampillo dal precedente matrimonio con Paolo Basilico, il banchiere fondatore di Kairos).
E’ per questo, conclude Del Vecchio, che “il 30 giugno vorrò capire perché le cautele del board siano emerse soltanto dopo il voto favorevole e dopo dichiarazioni pubbliche che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilità. Vorrò capire perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro. Il 30 giugno non riguarderà i dividendi, il bilancio o il closing con Luca e Paola. Non riguarderà un’operazione votata, sostenuta pubblicamente, negoziata con le banche, e poi progressivamente svuotata. Il 30 giugno si affronterà qualcosa di più profondo: la natura stessa e il futuro di Delfin“.

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