Descrizione prodotto
Un libro ricco di spunti, di domande più che di risposte, ma di utili chiarimenti, un saggio relativamente divulgativo, attraversato da una certa ironia, che si legge con piacere su un tema quasi di moda; troppo spesso trattato in maniera non corretta e con forti connotazioni politiche. L’autore, fiorentino di Fiesole, oltre vent’anni di esperienza nel campo della meteorologia e della climatologia, classe 1980, lavora presso l’Istituto per la Bioeconomia del CNR e il Consorzio LaMMA, Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale. La premessa traccia la strada: il tema del cambiamento climatico è di dominio pubblico perché è centrale nelle nostre vite, influenzando le abitudini, influenzando i caratteri e condizionando l’economia. Il libro non è a tesi e mette in evidenza l’importanza di utilizzare un metodo scientifico e non emozionale nell’affrontare il dibattito, dando luogo a molti fraintendimenti.
Giulio Betti ha visto crescere, insieme alla temperatura globale, anche la platea di persone interessate, in forme diverse, al cambiamento climatico. Domande, riflessioni e dubbi assolutamente leciti convivono con teorie bislacche, provocazioni, fake news e mezze verità che molto spesso nascono e si amplificano sui social media ma poi, purtroppo, finiscono sui principali mezzi d’informazione senza essere contestualizzate a dovere. Se la meteorologia e la climatologia sono materie scientifiche, spesso sono guardate come discipline fantasiose, assimilabili all’astrologia e dalle quali si pretende la predizione.
Ora è importante innanzitutto, ci avverte l’autore, distinguere il clima, ovvero le condizioni generali e le tendenze di massima di una certa area dal meteo, i singoli fenomeni che si verificano in un dato momento in un certo luogo, alcuni dei quali eccezionali che, singolarmente considerati, però non influenzano il clima. Ecco il perché di apparenti paradossi. Fa sempre più caldo, la siccità incombe e le precipitazioni sono rovinose e appaiono anche là dove non immaginiamo. Una spiegazione c’è e Betti ci suggerisce alcuni spunti di riflessione, mettendoci al riparo da conclusioni affrettate e inattendibili.
Ora anche se l’innalzamento della temperatura, l’abbassamento dei ghiacciai perenni, l’innalzamento dei mari preoccupa, l’autore ci avverte che un pianeta caldo è meglio di un freddo. Certamente però l’attuale trasformazione impatta proprio sulla quotidianità, minacciando lo stile di vita e quindi il nostro benessere. Il vero problema non è il cambiamento quanto la rapidità con il quale avviene perché non dà modo di adattarsi e di mettersi al riparo. Certo è che le tecnologie e l’energia elettrica, seppur hanno procurato alcuni danni, sono anche strumenti eccezionali di miglioramento delle condizioni di vita e per far fronte alla gestione della terra. Su questo fronte è molto interessante l’ultima parte del libro che traccia una visione filosofica: la ricerca della felicità o del benessere dell’ambiente e quindi personale in termini di salute e prosperità, che è poi la tensione di ogni vita umana, può essere affrontata sotto il segno dell’utopia o al contrario del pessimismo, solo che minimizzare il problema o rassegnarsi significa perdere in partenza. E' la scelta della deresponsabilizzazione e del fallimento. L’approccio realistico è quello della ricerca della mitigazione del clima attraverso le possibilità e gli strumenti che abbiamo e quello dell’adattamento. Il mondo non è infatti tanto dei forti o dei coraggiosi quanto dei soggetti flessibili, che si mettono in gioco e in discussione.
Attraverso un viaggio nel tempo e nello spazio il libro sfata miti, leggende, scioglie apparenti paradossi, ridimensiona alcuni allarmi o giudizi e offre una ricchissima informazione anche sui progetti di ricerca in corso, sulle politiche e i risultati messi in atto, per concludere con alcune storie a lieto fine che mostrano come siamo ancora in tempo, in alcuni casi per riavvolgere il nastro, in altri per mettere in atto un correttivo.
a cura di Ilaria Guidantoni















