Quella appena trascorsa è stata una settimana di passione per I titoli del private capital selezionati da BeBeez su eToro e pubblicati sulla pagina Trading Floor.
Soltanto cinque di essi sono infatti riusciti a chiudere la settimana in rialzo, e solo tre con progressi superiori all’1%. Parliamo del “vincitore” (meglio, dello scampato), la londinese Pantheon International, con un +2,5%, della angloamericana HarbourVest (+2,4%) e della britannica Bridgepoint (+1,1%). Tutti gli altri, chi più chi meno, sono affondati nello Stretto di Hormuz, ovvero sono stati subissati da ondate di vendite scatenate dalle ritorsioni dell’Iran all’attacco israelo-americano al governo di quel Paese, che si sono tradotte in una sostanziale chiusura dello Stretto, passaggio obbligato per il traffico marittimo di petrolio e gas verso il resto del globo, alle navi dirette in Occidente.
Non si tratta solo delle ripercussioni dell’impennata dei costi energetici (il petrolio ha raggiunto i 120 dollari al barile) su inflazione e tassi di interesse (peraltro le banche centrali possono fare poco in caso di shock dal lato dell’offerta), anche perché gli investitori in private credit, per esempio, di solito beneficiano di una salita dei tassi. Molto più violento è stato l’aumento dell’incertezza sulle prospettive dei cicli economici praticamente in tutte le parti del mondo, tanto che qualcuno ha azzardato confronti con gli shock petroliferi del 1973 e del 1979.
In questi casi si innesca una fuga verso gli asset rifugio, come l’oro e le valute ritenute più forti, a discapito di quelli più rischiosi come appunto il private capital. Logico quindi che le vendite abbiano investito sia il private equity che il private debt su entrambe le sponde dell’Atlantico. Casi emblematici le cadute verticali delle francesi Eurazeo (-8,9%), specialista del private equity, e Tikehau Capital (-10,9%), leader europeo del private debt nonché trionfatore nelle due settimane precedenti (si veda altro articolo di BeBeez), che quindi è stato oggetto anche di prese di beneficio.
In un contesto così negativo, le notizie di provenienza interna possono fare la differenza tra una performance soddisfacente, date le circostanze, e il tracollo. Per esempio la vincitrice di settimana Pantheon ha beneficiato del buyback sulle proprie azioni annunciato il 9 marzo con l’acquisto di 150.000 azioni ordinarie, con ulteriori 150.000 titoli rilevati tre giorni dopo, con l’intento di annullarle per accrescere il NAV per azione. La manovra si inserisce in una più ampia strategia volta a ridurre lo sconto sul NAV per azione, che il management ritiene significativamente più alto rispetto alle medie di mercato.
Esattamente l’opposto è accaduto su CION (-17,6%), tra i principali investitori Usa in private credit, settore già sotto osservazione a causa delle possibili ripercussioni dell’AI sugli sviluppatori di software, nonché maglia nera (come il petrolio, è il caso di dirlo) di settimana, travolta dalle vendite dopo dati finanziari per l’anno 2025 inferiori alle attese, che si sintetizzano in una riduzione del 7,4% del NAV a 13,76 dollari per azione, innescata da svalutazioni non realizzate su alcuni investimenti in portafoglio, e in una perdita netta di 80 centesimi per azione (si veda qui il comunicato stampa). La notizia del passaggio al pagamento mensile dei dividendi ha buttato benzina sul fuoco in quanto ha diffuso dubbi, data la situazione, sulla capacità del management di far fronte a un simile impegno.
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