
BeBeez apre il 2024 con una lunga intervista a Massimiliano Finazzer Flory, attore, drammaturgo e regista teatrale, che vive e lavora tra Milano e New York. Da settembre 2023 membro del consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, il 7 dicembre 2007 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro e tra il 2008 e il 2011 è stato assessore alla Cultura del Comune di Milano.
Domanda. Maestro Finazzer Flory, anno nuovo, progetti nuovi. In una situazione storica che non sembra mutare, qual è il ruolo della cultura soprattutto nella situazione italiana?
Risposta. Prima di tutto il rischio “bolla”. Indotti da algoritmi che giungono dall’esterno pare esserci sempre meno pluralità dei consumi culturali, senza avvederci di una crescente restrizione dell’offerta. Da qui che fare? Un bel ruolo per la cultura è il ritorno di uno spettacolo dal vivo, diretto, resistente alle chiacchiere per riportare la scena all’essenziale e lottare contro il trucco e l’inganno di palinsesti da “scrollare”.
D. Che cosa salverebbe dell’anno passato e che bilancio personale fa del 2023?
R. Per me il bilancio è perfetto. Mi spiego. L’esperienza personale, professionale e quella “pubblica” hanno coinciso, ovvero la relazione con gli altri, in primis gli spettatori. Ho avuto nel 2023 un obiettivo: la poesia. Ho messo al centro questo genere, che non è letterario, ma antropologico come terreno di incontro tra la mia arte e il pubblico. Quando ho potuto l’ho sempre declinata ed è stato commovente ad esempio recitare il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi a Palazzo Montecitorio insieme al Coro delle Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma, in occasione dell’onorificenza che mi è stata conferita dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati Federico Mollicone. Ciò detto il 2023 è stato per me l’anno dei Promessi Sposi. Continuerò a recitarli anche perché prossimamente inizierò una tournée all’estero, il 30 gennaio prossimo, nel Principato di Monaco presso il Teatro delle Muse-Teatro della Vita; a seguire, il 7 febbraio, a Berlino presso l’Istituto Italiano di Cultura. Anche se può sorprendere tuttavia sono anche orgoglioso di essere riuscito a far sostenere sempre più profondamente la cultura, quella vera, dalla finanza buona, dall’industria seria, da imprenditori mecenati.

D. In qualità di autore, attore e regista è da sempre molto legato al tema della parola. Ricomincia con un omaggio alla lingua italiana. Come nasce e di cosa si tratta?
R. Quale lingua è ascoltabile dal XIII secolo a oggi? La nostra. Quale lingua è interna alla musica e indica a essa tempi e movimenti? La nostra. Quale lingua ha in bocca l’eredità latina e insieme la tradizione cristiana? La nostra. Portare in scena un viaggio di otto secoli attraverso la lingua italiana significa preparare i bagagli con la memoria, con l’immaginazione guidata dalla storia dell’arte.
D. Lei mette insieme due autori che sono gli autori italiani per eccellenza insieme a Filippo Tommaso Marinetti, da sempre studiato come un distruttore della lingua e tradizione italiana. Quali sono le ragioni della sua scelta?
R. I processi distruttivi non sarebbero possibili senza un presupposto: quelli creativi. Armonia, ordine e proporzioni hanno bisogno di stress per poter essere in forma. Da Virgilio a Marinetti i poeti hanno sempre avuto bisogno di epica, di contraddizioni, e come direbbe Borges “di un vasto mare che ci unisce e che ci separa”. Tuttavia credo che per rispondere alla sua domanda serva anche un’altra domanda: perché fare il teatro? La risposta è sempre quella di Giorgio Strehler, ovvero cosa c’è di più direttamente umano? È l’umano che si fa, dove si può, come si può, nel posto che si può, credendo e non credendo ma sempre cercando di essere onesti facendo entrare la vita nell’arte.
D. Negli ultimi anni il suo impegno cinematografico è cresciuto. Quali i progetti per questo 2024? Su cosa intende puntare?
