Il private equity di Hong Kong PAG Asia Capital ha deciso di raccogliere fino a 300 milioni di dollari per investimenti in debiti distressed in Cina, un veicolo che sarà a fianco dell’esistente fondo di PAG da 1,4 miliardi di dollari PAG Asia Special Situations Fund II. Si veda dealstreetasia. Stando ad un report di Private Equity International, il veicolo si pone come obbiettivo di soddisfare gli investitori che desiderano una più grande esposizione verso il mercato dei non-performing loan (NPL) in Cina. Comunque solo un certo ammontare dello Special Situations Fund II può essere investito in asset cinesi stando al regolamento in essere con i Limited Partner che hanno chiesto di mettere quindi su un Nuovo veicolo. Il primo veicolo di PAG dedicato alle special situation aveva raccolto a suo tempo 991 milioni di dollari ed è adesso interamente investito. Il mercato degli NPL in Cina aveva attratto in passato molti investitori, ma molti se ne erano tenuti lontani per motivazioni squisitamente connesse con timori della non efficienza legale del paese. Ciò nonostante nei mesi scorsi i private equity globali e regionali hanno cominciato ad investire in questa tipologia di asset. Oltre a PAG, altri players del private equity come Lone Star e Oaktree Capital hanno cominciato a scaldare i motori dopo che il mercato dei bad debt in Cina è stato stimato 3 trilioni di dollari l’anno scorso. I non performing loan sono saliti a dismisura e hanno richiesto un intervento da parte del governo che ha creato un terreno più favorevole agli operatori del settore. PAG ha inoltre raccolto 3,6 miliardi di dollari per il suo secondo fondo asiatico di buyout Asian buyout fund PAG Asia II LP.
Il private equity americano dedicato all’healthcare OrbiMed ha effettuato il closing del suo terzo fondo dedicato all’Asia raccogliendo 551 milioni di capitali committed. Si veda dealstreetasia. In continuità con i fondi precedenti, OrbiMed Asia Partners III LP investirà nell’industria asiatica dell’healthcare con un focus sulle aziende nella fase “growth” oltre che orientate ai prodotti-servizi localizzate in India e Cina. Il fondo ha come target investimenti compresi tra i 10 e i 75 milioni di dollari per singola società con l’intenzione di cogliere tra le 15 e le 20 opportunità. Quando ritenuto opportuno, Asia Partners III può coinvestire con il team globale di OrbiMed, rendendo così possibili anche investimenti di taglio più grande “levereggiando” le risorse dei più di 100 componenti il team di OrbiMed e della sua piattaforma di investimenti globale che conta 14 miliardi di dollari di investimenti. Il senior managing director di OrbiMed Dr. David Wang, ha dichiarato che la società conta al momento più di 2 miliardi di dollari nelle società asiatiche dell’healthcare. Il General Partner di OrbiMed Carter Neild ha enfatizzato il concetto che l’interesse della società nell’healthcare asiatico e segnatamente in quello indiano e cinese risiede nei tassi di crescita del settore molto più alti degli altri oltre che per il fatto che in quei due paesi la domanda per buone prestazioni sanitarie eccede di molto l’offerta. Fondata nel 1989, OrbiMed ha sede a New York e investe globalmente nell’industria dell’healthcare dale startup alle grandi multinazionali usando tutto l’arsenale di fondi possibile. Gli uffici di OrbiMed in Cina sono stati aperti nel 2007 seguiti da quelli in India nel 2008 guidati dal Dr. Sunny Sharma. La società ha anche uffici a San Francisco, oltre che a Herzliya in Israele.
All’estero
si sta andando molto oltre l’equity crowdfunding. Tramite le tecnologie blockchain si sono lanciate delle vere e proprie ipo in bitcoin, battezzate ico o “initial coin offering”, che spesso però assumono le forme di campagne di reward crowdfunding, che cioé danno in cambio ai sottoscrittori beni o servizi prodotti dalle aziende finanziate. L’ultimo esempio è stato quello di Burger King in Russia. Come riferisce Crowdfundingbuzz, infatti, l’idea è stata quella di lanciare un nuovo programma di loyalty che consiste nel dare al cliente un buono, chiamato “Whoppercoin”, per ogni rublo speso. Questi buoni possono essere poi redenti nei ristoranti Burger King per comprarsi per esempio un Whopper burger (ci vogliono 1.700 Whoppercoin). Ma la Whoppercoin è una moneta virtuale, perché è emessa da Burger King e garantita da un sistema basato su blockchain e può essere scambiata. Queste monete sono infatti virtuali e possono essere messe in vendita online e a tendere si creerebbe un mercato di Whoppercoin. La stessa cosa accadrebbe se si potessero vendere i punti Fragola dell’Esselunga. Nella maggior parte dei casi di ico, infatti le monete emesse non sottendono diritti patrimoniali ma, semplicemente, danno la possibilità di acquistare i servizi offerti dalla startup stessa. Per questo si tratta in fondo di campagne di reward crowdfunding. In Italia per ora non si è ancora visto nulla di simile, ma dove i casi si stanno moltiplicando le autorità di vigilanza hanno deciso di accendere un faro. Per esempio proprio nei giorni scorsi il governo cinese ha vietato le Ico sino a nuovo ordine, per elaborare un regolamento ad hoc. Reuters riporta che 43 piattaforme basate in Cina offrono Ico. Si stima inoltre che dall’inizio del 2017 le ico cinesi avevano raccolto circa 2,6 miliardi di yuan (circa 400 milioni di dollari) sostenuti da circa 105 mila investitori e sono emerse anche diverse frodi.















