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Autore: Paolo Zagari
Casa editrice: Edizioni Ensemble
Anno di pubblicazione: 2025
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Una raccolta di poesia, apparentemente inattuale per il genere, non abbastanza apprezzato in Italia anche se la poesia è decisamente contemporanea perché è una scrittura visiva, sintetica, leggibile per frammenti, che tiene la velocità dei tempi moderni; facile da leggere anche a video. Questa raccolta a cominciare dal titolo Lupi a motore, tratto da una composizione quasi omonima, se non fosse per l’articolo, è decisamente contemporanea per i temi metropolitani, per l’inquietudine e una ricerca di senso che non c’è, per un fondo, ma solo un fondo, di nichilismo, per il ritmo.
E' una poesia urbana, metropolitana, e questo rovescia l’origine, epica, che racconta di un tempo sospeso, mitico, mentre è il romanzo che storicamente nasce nel mondo della polis. I componimenti di Paolo Zagari sono senza tempo, in un presente di confinamento, fatto di attimi che si inseguono così velocemente che non riescono a stratificarsi in un passato-memoria, né a proiettarsi in un futuro-attesa-progetto. I suoi versi sono folgoranti senza trafiggere, non sono provocatori perché l’autore sembra considerare la ribellione, la destrutturazione già superate. Il suo sguardo è un sorriso amaro, credibile perché senza effetti speciali, senza miele né troppe lacrime.
Zagari condensa, allude, contiene più di quel che dice: non sbrodola, non ricama, non spiega come fanno gli aspiranti poeti eppure in quelle righe che sembrano solo una suggestione emozionale c’è una storia, nitida, chiara, quella della porta accanto che non è banale perché è vera. Il capitolo Ritratti è scritto con una penna graffiante, lo sguardo impietoso sul mondo del lavoro ruoli che vestono personaggi, ché le persone si sono dissolte. Si ride a denti stretti di un riso amaro e quel ritmo che assomiglia a una filastrocca rende il lato grottesco della quotidianità. Mastica musica il poeta ma non se ne vanta. Il ritmo trasuda dal suo inchiostro.
Nella sezione Metropoli Zagari dissacra ogni galateo, che pure sembra conoscere bene, tra qualche punta lirica e molto linguaggio corrente: affonda la lama nei vizi e prende in giro chi si prende sul serio ma non è beffardo, non cade nel semplicismo dell’opposizione, del tutto contro per sentirsi importante. Ci restituisce un affresco della società, sorride, prende la giusta distanza e le misure anche con se stesso perché sa che è il primo a poter cadere nel tranello. Non fa il poeta, scrive versi con la naturalezza di chi non sa guardare la vita che con poesia. L’amore resiste in questa dissoluzione generalizzata come la promessa di un pieno che può diventare la voragine di una caduta libera.
E il capitolo Assoli lo mostra bene soprattutto con la lirica Da sola, un condensato di sgomento e apparente cruda praticità che toglie il fiato. In Oasi c’è lo spazio per un sogno, breve; e con Distacco si atterra di nuovo. In nevrosi - e non solo - più che altrove lo sguardo è cinematografico, una sceneggiatura in versi per un corto, lapidario, in un montaggio di istantanee che sono un flusso unico e non trovano una radice: disegnano l’immagine della vita interiore di oggi. Spalancata sul più grande possibile, avendo perso di vista l’infinito. Resta il disincanto di chi comunque si concede un sorriso e non rinuncia a giocare. Tanto vale vivere.
Chi è Paolo Zagari
Scrittore, critico cinematografico, regista, autore televisivo e produttore di documentari. Ha pubblicato saggi e romanzi che hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Lupi a motore è la sua prima raccolta poetica e il primo libro pubblicato con Ensemble.
a cura di Ilaria Guidantoni














