
3D Produzione e Nexo Digital ha presentato in anteprima stampa a Milano e a Roma il film documentario dedicato a Modigliani che sarà nelle sale il 12, 13 e 14 ottobre, cambiando decisamente prospettiva sull’artista maledetto, ribelle, genio scandaloso e maestro indiscusso dell’arte del Novecento: un ritratto che si spinge oltre la leggenda e che in parte ha danneggiato lo stesso artista. Nel film autenticamente narrativo e non solo un documentario d’arte, come ce ne sono tanti, si cambia prospettiva. Come ha sottolineato Didi Gnocchi, CEO 3D Produzioni e autrice del soggetto, intervenuta alla proiezione insieme a Franco di Sarro, Amministratore Delegato Nexo Digital, è un Modigliani all’ultimo respiro, che sarebbe potuto essere anche il titolo; intellettuale raffinato, non accademico, poliglotta, consapevole della fragilità dell’esistenza – scampato piccolo alla morte per il tifo e poi con una salute minata dalla tubercolosi che lo ucciderà giovane – che trasformerà la precarietà del vivere in bellezza. Volutamente il film si tiene lontano dall’enfatizzazione del genio maledetto, Modì suona in francese come maudit, maledetto appunto, dal tombeur de femmes, drogato, tossicomane, alcolista e così accenna e oltrepassa il tema dei falsari illustri come il più famoso, Myatt, che ha pagato il conto con la giustizia e che è riuscito a piazzare a Londra 200 opere. Ma ci sono anche le interviste agli ex ‘cattivi’ ragazzi’ che furono per beffa falsari. La prospettiva del film è dalla parte di Jeanne Hébuterne, suicida a 21 anni, a due giorni dalla morte di Modigliani avvenuta il 24 gennaio 2020, incinta del secondo figlio, simbiotica con quell’artista al quale aveva sacrificato tutto. Un amore incondizionato e forse un po’ tossico che nel film racconta anche le altre donne di Modigliani, una passione che consumò con voracità come tutta la sua vita. La passione intrecciata con il dolore, l’animo tormentato, è al centro del personaggio raccontato da chi lo ha amato e non è riuscita a consolarlo, come ha sottolineato Valeria Parisi, regista e sceneggiatrice, che ha da sempre una familiarità con questo artista molto amato da sua madre che custodiva i ritratti delle sue donne. Ben dosato nel racconto il vissuto emozionale del personaggio e la sua arte, quelle maschere, cariatidi, soprattutto volti, mai riconoscibili come foto, dei quali Modigliani amava in particolare i contorni e quei colli lunghi e solidi come colonne. A detta della stessa regista la lavorazione del documentario è stata anche l’occasione per un viaggio nell’arte del Novecento che nel film è raccontata da molte voci, per lo più francesi, da Chaim Soutine – celebre il ritratto che ne fece Amedeo – o il rumeno naturalizzato francese Brancusi e la sua art nègre che ebbe un’amicizia e sodalizio con il pittore livornese, un’influenza reciproca. Andando indietro troviamo anche Giovanni Fattori e il movimento dei Macchiaioli che ci riporta alla patria di Modigliani, Livorno. Nel film appare una foto dove il pittore già anziano è in compagni a della moglie e di un giovane Modigliani che appare molto soddisfatto di trovarsi lì perché sembra che sia stato un punto di riferimento importante. Modigliani morì povero, proprio quando stava per diventare ricco, e gli amici, gli artisti si fecero carico delle spese di un funerale sontuoso, a Père Lachaise a Parigi, dove arrivò tutta l’arte del Novecento, compresi i mercanti che fino ad allora avevano pagato le sue opere poche lire; piombarono come avvoltoi, come dice Paolo Virzì, voce livornese e volto del film, che con Modigliani condivide l’amore per Livorno.
Se infatti Arianna Marelli, sceneggiatrice, ha sottolineato come il film sia anche un’occasione – con un montaggio ben fatto e suggestivo – di scoprire e visitare una Parigi che non c’è più e in parte una Parigi sopravvissuta a se stessa che ancora di quella Belle époque conserva la carica; altro protagonista a Livorno, con la sua toscanità meticcia, così diversa dalle altre città della Regione. Livorno è mediterranea, è un crocevia di popoli, è ebrea come Modigliani: città senza ghetto e con molte confessioni e molto altro che nutrì profondamente il pittore che non riuscì a rivederla.
D’altronde i primi vent’anni del Novecento a Parigi furono scintillanti, non privi di contraddizioni e magagne profonde e Modigliani le visse tutte fino in fondo, emblema dell’École de Paris e attivo a La Ruche, l’alveare in francese, comunità di artisti che con il 1918 si disperse.
Tra gli interventi del docu-film lo storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini; Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanna Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO (che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno); l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittore Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.
Le musiche originali del docu-film sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin, già autori della colonna sonora di Ermitage. Il potere dell’arte di Michele Mally (Nastro d’Argento 2020 come miglior documentario d’arte). La colonna sonora Originale del film, disponibile su etichetta Nexo Digital/Believe, contiene anche il brano di Piero Ciampi “Fino all’ultimo minuto” (courtesy of Warner Music Italy / Sugar Music).
La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.
Per l’autunno 2020 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it, ARTE.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.
a cura di Ilaria Guidantoni















