
Dopo tanti rinvii e dibattiti il 6 giugno scorso è stato inaugurato il nuovo spazio espositivo Museo Igor Mitoraj, nell’ex mercato coperto della cittadina della Versilia, dedicato allo scultore polacco Igor Mitoraj che l’aveva scelta come luogo del cuore.
Bebeez ha avuto l’occasione di visitarla all’apertura del DAP Festival, dedicato alla danza contemporanea (si veda altro articolo di BeBeez), che ha mostrato la versatilità di un grande spazio vetrato, in dialogo con l’esterno, che accoglie manifestazioni in grado dialogare con le sculture, per lo più di grande formato, del Maestro. La mostra attuale, Mitoraj. Present, con 69 opere donate alla Fondazione dall’artista, è una presentazione dell’arte del Maestro e sarà allestita fino al prossimo 10 gennaio 2027.
L’edificio, essenziale nelle sue linee, attraversato dalla luce, risale agli Anni Sessanta quando il Comune decise di riservare al mercato cittadino uno spazio ad hoc e fu completato nel 1968 su progetto di Tito Salvatori, lo stesso architetto del monumento dell’Ossario di Sant’Anna di Stazzema, a poca distanza, tragicamente nota per la strage nazifascista. L’elemento distintivo è il tetto modulare e singolare all’interno l’idea di una grande piazza coperta affacciata sui quattro lati all’esterno che risente sensibilmente del cambiamento della luce durante le ore del giorno e a seconda delle condizioni climatiche. Un dialogo che ben si addice alla scultura di Mitoraj esposta idealmente al passare del tempo cronologico per il suo essere frammento, con le ferite e le cicatrici di volti e corpi incompiuti, come se fossero memorie archeologiche. Non è un caso che il Maestro parlava delle sue creature come di “archeologie fantastiche”, la cui imponenza sposa una vena poetica e malinconica. Non solo, ma la monumentalità delle dimensioni – anche se all’interno dell’unico ambiente ci sono bozzetti e qualcosa di piccolo formato – siamo stati abituata a vederla all’aperto. Il progetto attuale è dello studio milanese OBR Open Building Research. La ristrutturazione comprensiva dello spazio pedonale esterno e del collegamento con il centro cittadino, limitrofo, intende valorizzare quello che era un luogo di aggregazione sociale, con un carattere commerciale, virando sull’aspetto culturale, rendendone facile e immediata la fruizione anche dall’esterno. L’esposizione è infatti solo al piano terra perché la parte interrata è riservata ad attività complementari del museo e si può ampiamente sbirciare dall’esterno.

In mostra un ventaglio ampio della produzione dello scultore che nel 1983 scelse di aprire il proprio studio-laboratorio a Pietrasanta entrando in un circuito di artigiani locali. Il percorso illustra la sua attività dal 1975 al 2013, dall’inizio della carriera a Parigi fino alla morte, mettendo in evidenza i grandi formati con un serie di opere di dimensioni e formati diversi dai gioielli tra cui da menzionare il Torso Bijou del 1977 o Torso Italico del 1983 che mostrano già bene le fasciature dei corpi, quasi un sigillo dello scultore, o le ‘ferite’, i tagli dei corpi che sono aperture metafisiche Da notare la centralità delle figura umana, scomposta in frammenti dove l’elemento della classicità si salda a una forte contemporaneità e a una grande manualità che si inserisce nella tradizione scultorea locale. Spiccano tra le altre le opere Armure del 1978 e Bocca della Rocca del 1985.
I materiali lapidei restano la scelta prediletta da Mitoraj che conferisce loro patine dal sapore metallico con nuances dal blu al nero, valorizzate anche da importanti basamenti su cui sono poggiate le opere.
L’ambizione del Museo, come ha spiegato il direttore Frank Boehm, è di diventare un laboratorio per promuovere Pietrasanta come città della scultura in cui artigianalità ed arte si uniscano e incontrino professionalità diverse da scultori a designer, aprendosi a orizzonti internazionali e a residenze d’artisti. Nel tempo infatti l’idea è di accogliere mostre temporanei in dialogo con alcune opere che saranno permanenti; grazie anche a un programma di espansione del museo nel piano inferiore.
a cura di Ilaria Guidantoni















