La guida al private equity
per le piccole e medie imprese italiane
che cercano capitali per crescere, internazionalizzarsi
o affrontare un passaggio generazionale
Redatta da BeBeez, l’unica testata giornalistica italiana
interamente dedicata ai private markets
Il private equity rappresenta una delle soluzioni più efficaci per le piccole e medie imprese (pmi) che desiderano crescere, internazionalizzarsi o affrontare un passaggio generazionale con successo. Per imprenditori e manager che stanno cercando capitali, supporto strategico e un network internazionale, il private equity può essere infatti una leva fondamentale per sbloccare nuovi orizzonti di sviluppo. Il private equity è uno strumento di finanza alternativa, nel senso di alternativa alla borsa o alla banca, ed è parte significativa del mercato del private capital.
Rispondiamo qui a tutte queste domande:
- Qual è il significato di private equity?
- Chi sono gli investitori di private equity?
- Quanto vale il mercato del private equity in Italia?
- Quando una pmi dovrebbe considerare il private equity?
- Come funziona un investimento di private equity?
- Quali sono i vantaggi del private equity per le pmi?
- Quali sono i rischi del private equity per le pmi?
- Il private equity è la strada giusta per la tua pmi?
Qual è il significato di private equity?
Il private equity è una dizione anglosassone che significa “capitale privato” e indica un investimento nel capitale di un’azienda non quotata o appunto privata. Per contro, nell’accezione inglese le società quotate in borsa sono dette public companies.
Per definizione, quindi, gli operatori di private equity investono nel capitale di aziende non quotate e che hanno già una storia consolidata, quindi non startup, che sono invece obiettivo di investimento degli operatori di venture capital. A volte gli investitori di private equity guardano anche alle aziende quotate ma con l’obiettivo di togliere dal listino di borsa e riportarle a essere private. Questi investitori possono comprare partecipazioni di minoranza, di maggioranza o l’intero capitale
Obiettivo dei fondi, infatti, è quella di apportare capitali, capacità manageriali e relazioni alle società partecipate, in modo tale da favorirne la crescita e l’aumento di valore nel tempo, così da poter poi vendere la loro partecipazione in media 3-5 anni dopo l’ingresso nel capitale, e ottenere un rendimento per i loro investitori e per il management team del fondo stesso, a cui fa capo la società di gestione.
Gli investitori di private equity non si limitano infatti a fornire capitale: offrono anche competenze manageriali, un network di contatti e spesso assumono un ruolo attivo nel miglioramento della governance aziendale.
Chi sono gli investitori di private equity?
Il mercato del private equity vede la partecipazione di vari tipi di investitori.
1. I fondi di investimento alternativi
Gli investitori istituzionali specializzati sono strutturati come fondi di investimento alternativi (FIA) o come ELTIF (European Long Term Investment Funds) gestiti da società di gestione del risparmio (SGR) o da analoghe società di diritto estero. . I fondi in questione sono in genere dei fondi chiusi, che cioé raccolgono da investitori istituzionali o qualificati impegni di investimento per un certo valore e poi, una volta annunciato il “closing” definitivo della raccolta, non la riaprono più, ma passano alla fase dell’investimento e poi a quella di disinvestimento. Obiettivo dei fondi, infatti, è quella di apportare capitali, capacità manageriali e relazioni alle società partecipate, in modo tale da favorirne la crescita e l’aumento di valore nel tempo, così da poter poi vendere la loro partecipazione, ottenendo quindi un rendimento per i loro investitori e per il management team del fondo stesso, a cui fa capo la società di gestione. In media la performance dei fondi italiani si aggira attorno al 18-20% all’anno, al lordo delle commissioni di gestione.
2. Holding di investimento
Le holding di investimento specializzate in investimenti di private equity in Italia in sono strutturate come società per azioni (SPA) o come SICAV o SICAF di diritto lussemburghese. Le holding holding di investimento, a differenza dei fondi, non hanno tempi prestabiliti di durata dei propri investimenti.
3. Club deal
I cosidetti club deal di investimento, cioè veicoli di investimento costituiti appositamente per condurre un investimento in un’unica società, capitalizzati da un gruppo (club) di investitori privati, in genere organizzati da un operatore specializzato in questo tipo di operazioni (per esempio una private bank), che a sua volta partecipa con una quota all’investimento. Gli investitori che partecipano al club deal spesso sono a loro volta imprenditori e manager, che da un lato possono essere puri soci finanziari, ma dall’altro possono anche offrire know-how, se gli investimenti in questione riguardano settori nei quali hanno esperienza diretta.
4. Search fund
Molto simili club deal sono i search fund, società costituite da un soggetto privato, in genere un giovane ex manager, che raccolgono da un gruppo di investitori privati una cifra limitata di capitali per finanziare la ricerca (search) di una società target di cui acquisire il controllo. Una volta individuata la target, questa viene sottoposta al vaglio degli investitori, i quali, se d’accordo, vanno a capitalizzare un veicolo di investimento ad hoc.
