
di Sergio Governale
Dopo aver investito quasi 64 milioni di euro nel Gruppo PSC e nella controllata Italtel (si veda altro articolo di BeBeez), il fondo per le special situations NCO-Nextalia Credit Opportunities rileva tutti i crediti ipotecari e chirografari vantati da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Fondazione Montepaschi nei confronti della famiglia di costruttori romani Toti, in particolare della capogruppo Silvano Toti Holding e della controllata Lamaro Appalti, ammesse entrambe a marzo al procedimento unitario di composizione della crisi (si veda qui il portale dei creditori per la holding e qui il portale dei creditori per la società operativa). Lo scrive MF-Milano Finanza, precisando che ora Nextalia sgr sta valutando l’opportunità di diventare assuntore del concordato, rilevando pertanto entrambe le società, per sbloccare soprattutto il progetto di riqualificazione dell’area degli ex Mercati Generali di Roma, in concessione dal 2006 alla Sviluppo Centro Ostiense, una delle società del gruppo capitolino che fa capo ai fratelli Claudio e Pierluigi Toti.
A tal fine, la società di gestione del risparmio guidata da Francesco Canzonieri sarebbe già in contatto con Hines Italy RE srl, filiale nazionale guidata da Mario Abbadessa del colosso statunitense Hines, per sviluppare l’asset di pregio ancora in portafoglio al gruppo immobiliare, che consiste in una zona nel quartiere Ostiense di proprietà di Roma Capitale, situata fra il centro della città e l’Eur, i cui lavori di rigenerazione sono fermi da anni al 26% del totale, a causa di stalli burocratici, riprogettazioni, stop alle costruzioni, cambiamenti politici e dietrofront degli investitori.
Hines era in realtà già in contatto con la famiglia Toti da oltre un anno, con l’obiettivo di diventare co-investitore del progetto, ma le parti non si poi erano accordate. Adesso è quindi la volta di NCO, che con Hines potrebbe cambiare le sorti degli ex Mercati Generali, rassicurando il Comune capitolino, dal momento che lo sviluppatore, dalle larghe spalle finanziarie, sarebbe ancora fortemente interessato al progetto.
Le tensioni finanziarie del gruppo immobiliare, in particolare della Lamaro Appalti, risalgono al 2015 e sono riconducibili a una pluralità di controversie legali tuttora in corso, a impasse amministrative nella realizzazione di progetti immobiliari, alla pandemia, alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i fratelli Toti, all’inflazione e al caro-tassi.
Silvano Toti Holding ha chiuso il 2022, ultimo bilancio disponibile depositato a marzo scorso, con una perdita di 159 milioni di euro a seguito di una maxi-svalutazione degli asset per 149 milioni e della revisione del valore delle partecipate per 127 milioni. Tra queste ultime, in particolare Lamaro Appalti, ma anche Sviluppo Centro Ostiense e Cinecittà-centro commerciale. Tutto questo, sommato al taglio del valore dei crediti verso le controllate per 22,4 milioni, ha mandato nettamente in rosso il bilancio della capogruppo, che si è ritrovata un patrimonio netto negativo per 72,8 milioni e debiti scaduti verso le banche per quasi 28 milioni, a cui si sommano debiti verso soci per finanziamenti pari a 42,4 milioni, come riportato dal Sole 24 Ore.
Da qui l’apertura a marzo, come detto, del procedimento unitario di composizione della crisi con due provvedimenti contestuali dei giudici delegati Claudio Tedeschi (per Silvano Toti Holding) e Francesco Cottone (per Lamaro Appalti), che hanno nominato i rispettivi commissari Antonio Maria Leozappa e Leo Piccininni e concesso a entrambe le società le misure protettive dai creditori, dando loro tempo fino al prossimo 20 luglio per presentare un piano di concordato o di ristrutturazione del debito.
“In seguito a un attento esame della situazione economico-finanziaria della società, il consiglio di amministrazione” di Silvano Toti Holding, presieduto da Pierluigi Mancuso e guidato da Cristina Mazzoleni, “ritiene necessario adottare uno strumento previsto dal codice della crisi d’impresa per la protezione della continuità aziendale”, in particolare “la presentazione della domanda di ammissione alla procedura di pre-concordato, funzionale alla predisposizione di un piano di concordato preventivo in continuità”, riporta Affaritaliani.
Ricordiamo che Nextalia è una società di gestione del risparmio promossa da Canzonieri assieme a diversi investitori istituzionali italiani, quali Intesa Sanpaolo, UnipolSai Assicurazioni, Bonifiche Ferraresi, Confindustria e Micheli Associati. A questi si sono affiancati poco prima di Natale la Fondazione Enpam e l’Istituto Atesino di Sviluppo (si veda altro articolo di BeBeez).
Quella appena completata è la terza operazione di NCO, dopo le prime due perfezionate l’anno scorso, ma mai comunicate (si veda qui il portafoglio del fondo). La prima ha riguardato l’acquisto di crediti commerciali e finanziari vantati, rispettivamente, da primarie società del settore energy e banche nei confronti di Energy Green City spa (ex Roma Gas & Power spa), società italiana leader nella distribuzione di energia e gas, entrata in procedura di concordato nel 2022. Il fondo, a seguito di tali acquisti, è diventato il principale creditore della società.
La seconda operazione ha riguardato invece l’acquisto di crediti bancari vantati da controparti istituzionali nei confronti di Hunter, una holding di partecipazioni in distress finanziario e contestuale ristrutturazione del debito per il tramite di un accordo con i principali azionisti e creditori terzi.
Così NCO, lanciato meno di un anno e mezzo fa (si veda altro articolo di BeBeez), ha concluso finora quattro transazioni (la quarta è quella già citata del Gruppo PSC e della controllata Italtel), investendo all’incirca la metà del commitment complessivo di 332 milioni di euro, pari quindi più o meno a 166 milioni.














