Partirà il prossimo 16 marzo per chiudersi il 13 aprile l’opa parziale da 182 milioni di euro lanciata da KKCG Maritime, a un prezzo di 3,50 euro per azione in contanti, su Ferretti, il noto produttore di yacht quotato a Hong Kong e su Euronext Milan, con l’obiettivo di salire dal 14,5% al 29,9% del capitale. Lo ha annunciato ieri KKCG, dopo che l’offerta ha ottenuto l’approvazione della Consob, è stata rivista dalla Securities and Futures Commission di Hong Kong e ha ricevuto l’approvazione incondizionata dell’autorità Antitrust competente in Austria (si vedano qui il comunicato stampa e qui il Documento di offerta). Intanto ieri il titolo a Piazza affari ha chiuso a 3,788 euro per azione, pari a una capitalizzazione di 1,28 miliardi di euro, ben oltre il prezzo offerto da KKCG Maritime.
Ad affiancare KKCG Maritime nell’operazione sono Unicredit, nel ruolo di consulente finanziario principale, e Somerley Capital, nel ruolo di consulente finanziario a Hong Kong, mentre intermediario incaricato del coordinamento della raccolta delle adesioni è Equita sim. Il global information agent è infine Georgeson.
Il lancio imminente dell’opa parziale era stato annunciato lo scorso gennaio dal miliardario ceco Karel Komárek, proprietario di KKCG Maritime, già investitore di Ferretti sin dall’ipo su Euronext nel 2023 (si veda altro articolo di BeBeez). L’obiettivo dichiarato è proporre una lista alternativa in assemblea a maggio: il magnate contesta infatti l’immobilismo del socio di riferimento cinese Weichai Holding su m&a e buyback. Nella nota diffusa ieri viene infatti ribadito che, al completamento dell’offerta, KKCG Maritime intende esercitare i propri diritti di voto, come incrementati a seguito dell’offerta pubblica di acquisto parziale volontaria, per sostenere l’elezione dei propri candidati per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione in occasione della prossima assemblea annuale degli azionisti di Ferretti.
Karel Komárek, fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di KKCG, ha commentato: “Questa offerta rappresenta il passo successivo nel nostro investimento di lungo periodo in Ferretti. Costituisce una proposta interessante per gli azionisti e sottolinea il nostro impegno a favore della crescita e dello sviluppo futuri di Ferretti. Aumentando la nostra partecipazione e attraverso un’adeguata rappresentanza in Consiglio di amministrazione, riteniamo di poter contribuire a definire una struttura di governance più efficiente che consenta al management di agire con maggiore agilità e di rispondere più efficacemente alle opportunità di mercato.”
Ricordiamo che il gruppo Ferretti era sbarcato a Hong Kong nel 2022 (si veda altro articolo di BeBeez). Allora l’ipo, che era stata prezzata a 22,88 dollari per azione, era stata condotta interamente in aumento di capitale e aveva portato al gruppo capitali freschi per un totale equivalente di poco più di 200 milioni di euro, al netto delle spese e senza l’esercizio della greenshoe. Successivamente, nel giugno 2023, il gruppo si è quotato anche su Euronext Milan, raccogliendo ulteriori 265 milioni di euro a 3 euro per azione (si veda qui il comunicato stampa di allora). In quell’occasione Karel Komarek aveva agito quale anchor investor, insieme all’imprenditore Danilo Iervolino, con i due che complessivamente avevano acquisito il 10% del capitale (si veda qui il comunicato stampa di allora).
La quotazione era stata un ritorno sul listino dopo 22 anni di assenza dalla scena. Ferretti si era infatti quotata la prima volta, a Piazza Affari, nel 2000, ai tempi di Noberto Ferretti, ma la quotazione era durata solo fino al 2002, anno dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria di Permira. Al fondo erano poi subentrati, prima un altro fondo, cioé Candover, e poi appunto il colosso manifatturiero cinese Weichai Holding, che aveva investito nel gruppo di yacht a inizio 2012, nell’ambito di un complesso processo di ristrutturazione del debito. Allora il gruppo cinese aveva investito 178 milioni di euro in equity e aveva contestualmente acquistato debito di Ferretti dal fondo Oaktree, da RBS e da Strategic Value Partners, che era stato poi convertito in equity, con Weichai che era arrivata al 75% del capitale. Contestualmente RBS e SVP avevano convertito in equity il resto del debito, arrivando al 25%. Successivamente Weichai aveva arrotondato al rialzo la sua quota e nel 2016 Piero Ferrari aveva comprato il 13,6%. Tutto questo accadeva dopo la grande crisi vissuta da Ferretti a cavallo del 2008. Ricordiamo che invece ai tempi d’oro, nel 2006, Permira aveva ceduto il 52% di Ferretti come detto a Candover (mantenendo una partecipazione dell’8%, mentre il fondatore Norberto Ferretti e i manager erano saliti al 40%), sulla base di una valorizzazione di ben 1,7 miliardi di euro, a fronte di ricavi per 770,4 milioni a fine dell’anno fiscale 2006 (agosto) e un ebitda di 118,4 milioni. (si veda altro articolo di BeBeez).
Il gruppo ha chiuso il 2025 con 1,232 miliardi di euro di ricavi (da 1,173 miliardi nel 2024), un ebitda rettificato di 203 milioni (da 190 milioni) e posizione finanziaria netta positiva per 111 milioni (da 65 milioni) (si veda qui la presentazione dei risultati 2025 agli investitori).














