SpaceX, la società aerospaziale fondata da Elon Musk nel 2002, ha completato la più grande ipo mai realizzata sui mercati finanziari, raccogliendo 85,7 miliardi di dollari grazie al pieno esercizio della greenshoe da parte delle banche collocatrici. Lo ha annunciato ieri la società (si veda qui il comunicato stampa), confermando la chiusura dell’offerta pubblica iniziale avvenuta a un prezzo di 135 dollari per azione e una capitalizzazione iniziale di circa 1,77 trilioni di dollari, in linea con la valutazione (enterprise value) circolata già lo scorso marzo, quando si era diffusa la notizia dell’imminente deposito della domanda alla SEC per la quotazione (si veda altro articolo di BeBeez).
Le dimensioni dell’ipo di SPaceX hanno ampiamente superato il precedente record storico detenuto da Saudi Aramco, che nel 2019 aveva raccolto 29,4 miliardi di dollari. Ancora più impressionante è stata però la reazione del mercato. Dopo aver debuttato il 12 giugno sul Nasdaq, il titolo ha aperto le contrattazioni a circa 150 dollari per azione e ha chiuso la prima seduta a 161 dollari, per poi continuare la corsa fino a circa 192 dollari alla chiusura di ieri. La capitalizzazione di mercato è così passata da 1,77 trilioni di dollari al momento del pricing a oltre 2,5 trilioni di dollari in appena due sedute, con un incremento di valore superiore a 700 miliardi.
Ricordiamo che l’enterprise value post-ipo risulta sostanzialmente allineato alla capitalizzazione di mercato, che al prezzo di chiusura del 15 giugno supera i 2,5 trilioni di dollari. Come si legge nel filing alla SEC, depositato il 20 maggio scorso, al 31 marzo 2026 SpaceX presentava 29,1 miliardi di dollari di debito lordo e 15,9 miliardi di liquidità, per un debito finanziario netto quindi di circa 13,3 miliardi. Tuttavia, dopo la raccolta record da 85,7 miliardi di dollari e il previsto rimborso del bridge loan da 20 miliardi (si veda qui Octopus) che era stato acceso per rifinanziare parte dell’indebitamento di X e xAI, con quest’ultima che è stata acquisita da SpaceX la scorsa primavera (si veda altro articolo di BeBeez), il gruppo dovrebbe ritrovarsi con una posizione finanziaria netta ampiamente positiva.
Nonostante la raccolta record, l’ipo non modifica sostanzialmente gli equilibri di controllo. Dopo la conversione delle azioni privilegiate e la riorganizzazione delle classi azionarie, SpaceX presenta una struttura dual-class che consente a Elon Musk di mantenere il controllo della società. Il capitale pro-forma risulta infatti composto da circa 6,8 miliardi di azioni di Classe A e 5,7 miliardi di azioni di Classe B super-votanti. Secondo il prospetto, Musk conserva circa il 54% del capitale economico ma oltre il 75% dei diritti di voto, mantenendo quindi il pieno controllo strategico della società anche dopo la quotazione. Ai prezzi di collocamento, la sua partecipazione valeva circa 950 miliardi di dollari. Ai prezzi di chiusura del 15 giugno, il valore teorico della quota supera invece 1,3 trilioni di dollari.
Anche gli investitori storici restano ampiamente esposti al titolo. Fondi come Founders Fund, Sequoia Capital, Valor Equity Partners, DFJ Growth, Fidelity e Baillie Gifford mantengono complessivamente una quota stimata tra il 35% e il 40% del capitale, per un valore che supera ormai i 900 miliardi di dollari ai prezzi di mercato attuali.
L’operazione ha consentito alla società di raccogliere nuove risorse per finanziare lo sviluppo di Starship, l’espansione della rete Starlink e i massicci investimenti nelle infrastrutture di intelligenza artificiale.
SpaceX ha chiuso il 2025 con ricavi consolidati per 18,67 miliardi di dollari, in crescita del 33,2% rispetto ai 14 miliardi del 2024. La crescita è stata trainata soprattutto dall’espansione di Starlink, ormai diventata la principale attività economica del gruppo. Sul fronte della redditività, tuttavia, l’accelerazione degli investimenti ha avuto un impatto significativo sui conti. Le spese di ricerca e sviluppo sono balzate a 8,64 miliardi di dollari dai 3,46 miliardi dell’anno precedente, mentre i costi operativi complessivi sono aumentati del 56,9%, a 21,26 miliardi. Il risultato è stato una perdita operativa di 2,59 miliardi e una perdita netta di 4,94 miliardi di dollari, rispetto a un utile netto di 791 milioni registrato nel 2024. Il trend è proseguito anche nei primi tre mesi del 2026. Nel trimestre concluso il 31 marzo, SpaceX ha registrato ricavi per 4,69 miliardi di dollari (+15,4% anno su anno), ma ha riportato una perdita netta di 4,28 miliardi, contro i 528 milioni del corrispondente periodo del 2025, a causa dell’ulteriore accelerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo e nell’infrastruttura AI.
L’entusiasmo degli investitori non è però condiviso da tutti gli analisti. Morningstar ha avviato la copertura del titolo poco prima della quotazione stimando un fair value di circa 780 miliardi di dollari, pari a circa 63 dollari per azione. La valutazione è quindi inferiore di oltre il 50% rispetto al prezzo di collocamento e di quasi il 70% rispetto ai prezzi raggiunti dopo il debutto.
Secondo gli analisti della società di ricerca, il mercato starebbe già incorporando scenari estremamente ottimistici legati alla piena commercializzazione di Starship, all’espansione globale del business direct-to-cell e allo sviluppo delle infrastrutture di intelligenza artificiale. Morningstar riconosce tuttavia che Starlink rappresenta già oggi un business altamente profittevole e il principale motore economico del gruppo.
Per il momento, il mercato sembra avere una visione diversa. Con una capitalizzazione superiore a 2,5 trilioni di dollari, SpaceX vale oggi oltre 134 volte i ricavi 2025 e rappresenta una delle più grandi scommesse mai effettuate dagli investitori sulla capacità di Elon Musk di trasformare tecnologie ancora in fase di sviluppo in un ecosistema industriale destinato a dominare i settori dello spazio, delle telecomunicazioni e dell’intelligenza artificiale.













