Stripe, uno dei principali fornitori mondiali di infrastrutture di pagamento per imprese e piattaforme digitali, e il fondo di private equity Advent International hanno presentato un’offerta congiunta per acquisire PayPal Holdings a 60,50 dollari per azione, valorizzando il gruppo statunitense dei pagamenti digitali oltre 53 miliardi di dollari. L’offerta, presentata all’inizio di luglio, è sostenuta da circa 50 miliardi di dollari di finanziamenti già impegnati da un pool di banche guidato da JPMorgan e Morgan Stanley. Un’offerta, però, che il board di Paypal ritiene non adeguata, sia perché ritiene che sottovaluti il valore di lungo periodo della società sia per le complessità regolamentari e finanziarie dell’operazione.
Lo ha scritto Reuters venerdì 17 luglio, dopo aver lanciato la notizia dell’offerta due giorni prima (si veda qui Reuters), citando fonti vicine all’operazione, con Bloomberg, Wall Street Journal e Financial Times e altre testate internazionali che hanno poi ripreso la notizia, che però non è stata commentata ufficialmente da nessuno dei soggetti coinvolti e non è stato depositato alcun file alla SEC.
Un’eventuale offerta di Stripe e Advent dovrebbe convincere i grandi gestori istituzionali attualmente presenti nel capitale e in particolare Vanguard, BlackRock e State Street. Intanto sul mercato il titolo PayPal, dopo il balzo del 17% registrato il 15 luglio alla diffusione delle prime indiscrezioni sull’offerta di Stripe e Advent, ha mantenuto gran parte dei guadagni, chiudendo venerdì 17 luglio a 58,08 dollari per azione, circa il 4% al di sotto del prezzo offerto di 60,50 dollari.
Ricordiamo che PayPal Holdings è nata come società quotata il 20 luglio 2015, quando è stata separata da eBay attraverso uno spin-off. Non si è quindi trattato di una ipo tradizionale con raccolta di nuovi capitali: gli azionisti di eBay hanno ricevuto una quota di PayPal e il titolo ha iniziato a negoziare autonomamente sul Nasdaq. Il prezzo di riferimento all’avvio delle contrattazioni era di 38 dollari per azione, che implicava una capitalizzazione iniziale di circa 47 miliardi di dollari (si veda qui il comunicato stampa di allora).
Stripe e Advent avrebbero formalizzato una proposta che prevede una proprietà paritetica della società acquisita. Per attenuare eventuali rilievi antitrust, il consorzio starebbe valutando la possibile cessione di alcune attività, tra cui Braintree, la piattaforma di pagamento per merchant che compete direttamente con Stripe.
PayPal, con oltre 400 milioni di account attivi, mantiene una posizione di rilievo nei pagamenti consumer. Ma ha vissuto alcuni anni difficili. Dopo aver raggiunto una capitalizzazione di oltre 360 miliardi di dollari nel 2021 durante il boom dell’e-commerce post-pandemia, il titolo ha perso gran parte del proprio valore a causa del rallentamento della crescita e della crescente concorrenza di Apple Pay, Google Pay e di altri operatori fintech. L’offerta di Stripe e Advent incorpora un premio di circa il 28% rispetto al prezzo di Borsa precedente all’emergere delle indiscrezioni, facendo balzare il titolo PayPal di circa il 16% nella seduta successiva alla notizia.
L’operazione rappresenterebbe un passaggio storico per il settore dei pagamenti digitali, dato che la combinazione con Stripe darebbe vita a uno dei maggiori operatori fintech al mondo, integrando la leadership di Stripe nell’acquiring con la base utenti e i servizi consumer di PayPal.
Dal punto di vista del private equity, l’operazione sarebbe tra le più grandi mai tentate nel settore fintech. Advent apporterebbe il capitale di rischio e l’esperienza nelle operazioni di buyout, mentre Stripe contribuirebbe con le proprie attività industriali e la capacità di integrare la piattaforma di PayPal.
Fondata nel 2010 dai fratelli irlandesi Patrick e John Collison, Stripe è diventata in pochi anni una delle fintech private di maggior valore al mondo grazie al sostegno di alcuni dei principali fondi di venture capital internazionali, tra cui Sequoia Capital, Andreessen Horowitz, General Catalyst, Founders Fund, Khosla Ventures e Tiger Global. Dopo aver raccolto complessivamente oltre 9 miliardi di dollari in diversi round, la società ha raggiunto una valutazione record di 95 miliardi di dollari nel 2021. Il successivo rialzo dei tassi di interesse ha però portato a un ridimensionamento delle valutazioni del settore e, nel 2023, Stripe ha raccolto 6,5 miliardi di dollari con una valutazione di 50 miliardi, in un’operazione finalizzata principalmente a fornire liquidità ai dipendenti e a coprire gli oneri fiscali legati alle stock option, più che a finanziare la crescita del business. Tornata nel frattempo strutturalmente profittevole, la società ha poi evitato nuovi aumenti di capitale, preferendo organizzare operazioni di tender offer per consentire a dipendenti e primi investitori di monetizzare le proprie quote. Grazie alla forte crescita dei ricavi e dei volumi di pagamento, la valutazione è così risalita a 65 miliardi di dollari nel 2024, 91,5 miliardi nel 2025 e 159 miliardi di dollari nel febbraio 2026, confermando Stripe come una delle startup non quotate di maggior valore a livello globale.














