
Al Museo Arti Decorative Accorsi Ometto di Torino, fino al 6 settembre, è di scena la personale dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli, 1477-Siena, 1549), Alla conquista del Rinascimento, a cura di Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale (comitato scientifico Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata).
La mostra di Torino è stata allestita dopo quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena, rispettivamente la città che gli ha dato i natali e quella dove ha concluso la sua vita.
La mostra sottopone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale. L’esposizione è anche l’occasione per visitare questa dimora patrizia di grande ricchezza completa degli arredi dell’ultimo Accursio che era antiquario e collezionista e all’interno ha opere importanti dell’ebanista settecentesco piemontese Pietro Piffetti con una sorprendente collezione di mobili dipinti del Settecento veneziano.

L’allestimento che si intreccia agli appartamenti nobiliari è ben concepito con una suggestiva penombra che si apre con un’illuminazione ben dosata sui dipinti che emergono e si scandiscono sul fondale, accompagnati da ottimi pannelli che risaltano nelle sette sale che dalla formazione del pittore lo segue nel passaggio da Vercelli a Milano dove entra in contatto con pittori con Bernardo Zenale, poi a Roma e quindi a Siena, senza un ordine cronologico rigoroso perché la mostra è piuttosto un dialogo tra l’artista e i diversi ambienti culturali della Penisola.
Le oltre 50 opere esposte, alcune delle quali inedite o mai presentate prima, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche come l’Accademia Carrara di Bergamo; il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato in provincia di Alessandria; la Pinacoteca di Brera di Milano; il Musée Jacquemart-André di Parigi; la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina di Roma; la Collezione Chigi Saracini, Banca Monte dei Paschi di Siena e la Pinacoteca Nazionale di Siena; la Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno, in provincia di Cuneo; la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda, i Musei Reali, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino; l’Archivio Storico Comunale e il Museo Francesco Borgogna di Vercelli, tra gli altri.

Dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena e nel chiostro di Monteoliveto nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire. A confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba, come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma, e un’inedita predella con Cristo e gli apostoli, proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo, di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello.
Il suo stile, per quanto siano riconoscibili alcune influenze rinascimentali come quelle di Andrea Mantegna nella Deposizione e nel Compianto, rimane personale e ha un’austerità tutta piemontese. Anche nelle composizioni in cui il paesaggio di sfondo ricorda alcuni impianti leonardeschi non c’è l’ariosità amena della pittura toscana e questo aspetto ci guida nella complessità tutta italica di ogni corrente artistica.

Il percorso si apre con l’Ecce Homo (Cristo deriso) del 1510 che illustra perfettamente la poetica più nota di Sodoma maturo con cui poi si conclude la mostra; quindi nella prima sezione è esposto il contratto di apprendistato presso Giovanni Martino Spanzotti dov’è stato a partire dal 1490. Si prosegue con le opere degli artisti vercellesi e casalesi conosciuti dallo stesso Sodoma, come Balzarino Volpi; quindi l’attività di Giovanni Martino Spanzotti degli Anni Novanta del Quattrocento e di alcuni artisti, che affiancarono il maestro nella sua bottega, tra cui lo stesso Sodoma. Ecco gli artisti della Milano leonardesca, sezione nella quale è esposto un dipinto del Musée Jacquemart-André di Parigi, il Martirio di san Sebastiano la cui attribuzione, discussa tra Zenale e lo stesso Sodoma, può essere verificata dal vero. L’ambiente culturale lombardo segnò profondamente il percorso giovanile del Sodoma, come dimostra il Compianto sul Cristo morto del 1503 circa.

Il Rinascimento in centro Italia è rappresentato da due opere di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, artista a cui Sodoma a Roma guardò con particolare attenzione.
L’ultima sezione è dedicata ad alcune opere giovanili di Sodoma, eseguite entro il primo decennio del Cinquecento, come l’Allegoria dell’Amor celeste della Collezione Chigi Saracini di Siena e il tondo con la Sacra Famiglia con san Giovannino e un angelo della Pinacoteca Nazionale della stessa città.
Il percorso si chiude con alcuni capolavori della piena maturità di Sodoma: il tondo con la Sacra Famiglia con san Giovannino e un angelo del Museo Borgogna di Vercelli e la Morte di Lucrezia della Galleria Sabauda di Torino, nel quale l’elaborazione personale esce dagli stilemi e dalla costruzione di un soggetto riconoscibile.
Infine un filmato, realizzato per l’occasione, illustra i cicli ad affresco di San Francesco a Subiaco, di Sant’Anna in Camprena e del chiostro di Monteoliveto, opere fondamentali per la comprensione di questo straordinario artista.
a cura di Ilaria Guidantoni















