
Dopo una vita trascorsa sui palcoscenici dei più noti teatri del mondo, tra ruoli lirici, tournée internazionali e personaggi abitati con la voce e con il corpo, Eufemia Tufano, mezzosoprano, sceglie di misurarsi con una nuova sfida: non solo interpretare una storia, ma crearla. Nasce così un racconto pensato per trasformarsi in una performance teatrale diversa, ibrida, dove parola e musica si intrecciano in modo organico. Sempre cantata, certo, ma nuova nel respiro narrativo, nella struttura, nell’intenzione.
Blue & Rose – Feu enchanté non è soltanto la storia di due artiste che attraversano Madrid, Berlino, Parigi e New York: è un viaggio dentro la memoria, dentro il fuoco dell’amore e della guerra, dentro la trasformazione che il dolore impone e l’arte sublima. Il racconto vuole trasmettere l’idea che nulla accade per caso, che ogni perdita si inscrive in un disegno più ampio, che l’incontro giusto può salvare una vita. È una storia di amicizia assoluta, di resilienza femminile, di identità che si ricostruisce attraverso la musica. Allo spettatore chiede di lasciarsi attraversare dalle fiamme e dalla luce, di riconoscere nel canto non un’evasione ma una cura, e di accettare che la bellezza, proprio perché fragile, sia la forma più alta di verità. BeBeez ha il piacere e l’onore di pubblicarla qui in anteprima esclusiva.
Madrid – Il fuoco
“Quanti ricordi riaffiorano nella mia mente… Ma come sono arrivata fin qui? Manuel non ci sei più.. Che cosa pagherei per rivivere quel momento insieme a te, sembravi sincero, appassionato, nulla sembrava presagire cosa sarebbe accaduto. Ti porto dentro di me, ti vedo ovunque..Madrid è spoglia della tua presenza. Qui è freddo e questo luogo mi respinge con il vuoto della tua mancanza. Ho attraversato oceani scappando dal mio dolore. Ho visto in sogno una luce dorata che magicamente trasformava la mia vita, ma era un sogno… un sogno ricorrente… mi svegliavo con il timore di perdere quella sensazione di benessere… di pace. Non ho mai saputo dare una spiegazione a quel sogno e tutte le volte che vedevo quella luce sentivo che la nostalgia sarebbe svanita e che la mia vita sarebbe cambiata. Ma ora, ripercorrendo la mia vita fin qui, ho capito che tutto fa parte di una trama, di un disegno perfetto”. Tutto d’un tratto, quando mi svegliavo, quella luce nella realtà si trasformava in un fuoco. Bruciava … quel fuoco bruciava in ogni attimo vissuto e anche nel dolore dal quale scappavo”.
Blue era seduta al Café Gijón, da sola. A quell’ora non c’era nessun altro. Era rientrata a Madrid dopo anni. Era tornata proprio in quel caffé per ricordare la sua vita trascorsa. Le immagini dell’incontro con Rose le scorrevano vivide nella mente, intrise di emozioni forti e contrastanti.
E pensava ancora Blue: “Manuel era rientrato a Madrid. Lo aspettavo da tanto ma temevo il potere dei suoi occhi. Seduzione e bugia. L’incantesimo trasformava l’inganno in passione. Si… quando ti innamori sei sotto l’effetto di un incantesimo. Come il fuoco fatuo, proprio così è l’amare. Lo fuggi e ti insegue, lo chiami e si mette a correre. Come il fuoco fatuo, proprio così è l’amare. Nasce le notti d’agosto, quando il calore opprime. Va correndo per i campi in cerca di un cuore… Come il fuoco fatuo, proprio così è l’amare. Maledetti gli occhi neri che riuscirono a vederlo! Maledetto il cuore triste che volle ardere nella sua fiamma! Come il fuoco fatuo, proprio così è l’amare! “
Allora al Café Gijón cantava Rose, ospite fissa. Quella sera, ricordava Blue, Rose cantava Canción del fuego fatuo (de Falla). Blue sentiva ancora la musica dell’arpa e recitava i suoi versi sulle note di sulle note di Nana/de Falla:“ Come una bimba mi sono abbandonata al suono di una ninna nanna e ho tuo figlio tra le braccia, i suoi occhi mi rassicurano … è in loro che rivedo te. No Manuel, i tuoi occhi non voglio più neanche immaginarli!! Erano traditori i tuoi occhi quando mi dicevi che mi amavi …vorrei seppellirli per sempre!”.
