Alla Feltrinelli di Viale Pasubio a Milano, nella Sala Polifunzionale della Fondazione, è stata riaperta la mostra Il progresso inconsapevole. Gli impatti sociali delle Rivoluzioni industriali, piccola e densa esposizione ben costruita con una serie di pannelli storici, ai quali sono accostate una serie di riflessioni e di opere-manifesto, realizzata con il patrocinio di RAI e la collaborazione con Archivio del Lavoro RAI Teche; curata da Luca Mocarelli, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Prorogata fino a novembre, l’esposizione racconta i cambiamenti prodotti dalla Quarta Rivoluzione Industriale che hanno generato reazioni di entusiasmo o di apprensione: una combinazione di paure, mitizzazioni e incomprensioni sul nuovo scenario che si apre di fronte a noi. Trasformazioni radicali che coinvolgono i mercati del lavoro, gli stili di vita, le politiche e le dimensioni relazionali.
La mostra ripercorre in dieci tappe gli snodi e i fenomeni più significativi delle quattro Rivoluzioni industriali per favorire uno sguardo critico sulle dimensioni e i cambiamenti del presente. Perché oggi è in gioco la possibilità di pensare un nuovo equilibrio di sistema in cui la qualità delle conquiste sociali e dell’inclusione siano in sinergia con uno sviluppo sostenibile a 360°.
Il percorso espositivo ospita le collezioni della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, documenti provenienti dall’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni e opere inedite di artisti di alcuni degli istituti d’arte di Milano, tra cui Claudia Bernardi, Oliviero Fiorenzi, Thelma Scott, Stefano Summo, Luming Zhang, coordinati dall’illustratrice e incisore Arianna Vairo.
Il punto di partenza è che ogni trasformazione tecnologica e produttiva rimette in gioco totalmente la vita delle persone, non solo in ambito lavorativo, creando e cancellando ad esempio alcuni mestieri. Oggi si ha la possibilità di ripensare alla luce del passato l’evoluzione, ad esempio digitale, come un’opportunità, anche in una nuova chiave di sostenibilità. La tecnologia è letta all’interno della mostra come possibilità, potenzialità ma anche alla luce dell’alienazione come scrive Simone Weil ne La condizione operaia (Milano, Modadori, 1994).
Indubbiamente a partire dalla rivoluzione industriale il legame tra innovazione tecnologica e crescita economica è molto stretto. Non solo, ma l’innovazione tecnologica ha costretto ogni volta a rimettere in gioco relazioni e ruoli tra le persone. In una prima fase gli operai erano identificati per il ‘pezzo’ che producevano, semplici componenti a loro volta di una catena di montaggio. Tra le osservazioni curiose che la mostra propone il fatto che le persone sembrano ave imparato a convivere meglio con le macchine che tra di loro. Un altro tema messo in luce è il confronto con l’ambiente, dall’inquinamento al recupero di un modello di sviluppo sostenibile. Parallelamente all’evoluzione del pensiero e della mentalità le tappe storiche legate al lavoro nell’ultimo secolo e mezzo, a partire dal 5 luglio 1848, che ha segnato una data fondamentale nel sistema sociale dell’Inghilterra. In questa data sono infatti entrate in vigore contemporaneamente le cinque grandi leggi che devono provvedere alla ‘sicurezza sociale’.
Scegliendo qualche anno significativo, si trova il 1955 quando è stata prodotta la Fiat 600 e così la motorizzazione di massa con il trionfo della gomma sulla ferrovia e un rapporto che è cambiato in poco tempo; il 1997 che segna la firma del Protocollo di Kyoto e l’impegno, con tutti i limiti del caso, a livello planetario in difesa dell’ambiente; e il 2010, che segna l’apertura del sito italiano di Amazon, rivoluzionando le abitudini di consumo.
Per prenotare una visita è necessario scrivere a Foyer-Fondazione@fondazionefeltrinelli.it per prenotare la tua visita, indicando la data e la fascia oraria scelta tra mattina (9.30-13.30) e pomeriggio (14.00-18.00) da lunedì a venerdì.
a cura di Ilaria Guidantoni


















