
Dopo un iter durato quasi un anno, a partire da venerdì scorso Gardant, tra i principali servicer italiani di crediti deteriorati, è ufficialmente parte del gruppo doValue (si veda qui il comunicato stampa). Avveratesi tutte le condizioni sospensive incluse le ultime autorizzazioni, l’operazione si è infatti finalmente completata. In tal modo doValue prende il controllo di un portafoglio di crediti in gestione da 22 miliardi di euro lordi e di un gruppo che genera il 40% dei ricavi da attività diverse dagli npl, come gli Utp, il master servicing e anche l’asset management tramite Gardant Investor sgr, gestore di fondi specializzati sulle Npe ma anche su infrastrutture e terre agricole abbandonate (si veda altro articolo di BeBeez).

La notizia delle trattative tra doValue e la società nata nel 2021 da una costola del Credito Fondiario (oggi Banca CF+), era stata data dal ceo del servicer romano, Manuela Franchi, lo scorso marzo in occasione dell’ultimo Capital Markets Day del gruppo (si veda altro articolo di BeBeez, ma i colloqui andavano avanti sin dalla fine dell’anno precedente. L’entità dell’anticipo con cui la notizia è stata data era motivata da una fuga di notizie verificatasi in gennaio, che avevano in qualche modo costretto le controparti a uscire allo scoperto.
Nessuna sorpresa sui dettagli finanziari dell’operazione, già annunciati in precedenti comunicazioni (si veda altro articolo di BeBeez). In particolare, il corrispettivo complessivo per l’acquisizione di Gardant comprende 230 milioni di euro, cioè circa 181 milioni in contanti più 50,4 milioni di riconoscimento del debito finanziario netto della target, ai quali si aggiunge l’emissione di nuove azioni corrispondenti al 20% nel nuovo Gruppo, derivante dalla conversione di un prestito obbligazionario convertendo già sottoscritto dai venditori, e che si tramuterà in 4 milioni di azioni doValue entro il terzo giorno di negoziazione da venerdì. Tenendo conto della posizione finanziaria netta di Gardant al 31 dicembre 2023, insieme ad alcuni aggiustamenti ordinari, il corrispettivo in contanti dell’operazione riflette in 230 milioni cui si aggiungono circa 120 milioni della quota del 20% riveniente dalla conversione dei bond convertendi, per un enterprise value di 350 milioni di euro. Dato l’ebitda di Gardant atteso per il 2024, cioè 50 milioni di euro, il servicer milanese è stato acquisito a un multiplo di 7 volte, contro il 4,2 previsto per doValue dagli analisti (si veda qui l’analisi di Mediobanca).
Come già annunciato (si veda altro articolo di BeBeez), l’operazione sarà finanziata attingendo a una linea di credito a termine per l’acquisizione di 240 milioni di euro da un nuovo pacchetto di finanziamenti bancari di 526 milioni di euro (tra cui prestiti a termine con ammortamento a 5 anni e una Revolving Facility a 3 anni di 80 milioni) forniti da un pool internazionale di 14 banche. doValue attingerà inoltre a una linea di credito a termine per il rifinanziamento (fino a 206 milioni) per finanziare il rimborso anticipato delle obbligazioni del 2025, dopo il completamento dell’aumento di capitale. L’operazione di finanziamento è assistita da ordinarie garanzie in linea con la prassi di mercato. Parte di questi fondi sono anche finalizzati al rimborso del bond da 264milioni al 5% in scadenza nel 2025.
Per quanto riguarda l’aumento di capitale, scindibile, per massimi circa 150 milioni, essendo stato approvato il prospetto informativo oggi ha inizio il periodo di offerta (si veda qui il comunicato stampa). In realtà l’operazione è blindata avendo gli azionisti di riferimento Fortress, Bain, Tiber (Elliott + Tages, fino a venerdì azionisti di controllo di Gardant) e alcuni manager di Gardant assunto un impegno irrevocabile a sottoscrivere nuove azioni per un complessivi circa 82,5 milioni di euro, la parte restante (circa 67,5 milioni) garantita da un contratto di garanzia sottoscritto lo scorso 21 novembre dal pool delle banche collocatrici, ossia Mediobanca, UniCredit, Banca Akros – Gruppo Banco BPM e Intesa Sanpaolo che si sono impegnate, disgiuntamente tra loro e senza alcun vincolo di solidarietà, a sottoscrivere pro quota sul collocamento le nuove azioni eventualmente inoptate fino all’importo complessivo pari alla differenza tra il controvalore complessivo dell’aumento e quella oggetto degli impegni di sottoscrizione. Il prezzo di collocamento corrisponde a a circa 3,15 euro, con uno sconto del 25,78% sul valore teorico ex diritti (Terp) calcolato sul prezzo di chiusura di doValue del 21 novembre scorso, cioè 3,86 euro. Venerdì 22 il titolo doValue si è allineato chiudendo però poco sopra, a 3,25 euro.
Tutto come previsto anche sul versante della governance, in cui i fondi di Elliott avranno due membri nel cda del gruppo. Non era però ancora nota la nomina del ceo di Gardant, Mirco Briozzo, alla guida di doValue Italia, che oggi con l’ingresso di Gardant è diventata la componente principale del gruppo per volumi gestiti ma non la parte più redditizia del business. Franchi dal canto suo si dedicherà specificamente ai business internazionali, cioè l’area ellenica (Grecia e Cipro) e la Spagna. Quanto al marchio Gardant, secondo quanto risulta a BeBeez per almeno un anno la società resterà autonomia mantenendo il marchio.
D’altra parte il servicer milanese ha stabilitp una forte franchise anche come provider di servizi tecnologici, area in cui ha investito molto negli ultimi anni (si veda altro articolo di BeBeez). Basta ricordare i mandati di gestione sulle posizioni problematiche del Banco Bpm e di Bper Banca.
Ricordiamo che doValue nei nove mesi terminati lo scorso 30 settembre è tornata all’utile con un risultato positivo per 5 milioni di euro (al netto delle componenti straordinarie (cioè una sopravvenienza attiva di 20 milioni di natura fiscale legata alla Spagna) contro una perdita di 10 milioni, sempre al netto degli elementi non ricorrenti, nello stesso periodo del 2023, quando peraltro il gruppo era stato appesantito da notevoli svalutazioni sugli asset legati sempre alla Spagna (si veda qui il comunicato stampa, qui la presentazione agli analisti e altro articolo di BeBeez) .
Tuttavia a livello operativo doValue ha dovuto registrare un calo del 6,4% dei ricavi netti, a 283 milioni di euro, e di ben il 18% dell’Ebitda (al netto delle componenti one-off), confermando il trend del secondo trimestre (si veda altro articolo di BeBeez) per via dei maggiori costi di riscossione sia in Grecia che in Italia.















