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Autore: Livia Frescobaldi
Casa editrice: Marsilio Arte
Anno di pubblicazione: 2025
Acquista su AmazonDescrizione prodotto
Un libro che racconta abitare a Firenze, da un angolo certamente privilegiato ma non un volume patinato dove anche l’aspetto fotografico, a cura di Alessandro Moggi ed Eugenia Maffei, vuol essere significativo della genialità fiorentina che non è solo visione, "disegno", ma anche manualità, altissima artigianalità che consente di mantenere e vivificare il patrimonio esistente. Non si può non ricordare quello che affermava il compositore Gustav Mahler quando sosteneva che la tradizione fosse ‘coltivare il fuoco, non custodire le ceneri’.
L'autrice Livia Frescobaldi, alla presentazione del suo libro a Villa Bertelli a Forte dei Marmi, introdotta dallo storico Domenico Savini, ha raccontato che non pensava di scrivere un libro sulla sua città ma le è stato chiesto da Marsilio Arte. In quel periodo stava lavorando a un progetto per Manifatture Ginori nell’ambito della sua attività di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e in particolare dell’artigianato artistico. La prima preoccupazione o comunque perplessità è stato sul merito di scrivere l’ennesimo libro sulla città dei Medici. Livia ha colto però l’occasione per raccontare l’identità di una città patrimonio dell’umanità oltre l’immagine cartolina di natura turistica. Nel libro ha scelto di raccontare 16 case fiorentine in tre delle quali ha vissuto, tutti luoghi che comunque conosce bene e frequenta. Il punto di vista è quello che conta: attraverso le case il racconto storico delle botteghe, dall’Opificio delle Pietre dure a botteghe nate dieci anni fa, quattro secoli di artigianato fiorentino, l’unico a resistere in Italia con una forte identità.
E' la bottega d’altronde il cuore del Rinascimento che ha fatto grande Firenze. Le case non sono solo i palazzi come Palazzo Gondi con le sue meravigliose terrazze che fanno toccare il cielo con un dito; sono anche appartamenti, ville in campagna o palazzine degli Anni Sessanta. Sono case ben note all’autrice, vissute, case di amici come quella di Agnese Mazzei in via dell’Ardiglione, strada caratteristica dell’Oltrarno fiorentino. In ogni caso l’autrice coglie la tipicità storica, certi dettagli che ci fanno capire come non esista una divisione tra arti maggiori o minori, le cosiddette arti decorative. Nel libro ogni capitolo si conclude al contrario con un dettaglio come una maniglia, mettendo in luce l’originalità e il valore dei particolari e scegliendo il riferimento a botteghe tuttora esistenti. E' ad esempio il caso di alcune sete a Palazzo Frescobaldi che rimandano all’Antico Setificio Fiorentino, fondato nel 1786, che già nel secolo natale attraversò dei momenti di crisi; o la Castorina specializzata nella lavorazione del legno; o ancora Bottega Naselli, corniciaio.
Il libro e il racconto sono anche l’occasione per riflettere sulla casa e il suo significato. Per Livia la casa di famiglia è una culla; talora, come nel caso del Marchese Pucci, è stata da sempre il prolungamento della bottega. Il filo si dipana intrecciando racconti di un’identità imprenditoriale e racconti personali che ricostruiscono una città unica. Neppure a Venezia esistono palazzi abitati dalla stessa famiglia nel corso di otto secoli come i Guicciardini, i Frescobaldi, i Torrigiani.
Un capitolo, infine, è dedicato anche agli stranieri che hanno scelto Firenze come nel caso di Christian Levett, inglese attivo nel settore della finanza, diventato poi collezionista a tempo pieno che ha impiantato una collezione singolare, riservata alle artiste donne, che apre volentieri al pubblico.
a cura di Ilaria Guidantoni