Poi nel ricordo Rose riprendeva a cantare Canción e Blue pensava: “Rose… Sei lì che canti come una sirena e col tuo canto ammaliatore aiuti a dimenticare. È per questo che ti cercano tutti.. dimmi che dimentichi cantando! Quanto ti invidio!! il fuoco brucia…Rose. Non riesco a piangere…se almeno riuscissi a farlo… tutte le lacrime del mondo non basterebbero per estinguere quel fuoco che mi ha portato via Manuel. Non posso dimenticare!“
Diceva Federico Garcia Lorca:
“E’ vero.
Ahi, quanto mi costa amarti come ti amo!
Per amor tuo mi duole l’aria, il cuore e il cappello.
Chi comprerebbe da me
questo nastrino che ho e questa tristezza di filo bianco, per fare fazzoletti?
Ahi, quanto mi costa amarti come ti amo!”
Blue era famosa a Madrid, era un’attrice e Rose, mentre cantava, l’aveva notata. Così durante l’intervallo le si era avvicinata: “È un onore averla qui con noi. La seguo da sempre, la prego….balli con noi!”
“ Beh, avrei una gran voglia di liberarmi delle mie scarpe come del mio passato”, aveva risposto Blue: “Il suo canto mi ha fatto pensare che forse da qualche parte esisterà una cura per il dispiacere”. Aveva parlato sorridendo Blue e aveva continuato: “Rose, ballare mi piace….ma forse, cantare mi aiuterebbe di più ad allontanarmi da quel pensiero fisso che non mi abbandona mai .. mi faccia provare, ma la prego, non mi giudichi…sono certa che apparirò ridicola”
“ Non credo Blue! Ma intuisco che i suoi occhi azzurri fanno fatica a trattenere le lacrime… si unisca a noi”, aveva ribattuto Rose e così avevano cantato insieme.
Poi Blue si era confidata: “Brucia tanto fino ad uccidere… è il fuoco Rose… il fuoco dei suoi occhi… il fuoco di quella passione e della guerra che me lo ha portato via. Lo incontro nel sogno … e lui , come sempre, sparisce e la solitudine mi assale. Ma è l’unico modo che ho di incontrarlo. Quando accade non vorrei mai più svegliarmi. Devo allontanarmi. Si… stasera, grazie a lei, ho sentito di dover cambiare la mia vita … qui, troppi ricordi, tanti luoghi rievocano. Il nostro passato, un passato che non può più tornare…Rose venga con me, mi accompagni col suo canto. Noi due insieme lontane da Madrid…. Ho un’idea ..”.
Berlino – Le ombre
“ Si, è così che ci siamo conosciute”, ricordava Blue. “L’idea era stata quella di creare uno spettacolo tutto nostro. Così avevamo lavorato insieme e il nostro spettacolo era stato molto seguito fino a quando la guerra non ci costrinse ad allontanarci. Lei sembrava me. Non dovevamo dire troppo. Si, è vero, la guerra ci aveva allontanate, ma il sogno continuava a tenerci legate. Eravamo unite da un destino comune senza saperlo. Il tempo e lo spazio non rappresentavano per noi un limite. Rose era più giovane di me, manteneva questo stato di quasi eterna giovinezza e nonostante i suoi dolori l’avessero indebolita e affaticata, aveva comunque il suo modo di sdrammatizzare … amava usare i colori. Ricordo ancora il suo cappottino rosso che indossava con immensa allegria. Quanto le piaceva seguire la moda. Quando ci ritrovammo per caso, dopo tanto tempo, la sensazione fu quella di non esserci mai allontanate. Entrambe desideravamo scappare e fu così che decidemmo di partire affascinate da una città come Berlino dove sembrava non ci fossero limiti per esistere con la nostra arte. Andammo dunque a Berlino”.
Arrivate li, le due amiche furono rapite da un genere musicale che descriveva fedelmente e forse in maniera cruenta tante realtà. Ricordava ancora Blue: “Trovammo un posticino dove esibirci, era in centro, piccolo ma ben frequentato… luce fioca, verde scuro delle pareti. Gli occhialini tondi in onice del pianista mi sono rimasti impressi ma non i suoi occhi, non ho mai voluto vederli, temevo mi potessero piacere, già il suo nome Kurt mi affascinava e questo non era un buon segno. Se solo penso a quanto mi siano costati un paio di occhi neri, fuggirei ancor prima di incontrarne altri due per evitare di rimanerne imprigionata ancora una volta!”.
Molto presto Berlino, purtroppo, fu anch’essa umiliata dalla guerra e Blue e Rose furono costrette a fuggire abbandonando i loro sogni.
