Basandosi sul successo della prima edizione nel 2016, AKAA – Also Known As Africa, fiera dell’arte contemporanea e del design centrata sull’Africa, ritorna al Carreau du Temple a Parigi per la sua seconda edizione da oggi a domenica. Con i suoi 15.000 visitatori nel 2016, AKAA è diventato uno degli appuntamenti più importanti relativi alla scena relativa all’arte africana.
Un reale entusiasmo per la scena artistica è stato confermato questa primavera dai molti eventi organizzati in Francia sull’arte contemporanea africana. In questo contesto, AKAA afferma il suo esistere definitivo come piattaforma culturale e commerciale per gli artisti che vengono dall’Africa e dalla sua diaspora, e, più in generale, dal suo continente. Nel 2017 AKAA continua la sua crescita: saranno presenti 38 gallerie provenienti da 19 paesi che includono 11 paesi africani: Angola, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenia, Marocco, Senegal, Sud Africa, Tunisia, Uganda, Zimbabwe. AKAA si è espansa quest’anno sia nella Grande Halle che nel livello semiinterrato del Carreau du Temple presentando i lavori di 150 artisti. La sezione relativa al design ne esce rafforzata con l’arrivo di artisti del calibro di Hicham Lalou, Abderrahim Yamou, Hamed Ouattara, Balla Niang.
Si veda ArtAfrica.
Akaa ospiterà alcuni progetti speciali: Una monumentale installazione accoglierà i visitatori nella navata centrale della fiera. Si tratta di un opera dell’artista Camerunese Bili Bidjocka: Enigma # 55: Io sono la sola donna della mia vita. Nel nuovo spazio Akaa Underground ci sarà un think tank artistico con workshops, riunioni, conversazioni, performance e libri firmati. Carta bianca è stata data all’artista sudafricana Lady Skollie che occuperà uno spazio a lei dedicato dal titolo The Mating Dance. Un tributo particolare andrà all’artista senegalese Ousmane Sow, deceduto nel 2016. La mostra dedica uno spazio al suo capolavoro Le Nouba qui se maquille, due bronzi della serie Petits Nouba oltre a fotografie di Béatrice Soiulé. Due documentari di quest’ultima saranno proiettati oggi seguiti da un dibattito moderato dallo storico Françoise Monnin.















