
In concomitanza con Shozo Shimamoto. Gruppo Gutai-Primo Assalto a cura di Italo Tomassoni e Giuseppe Simone Modeo fino al 30 novembre a Palazzo Bastogi, sede del Consiglio regionale della Toscana, la Galleria fiorentina Il Ponte dedica, fino al 10 gennaio 2025, l’esposizione Shozo Shimamoto, pittura e video-performance, a un nucleo di opere recenti dell’artista giapponese, nato ad Osaka nel 1928 e morto nel 2013, in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli.
Nello spazio della galleria vengono presentati acrilici su tela di grandi dimensioni, alcune fotografie e video delle sue performance dove al centro è il colore e il gesto. Anche le tavole di grandi dimensioni in bianco e nero per la matericità e il trattamento della superficie diventano di fatto colorate, di bianco e di nero.
In mostra le opere recenti degli anni 2008 e 2009, acrilici su tela e fotografie, mentre nell’ambiente sottostante i video delle sue performance. Con l’occasione dell’impegno del Consiglio Regionale, la Galleria ha contribuito a creare un percorso in città che restituisse visibilità a un autore che, pur avendo a lungo insegnato all’Università, in Giappone per lungo tempo non fu “riconosciuto”, essendo stato fondatore con Jirō Yoshihara del Gruppo Gutai che si muoveva contro la tradizione. La sua opera può essere paragonata al movimento Fluxus per quanto concerne l’idea che l’opera d’arte sia pubblica, sia gesto, azione e quindi performance. Con un’imbragatura Shimamoto si faceva legare al braccio di una gru per poi lanciare colore e vetri, rendendo lo spazio non concettuale ma materico e creando un’idea pittorica altra rispetto alla tradizione, mettendo al bando il pennello.

Tra il 1954 e il 1972 si dedica appunto alle performance con il Gruppo Gutai che, quando Yoshihara muore, decide di sciogliere e comincia a interessarsi alla Mail Art, dove la parola è centrale. La tavola diventa la sua testa pelata sulla quale scrive e proietta messaggi e testimonianze come si evidenzia in un’opera in mostra, una foto nella quale l’artista Ben Vautré scrive appunto sulla sua testa.
Nel 1987, nel centenario della nascita di Marcel Duchamp è a Dallas proprio per una performance nel nuovo stile e nel 1998 al Moca-Modern Contemporary Art di Los Angeles; è invitato insieme a Lucio Fontana, Jack Pollock e John Cage, tra i quattro artisti internazionali ritenuti più importanti del Dopoguerra. E’ allora che il Giappone lo riabilita, quando ormai la scena internazionale lo aveva consacrato, e oggi le sue opere sono in collezioni prestigiose quali la Tate Gallery a Londra e il Centre Pompidou a Parigi. Nel 2004 tra l’altro si esibisce in una performance in elicottero per preparare la sua presenza successiva alla Biennale di Venezia dove per altro è stato più volte.
In contemporanea a Shozo Shimamoto. Pittura e video-performance, Il Ponte, nello spazio lounge, dal 29 novembre dedica a Nanni Valentini, artista della provincia di Pesato, una mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione Galleria Milano, dove vengono presentate opere degli Anni Settanta e Ottanta, tra le quali alcune su carta, “garze”, e “piastre” in gres, gesso e frammenti in terra della seconda metà degli Anni ’70, fino a una grande composizione in gres del 1982-84.

Chi è Shozo Shimamoto
Nasce a Osaka, in Giappone, nel 1928. Co-fondatore del gruppo Gutai, insieme a Jiro Yoshihara, è stato uno degli artisti più sperimentatori del secondo Dopoguerra. Il Gutai, primo movimento artistico radicale del Giappone, si sviluppa sul finire degli Anni Cinquanta quasi in contemporanea all’arte informale europea e americana, con l’intento di rinnovare la tradizione artistica giapponese. Nel 1957 partecipa alla prima esposizione Arte Gutai sulla scena al Center Sankei di Osaka, dove mette in mostra i suoi lavori video e sonori. Sono anni in cui inizia a tenere mostre anche fuori dal Giappone, in importanti istituzioni e gallerie come lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Musée cantonal des Beaux Arts di Losanna. Nel 1972, con la morte di Yoshihara, il Gruppo Gutai si scioglie e Shimamoto s’interessa alla Mail Art. Nel 1987 viene invitato dal Museo di Dallas a celebrare il centenario della nascita di Duchamp, per il quale proietta messaggi di pace e spezzoni di film sulla sua testa. Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti del mondo del dopoguerra assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un’esposizione al Moca di Los Angeles e l’anno successivo partecipa alla 48a Biennale di Venezia con David Bowes e Yoko Ono. Nel 2004 realizza una performance in elicottero come anticipazione della successiva Biennale di Venezia del 2005. Nel maggio 2006 la Fondazione Morra di Napoli ospita una sua antologica Shozo Shimamoto. Opere anni ’50-’90, che viene inaugurata da una performance nella storica Piazza Dante, in cui getta una sfera piena di colori su una tela, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine. Sue opere si trovano, tra le tante, nella collezione della Tate Gallery, del Centre Pompidou, della Galleria di arte moderna di Roma, oltre a essere presenti in quasi tutti i musei giapponesi. Muore a Osaka nel 2013.
a cura di Ilaria Guidantoni