“ Hey Blue, senti che storie .. Sai Lulú cosa ha ricevuto da Praga dal marito? Un paio di scarpe col tacco… ma ti pare che un soldato in guerra abbia ancora la leggerezza di pensare ad una scarpa alta da inviare a Berlino chissà come e quando? Mi diverte pensarci..Ma quanto deve essere ancora appassionato per fare una cosa del genere? Fortunata lei …”, sorrideva Rose.
E Blue: “ Pensa invece a quella poverina che invece di una veste di seta da Parigi , ha ricevuto un velo di vedova dalla capitale russa …”
“ Sei sempre tragica Blue! … Bisognerebbe ironizzare … a me piacerebbe immaginare di ricevere un cappello olandese coloratissimo da Rotterdam!”. E continuava Rose: “ Preferisco dormire per non pensare. Non posso immaginare una ragazza di diciassette anni, rimasta sola, che per sopravvivere sia finita sul mercato dell’amore, ma ci pensi? Ha dovuto mettere in vendita i suoi sentimenti. Spero per lei che non ricordi le sue lacrime! Grazie a Dio tutto passa velocemente … anche l’amore e il dolore finiscono per essere dimenticati ma il gelo rimane nel cuore e fingerà di non avere rimpianti! Acqua passata!”
Si chiedeva Blue: “Potrà il fuoco perseguitare eternamente l’amore? Non è qui che troveremo la pace. Sai, hanno ritrovato dietro a una mattonella un ultimo scritto lasciato da una donna prima di morire…di una vita intera sono rimaste solo quelle poche parole di terrore. Sai dove la stavano portando? Sarebbe stata l’ultima doccia della sua vita. Non oso immaginare cosa avrà provato. Nessuno può immaginarlo. Buonanotte Rose, bisogna andar via anche da qui!”.
“Chissà come ero riuscita a farti distrarre un po’.., sei sempre la solita Blue!!! Se continui così corri il rischio di contagiarmi con il tuo insopportabile modo tragico di vedere le cose..come pretendi che dopo quest’ultima cosa che mi hai raccontato possa addormentarmi tranquilla? Sei stata in grado di farmi contrariare!!”. E per risposta Rose si era messa a recitare la Poesia di una donna senza nome :
“Mio dolce, caro amore
Oggi ho visto tanto dolore,
ho udito tanti gemiti,
che per un istante ho voluto dimenticare,
e allora ho scritto questa lettera per te,
che non potrà mai essere spedita.’
Parigi (la rivalsa)
Ed ecco allora il ricordo di Parigi, Ile St-Louis, nel loro piccolo appartamento con vista sul ponte. Era al tramonto. “Non portammo con noi tante cose. Ripensandoci portammo a Parigi solo noi stesse. Eravamo cambiate. Era primavera… le giornate apparivano lunghissime, gli alberi maestosi lungo la Senna sembrava ci proteggessero dal grigiore di una Berlino fredda e inginocchiata dinanzi agli orrori. Ma la primavera parigina era durata davvero poco. Senza accorgermene ero guarita. Ero desiderosa di immergere le mie gambe nelle acque trasparenti della Senna. Ma forse non erano così trasparenti..il letto del fiume nascondeva e custodiva gelosamente segreti che non sarebbero mai riaffiorati. Si, ero guarita! Vedevo solo il bello intorno a me. Parigi … Con i suoi tetti, i suoi ponti e la sua luce eterna, sembrava protetta dai rumori mortali del mondo. Ma voglia di amare purtroppo non offuscava la nostra vista … vedemmo anche lì tanti corpi consumarsi nelle acque del fiume”.
Diceva Jacques Prevert nel suo Mazzo di fiori:
Che fai laggiù bambina con quei fiori appena colti.
Che fai laggiù ragazza con quei fiori, quei fiori seccati.
Che fai laggiù bella donna con quei fiori che appassiscono.
Che fai laggiù già vecchia con quei fiori che muoiono.
Aspetto il vincitore.
E poi ancora un altro ricordo, questa volta il cabaret Da Michou. Blue e Rose che accennano qualche piccolo passo di un tango e cantano insieme. Le diceva Rose: “La nostra strada è stata illuminata da una stella! Nella Senna ho lasciato scorrere tutti i miei dispiaceri! Sono felice Blue!! Mentre ti cambiavi dopo lo spettacolo, mi si è avvicinato un uomo. Mi ha detto che eravamo state meravigliose e che intende portare avanti il nostro spettacolo! Ti rendi conto?? Mi ha anche detto che tutta Parigi parla di noi, ma cosa ne pensi?? Sarà il suo, forse, soltanto un modo per sedurmi?!”
