
Sensorial E-motions è il titolo della mostra che riunisce una trentina di opere di Silvia Tuccimei, artista lucchese che vive tra Lucca e Parigi, e che si tiene da Art Gallery Olio su Tavola, nella centrale via del Battistero di Lucca, di Martina Bacci di Capaci, curatrice anche dell’esposizione. Questo spazio dal sapore vintage che ospita anche un bistrot, arredato con mobili vintage, tutti in vendita, aveva già esposto opere di quest’artista, protagonista fino al 14 gennaio 2024.
Dopo aver maturato un’esperienza all’estero importante in Francia, segnatamente a Parigi, dove ha vissuto per 27 anni, e in Australia, oggi la sua arte ricalca da una parte l’arte classica legandosi al tema degli animali talora venerati, in altri casi sfruttati. La sua pittura invece diventa illusione ottica, così allontanandosi dal quadro o guardando l’opera attraverso il cellulare, si definiscono i particolari di alcuni ritratti o autoritratti.

Così ad occhio nudo le sue composizioni sembrano disegni geometrici, mentre con l’ausilio di un obiettivo la forma celata diventa visibile, creando una metafora dell’importanza di andare oltre alle apparenze, riportando alla superficie il materiale onirico e dell’inconscio.
Silvia Tuccimei ha scelto di inscrivere la sua opera d’arte in un contesto storico architettonico che ci restituisce un’immagine dell’ordine cosmico in uno spazio che si ridefinisce a seconda del nostro punto di vista. Al centro le emozioni, restituite, “deformate”, vissute attraverso l’impiego della tecnologia, ponendo una domanda universale della filosofia che dal Novecento assume un senso straniante. Il dialogo tra l’io e la maschera di pirandelliana memoria, tra l’apparenza e la realtà dove l’apparenza non è più l’illusione naturale dei sensi o del senso comune che in qualche modo ci appartengono anche se sfuggono al nostro controllo. È una realtà virtuale.
La sua ricerca atipica e il senso dell’innovazione la portano anche a ricreare un’architettura e una configurazione dello spazio diverse che modificano i nostri segni prospettici ordinari. La sua esperienza scenica la porta naturalmente al concepimento su scala gigante e alla creazione di spazi onirici che riattivano da subito le memorie sepolte nel nostro profondo, alcune addirittura sconosciute o dimenticate da tempo. L’artista presenta una mostra che suggerisce il rapporto alla realtà percepita dai nostri sensi, e nell’emozione sembra dirci che se non si trova la verità ma si incontra l’autenticità.

In particolare, sono in mostra E-motional Polaroids, E-motional Portraits ed E-motional Still Life.
Nella prima serie dedicata ai Paesaggi l’artista riprende e stravolge il concetto che le polaroids hanno introdotto all’epoca della loro apparizione. Regalandoci l’istantaneità del momento, le polaroids aprivano alla gratificazione immediata che un´immagine può provocare, anche a ciò che non si può modificare. Cogliere l’attimo e cristallizzarlo. “In questo lavoro”, ha sottolineato l’artista, “mi addentro nella particella di colore al momento in cui essa trova la sua collocazione nel puzzle dell’immagine in divenire. Qui l’istantanea si fissa ancor prima della realtà lasciando il compito finale all’occhio e alla mente per capirne il senso”.

Per quanto concerne la serie E-motions Portraits, riunisce ritratti nei quali l’artista lascia all’interpretazione sensoriale fare il lavoro più importante; sarà poi il mezzo tecnologico a svelare quello che l’occhio non capta immediatamente, metafora della necessaria disposizione dello spirito a inoltrarsi aldilà dell’apparenza.
Così le immagini effetto pixel inquadrandole con lo smartphone si animano, diventando volti con un riferimento particolare delle donne di Giacomo Puccini, anticipando così il centenario della morte nel 2024, quali Madame Butterfly, Manon Lescaut e Turandot.
Infine, particolarmente suggestive le E-motions Still Life, che pongono l’attenzione alla sostanziale differenza di significato dalla sua traduzione italiana “natura morta” a quella inglese “ancora viva”. Un’installazione che crea l’effetto del quotidiano, degli oggetti domestici, anche dell’objet trouvé che allo stesso tempo crea un effetto straniante, onirico, anche per le proporzioni che a volte rendono la realtà una miniatura, un giocattolo e a volte la espandono.

Silvia gioca con le dimensioni, riducendosi a pupazzetto accanto a una sua scultura che è piccola piccola o ci introduce nel suo mondo fatato, cristallizzato nel tempo come nella riproduzione della suggestione della Madeleine di Proust che ricostruisce la scena letteraria con una mise en espace. In queste scenografie lo specchio è protagonista con un rimando alla coscienza che ha l’occasione per riflettere e riflettersi diventando autocoscienza o, al contrario frammentarsi, nell’immagine propria che si specchia nell’altro frammentandosi e rischiando di sgretolarsi. L’artista presenta infatti una serie di sculture interattive dove lo specchio inganna lo sguardo, un dispositivo presente/assente, come può esserlo la vita ogni istante in bilico sull’abisso tra l’essere e la sua rappresentazione. La vanità è uno dei
concetti evocati.

Chi è Silvia Tuccimei
Artista contemporanea poliedrica, nata a Roma, si forma nella tradizione classica scultorea e approfondisce le forme umane. Quando si trasferisce a Parigi nel 1981 continua la sua esplorazione del genere umano, elaborando un percorso personale oltre i binari accademici e conquistando un profilo internazionale. Dopo l’ambasciata italiana in Australia, dove è collocata la sua Flower Power, dopo il gigantesco pendolo metallico nella cupola centrale della Cappella della Salpêtrière a Parigi e moltissimi premi e riconoscimenti a livello internazionale, le opere sono state esposte nuovamente nella sua città d’elezione, cioè Lucca, nel 2020 alla Art Gallery Olio su Tavola, dove ha esposto Dignitas Terrae; mentre a Viareggio un suo teschio contribuisce alla Skull Parade al Carnevale.
In Francia l’opera, che rappresenta un portale a forma di pentagono con dei bastioni alle estremità superiori, permette tante libere interpretazioni. E’ stata realizzata presso le officine Coop Fanin di Fornaci di Barga che ha al suo attivo ben oltre cento dipendenti e fornisce professionalità alle aziende più importanti della valle del Serchio. È però la prima volta che si cimenta nella costruzione di un‘opera d’arte.
a cura di Ilaria Guidantoni















