Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 43 del 4 luglio 2026, parte dell’inchiesta
Financial & Insurance Services, il private equity consolida: add-on al 76%, i numeri del settore ai BeBeez Awards
di Stefania Peveraro
Quando Attestor Capital è entrata per la prima volta nel capitale di Banca Intermobiliare, alla fine del 2017, acquistandola da Veneto Banca per 0,22 euro per azione, si trattava di un asset chiaramente in difficoltà (si veda altro articolo di BeBeez). Quello che è seguito è un caso da manuale di trasformazione guidata da capitale paziente: anni di ristrutturazione del balance sheet e del conto economico, un delisting completato nel 2022 tramite OPA volontaria a 0,049 euro per azione (si veda altro articolo di BeBeez), un cambio di management e infine un cambio di nome, da Banca Intermobiliare a Banca Investis, per una realtà che doveva raccontarsi al mercato come qualcosa che non era mai esistito prima.
È questa la storia che ha portato BeBeez a nominare Stefano Vecchi, ceo alla guida della banca negli ultimi tre anni, nella rosa dei candidati al premio Crescita Business nell’ambito dei BeBeez Private Equity Backed Managers Sectors Awards dedicati ai Financial & Insurance Services, in collaborazione con Banca Investis e Di Luccia & Partners. Ed è stata questa storia a convincere il maggior numero di lettori di BeBeez a votarlo come migliore manager della sezione.
Vecchi in una conversazione a caldo ha raccontato la sfida manageriale affrontata: non tanto la ristrutturazione tecnica, già completata dai suoi predecessori, quanto la costruzione di un’identità e di una proposta commerciale per un istituto che, al suo arrivo, aveva un nome nuovo ma ancora nessuna storia da raccontare. Quello che emerge è una banca che ha scelto di puntare su imprenditori e investitori sofisticati, sull’accesso al tech americano pre-IPO e sui club deal proprietari italiani come leva differenziante. L’ultima tappa di questo percorso è l’operazione con Arsenale sgr della famiglia Stevanato, in attesa di approvazione da parte di Banca d’Italia, che prevede la fusione per incorporazione di Arsenale in Symphonia sgr, la società di gestione di proprietà di Banca Investis. All’esito dell’operazione la famiglia Stevanato reinvestirà nel capitale di Symphonia sgr con una partecipazione di minoranza (si veda altro articolo di BeBeez).

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Domanda. Banca Investis ha una storia lunga con Attestor Capital. Come è iniziata e come si è sviluppata nel tempo?
Risposta. L’inizio della storia della banca con Attestor risale a fine 2017-inizio 2018. Questo è il periodo in cui di fatto il fondo è entrato in Banca Intermobiliare, come si chiamava allora. Ed è un percorso che credo solo un partner di capitale paziente come Attestor poteva fare, perché di fatto ha rilevato una banca che al tempo era in difficoltà e ha compiuto un percorso, cambiando vari manager nel frattempo, che ha portato lentamente a ristrutturare la banca, sia sul balance sheet sia sulla parte di P&L, con grande pazienza. Poi, tre anni fa, il fondo ha deciso di cambiare la squadra manageriale per cercare di passare a una fase di rilancio. Avevano fatto, io credo, molto bene nelle fasi precedenti, compreso il delisting, aspetto tutt’altro che facile.
D. Quindi quando sei arrivato tu qual era la sfida che ti aspettava?
R. Io sono arrivato con un nuovo management team tre anni fa con una situazione finanziaria più semplice, ma con una nuova necessità: posizionare un nome che sul mercato non c’era, perché la banca si chiamava Banca Investis solo da alcuni mesi, nessuno aveva mai sentito parlare di questa banca, perché prima non esisteva. La sfida manageriale era come raccontare al pubblico un nome nuovo che doveva essere necessariamente abbinato a un contenuto nuovo. Non c’è nome senza storia, fondamentalmente. Quindi in questi tre anni l’elemento fondamentale è stato definire la storia della banca: capire che tipo di banca volessimo essere. Una banca che ha alcuni elementi fondanti: una storia di global markets significativa che viene dalla radice della vecchia Banca Intermobiliare e che non poteva essere persa, anzi doveva essere rivalutata e rilanciata; ma con la necessità di portare contenuti nuovi al private banking e di costruire un investment banking che precedentemente non aveva, focalizzato sull’advisory, non sul financing.