“Cara la mia Rose … mal che vada rimarrà con lui forse solo un’amicizia … da vagabonde quali eravamo, siamo approdate su un’isola felice trasportate dalle acque trasparenti. Siamo diventate due fate e i cattivi ricordi non ostacoleranno il nostro avvenire. Lascialo fare … vediamo cosa propone. Un giorno, sperando che tu non sia troppo coinvolta, gli dirai che non lo ami più”.
Erano divenute una coppia leggendaria con i loro spettacoli. Riviveva i suoi pensieri Blue: “Eravamo stanche di fuggire ma anche forti e consapevoli della nostra indipendenza. Se Rose non avesse incontrato Adrien non avremmo saputo cosa fare. Fu proprio lui a dare un valore al nostro successo…come sempre, nulla succede per caso. Ma abbandonare il successo, gli amici e forse un amore non fu facile. Adrien ci aiutò a prendere contatti in America. Si rivelò essere solo un angelo, il suo passaggio ci indicò la strada … Bisognava ricominciare tutto daccapo e anche in fretta. Siamo state bambine, donne, mamme e artiste in un tempo sbagliato. Era questa la sensazione. Costrette a fuggire dalle passioni, dagli abbandoni e dalle guerre non siamo riuscite a godere del nostro stato di bimbe o di giovani donne. L’amore non ha avuto ne’ il tempo ne’ le condizioni per attecchire. Anzi… alle volte, forse è stato meglio non riconoscerlo … Ho avuto l’impressione di non essere più me stessa. Le trasformazioni sono state profonde e necessarie. Rieccoci ancora una volta davanti all’ennesimo cambiamento. Ma il nostro destino sarà sempre lì pronto ad aspettarci”.
L’America – Il successo
Blue&Rose – Feu enchanté, fu questo il nome dello spettacolo cui diedero vita a Broadway e che le portò al successo.
Blue: “Eh si, non fu difficile inventarsi un nome per lo spettacolo. Pensammo ai nostri nomi e a tutto ciò che avevano catturato e raccontato degli anni vissuti così intensamente. L’America ci accolse a braccia aperte! Favolosi quegli anni… direi indimenticabili! Il senso di libertà, le conquiste, il benessere cancellarono la nostra nostalgia e tutti i sacrifici fatti. Rose è stata un dono piovuto dal cielo. Con il suo entusiasmo per la vita, la sua ironia e la sua generosità mi ha guarita. Il canto, il suo canto, era la manifestazione della sua anima. Non so la mia vita che direzione avrebbe preso se non l’avessi incontrata”.
Diceva Rose: “I viaggio sarà lungo! Salirò su una nave per la prima volta nella mia vita. Immagino ponti con profili d’oro, vele di seta e perle ovunque.. sono certa che mi condurrà verso l’amore vero sotto un cielo di color zaffiro e su una scia di luce dorata. Blue, credimi, la stiva sarà ricca di spezie e marmellate e mentre tu affonderai il cucchiaio nella panna, io canterò sul ponte fino a quando non vedrò l’orizzonte“.
Blue: “ Rose ti prego! Parla piano, shhhh … qualcuno potrebbe sentirti e invidiare la tua felicità.
Il tempo diventa ladro quando la felicità è alle porte … ho attraversato oceani.. ho visto in sogno
una luce dorata. Si Rose, è quella luce di cui parlavo e che vedevo. Quella luce che sognavo e di cui non capivo il senso che mi ha cambiato la vita.. Parla sotto voce..ti prego … il tempo è vecchio e l’amore dura un attimo come una scintilla. L’amore è oro puro, una scintilla nel buio. Quanti ricordi Rose, non rinuncerei a nessuno di loro!”
L’America era viva, colorata, leggera e contaminante. “Vivemmo insieme fino al giorno in cui mi lasciò. Tutta quella bellezza non lasciava presagire nulla di brutto. All’imbrunire di un giorno d’autunno, entrai in camera sua. Il suo volto era come quello di una bimba. Era distesa e sembrava che accennasse a un sorriso.. le sue ultime parole furono queste: “ La mia Blue.. non piangere, promettimelo…Tutte le volte che ti verrà in mente di farlo, pensa a quando mi dicesti che con il mio canto avrei guarito le tue ferite… canta invece di piangere! Mi troverai ovunque vorrai vedermi”.
Ma ogni cosa, quando è meravigliosa, finisce sempre troppo presto.
di Eufemia Tufano