R. Quest’anno ho due docufilm in uscita. Il primo, nato grazie alla Fondazione Augusto Rancilio, ruota intorno a una figura misteriosa, Galeazzo Arconati e alla presenza della più colossale e antica statua romana in nord Italia: il così detto Pompeo Magno. Il genere di questo docufilm è una spy story dove il barocco lombardo diventa set e le opere d’arte confidano i loro segreti. L’altro mio impegno nel cinema riprende la mia passione per la pallacanestro. Dopo il successo di Un coach come padre nel 2024 in tournée negli Stati Uniti in collaborazione con il Ministero degli Esteri, questa volta racconto l’amore per lo sport sui luoghi di lavoro seguendo il tema dell’attesa, cercando l’ossessione felice, quasi maniacale, del tifoso che vive da amante una “vita parallela”, perché di questo si tratta quando si ha una passione.
Sul versante del teatro quest’anno debutterò con un nuovo lavoro dedicato a Giacomo Puccini, in occasione delle celebrazioni, dal titolo Vissi d’arte, vissi d’amore, un lavoro di prosa, musica, che avrà però anche come protagonista la radio.

D. Nelle nostre città sono sempre meno i luoghi di aggregazione. E anche la cultura ha una fruizione o individuale o per svago o da appassionati, ma raramente è opportunità di incontro e di discussione. Il dibattito non spettacolare da televisione manca sempre di più. Quale ruolo possono giocare i Festival?
R. In primo luogo vi è noia da battere. I Festival sono troppi e vecchi. Surrogano politiche culturali a fronte della povertà dei mezzi delle Istituzioni. Si tratta perciò di ripensare profondamente il rapporto tra territori e temi. Vi sono straordinarie opportunità in Italia. Sto lavorando sul tema dei “maestri” a Chiavari e in luglio ritorna per la quinta edizione la rassegna Vivo Verde a Courmayeur, dove la sostenibilità fa spettacolo. A partire da un’identità italiana, dalla rivincita della nostalgia, con una nuova e diversa accezione della relazione tra dimensione nazionale e popolare. Mi piacerebbe tuttavia partire con un progetto, che a breve annunceremo, di dialoghi interregionali per ridisegnare i luoghi della cultura con prospettive e perimetri diversi stimolando flussi e forme non solo di convivenza ma anche di cooperazione. Da questo punto di vista vi sono due asset del Paese da sfruttare: i siti Unesco e i borghi.
Chi è Massimiliano Finazzer Flory
Nato a Monfalcone il 17 giugno 1964, è un attore, drammaturgo e regista teatrale. Vive e lavora tra Milano e New York. Nel 2023 realizza in collaborazione con Rai Cinema il docufilm Altri Comizi d’Amore che prende spunto dall’anniversario dalla nascita di Pier Paolo Pasolini che nel 1965 girò Comizi d’amore per rivederlo e rappresentarlo in una nuova prospettiva. Un’inchiesta a lieto fine, un’indagine con 46 tesi sui sentimenti attraverso tutte le generazioni. Realizza il Maggio Manzoniano, la lettura dei Promessi Sposi in Duomo di Milano in occasione del 150° anniversario dalla scomparsa di Alessandro Manzoni. Sempre nel 2023 realizza il film documentario La storia di Peppino Fumagalli. La Candy, le imprese, la famiglia, una storia familiare nota che non tutti conoscono, eppure una rivoluzione industriale nata in una piccola fabbrica della Brianza che cambiò nel mondo i costumi e i consumi diventando una grande industria: Candy. Il 7 dicembre 2007 gli è stata conferita dalle autorità del Comune di Milano la Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica Ambrogino d’Oro, e tra il 2008 e il 2011 è stato assessore alla Cultura del Comune di Milano. Nel settembre del 2023 è stato nominato consigliere del Consiglio di amministrazione del primo teatro pubblico e primo teatro stabile d’Italia, ovvero il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa.
a cura di Mila Fiorentini