D. A quale cliente avete deciso di rivolgervi?
R. Parliamo a due tipi di clienti: gli imprenditori e in generale i clienti che cercano investimenti sofisticati. Questa è la strada che portiamo avanti, da cui si comprende la valorizzazione del modello di advisory dell’investment banking: cercare di affiancare gli imprenditori di successo che cercano capitale. L’imprenditore, più di chiunque altro, è in costante ricerca di capitale: può essere capitale per espandersi, per comprare, per vendere. E spesso dimentichiamo che la vendita è una grande ricerca di capitale. Quello che noi facciamo come investment banking è cercargli il miglior capitale possibile per interpretare la decisione strategica che ha davanti. Questo poi si trasforma nel private banking in opportunità di investire insieme agli imprenditori: club deal che nascono dal nostro investment banking, per definizione esclusivi. E poi l’accesso a deal difficili da trovare, in primis il mercato tecnologico americano. Negli ultimi anni i nostri clienti hanno fatto investimenti importanti: parliamo di OpenAI, di Groq, di SpaceX, nomi che adesso leggete sulla stampa.
D. Avete anche ristrutturato l’asset management. Perché e con quali risultati?
R. Questi elementi sono importanti, ma non dimentichiamoci che la clientela, soprattutto quella privata o l’imprenditore che va a vendere l’azienda, ci chiede di gestire il core del suo asset in maniera prudente. Quello che abbiamo fatto è immaginare che, in tempi di volatilità come quelli che stiamo vivendo, occorrano soluzioni meno long-only e più long-short: da qui la scelta di ripristinare Symphonia sgr con questo tipo di prodotto. E indice del cambiamento e del livello di successo che la banca sta cercando di avere è l’operazione con Arsenale sgr, sgr che appartiene alla famiglia Stevanato, con quest’ultima che diventerà socia di Symphonia sgr nell’ambito del piano di rilancio del nostro asset management, aspettando l’approvazione di Banca d’Italia. Per noi non è un punto d’arrivo, ma è una tappa significativa: crediamo che tutto il cambiamento fatto dai manager che c’erano prima di me e dal mio management team abbia portato la banca a poter fare un’operazione che fino a qualche anno fa era molto lontana dalle corde di BIM e che invece oggi si è potuta realizzare.
D. La vostra proposta quindi include real estate, tech americano pre-IPO, private credit. Gli imprenditori italiani erano già pronti ad accogliere questa offerta dagli sportelli di una banca?
R. I clienti sofisticati sono abbastanza cambiati negli ultimi anni. Questo elemento per noi è importante perché i grandi imprenditori italiani hanno tendenzialmente un rapporto storico con le grandi banche italiane, e molto spesso anche con banche estere importanti. Per una banca che vuole entrare nel mercato, il prodotto alternativo può diventare differenziante e per questo abbiamo lavorato tanto su quella parte. Non possiamo trascurare il core del portafoglio, ma dobbiamo avere un tratto diverso nel rapporto col cliente. Gli investitori più sofisticati che ho incontrato hanno avuto grande accesso diretto a fondi di private equity e private debt, ma molto poco tramite il sistema bancario. Hanno lasciato in banca la parte più core e stabile della loro finanza, e poi si sono cercati le alternative in modo autonomo: sono andati a investire direttamente in fondi, in club deal, oppure hanno fatto club deal con gli amici. Ci sono imprenditori che hanno un vero e proprio ecosistema di club deal fatti con amici.
D. E come avete risposto a questo comportamento?
R. Quello che noi abbiamo cercato di fare, che ci ha dato successo anche al di là di quanto pensavamo, è introdurre il concetto degli alternativi in una logica propria di asset allocation. Perché quello che spesso accade è che questi clienti si trovano ad avere un ecosistema di investimenti, ma senza una visione precisa dell’economia sottostante, del settore, dell’andamento del mercato. Quello che il mercato chiama impropriamente “alternativo” oggi è parte integrante di una asset allocation satellite. Per cui crediamo che lo spazio ci sia: ci sono ottimi prodotti liquidi, ma perché non lavorare su SpaceX? Perché non lavorare su D-Orbit, uno dei primi club deal che abbiamo fatto in una logica totalmente italiana? Non occorre sempre andare dall’altra parte dell’oceano: abbiamo ottimi campioni anche vicino a noi. Richiamiamo ancora “capitale alternativo” soprattutto nella raccolta, ma in realtà la logica è che in un portafoglio occorre anche questo, soprattutto nel portafoglio di una realtà un po’ più challenger, come vogliamo essere noi quando parliamo con la clientela.