5. SPAC
Le SPAC (Special Purpose Acquisition Company) sino a qualche anno fa erano uno strumento molto in voga negli Stati Uniti ma anche in Italia. Si costituisce una società, la SPAC appunto, si raccolcono capitali, anche importanti, e la si quota poi in Borsa con l’obiettivo di utilizzare quei capitali entro un determinato lasso di tempo (in genere due anni) per acquisire una partecipazione in una società target non quotata e poi deliberare la fusione inversa della target nella SPAC, in modo tale che la società acquisita si trovi a quel punto quotata automaticamente in borsa. Anche in questo caso, una volta individuata la target, questa viene sottoposta al vaglio degli investitori della SPAC, i quali se non sono d’accordo, hanno il diritto di recedere dall’operazione e di rientrare così del loro investimento.
6. Pre-booking companies
Le pre-booking companies sono simili alle SPAC, con la differenza che non vengono quotate in borsa e che in genere raccolgono i capitali dagli investitori emettendo obbligazioni convertibili in azioni della società target che verrà acquisita. L’obiettivo resta sempre la quotazione in borsa, che avviene però poi attraverso i normali canali, come una tradizionale IPO (initial public offering).

Clicca qui per abbonarti a BeBeez Private Data
e scopri in quali aziende italiane hanno investito
i vari operatori di private equity italiani e internazionali
Quanto vale il mercato del private equity in Italia?
Una statistica che mappi il valore degli investimenti di tutti i tipi di investitori di private equity elencati sopra non esiste.
Una buona approssimazione a livello aggregato la fornisce l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Privade Debt (AIFI), che, con il supporto di PwC, mappa ogni sei mesi il mercato degli investimenti di private equity, ma lo fa insieme a quelli di venture capital, cioè in società giovani (startup o scaleup). Non solo. I dati AIFI-PwC tengono conto soltanto degli investimenti condotti dai fondi specializzati, inclusi quelli specializzati in infrastrutture, ma non tracciano gli investimenti condotti dagli altri operatori sopra elencati e soprattutto quelli condotti da aziende già in portafoglio a fondi di private equity che vanno ad acquisire altre aziende, in una logica cosiddetta di build-up o add-on, cioè di costruzione di un gruppo di aziende complementari in un certo settore industriale. Si tratta però dell’unico dato aggregato per valore disponibile, quindi è sicuramente un termometro significativo della dimensione del mercato del private equity in Italia.
Secondo gli ultimi dati diffusi da AIFI-PwC, l’attività di investimento dei fondi di private equity, di infrastrutture e venture capital in Italia è in ripresa. Il primo semestre 2024 ha visto investimenti in crescita del 40% a 4,46 miliardi dai 3,2 miliardi del primo semestre 2023, anno in cui nel suo complesso gli operatori avevano investito soltanto 8,16 miliardi di euro, in crollo del 66% dal record di 23,6 miliardi di euro registrato nel 2022.
Un quadro dell’attività completa di tutti i tipi di investitori di private equity è fornito invece da BeBeez, sebbene dal punto di vista del numero delle operazioni e non del valore degli investimenti. BeBeez infatti mappa periodicamente gli investimenti di private equity per numero di operazioni, includendo quelle condotte dalle aziende già in portafoglio ai fondi e quelle comunicate da holding di investimento, club deal di dinvestimento, search fund, SPAC e pre-booking companies ed escludendo le operazioni di venture capital, cioè quelle che, come detto sopra, hanno per oggetto società giovani (startup o scaleup), che vengono mappate a parte.
Il Report Private Equity 2023 di BeBeez aveva mappato 549 operazioni tra investimenti e disinvestimenti di private equity nel 2023 in Italia, in linea con le 552 operazioni mappate nell’intero 2022, di cui ben 207 rappresentate da add-on su aziende target italiane e altri 46 deal su aziende target estere, in linea con i numeri del 2022. E il trend è proseguito anche in questa prima parte del 2024.
I dati preliminari di BeBeez indicano infatti 373 operazioni complessive nel periodo tra gennaio e la prima settimana di agosto, di cui in particolare 149 add-on su aziende italiane e altri 37 su aziende estere, rispetto a 133 investimenti diretti dei fondi, a 10 operazioni in club deal, 10 operazioni di restructuring e special situation, 17 disinvestimenti e 17 investimenti in impianti di produzione di energia.

Clicca qui per abbonarti a BeBeez News Premium e leggere i report periodici di BeBeez
con le tabelle complete degli investimenti di private equity in Italia
Quando una pmi dovrebbe considerare il private equity?
1. Risorse fresche
Molte pmi, soprattutto quelle in fase di crescita o di transizione, hanno bisogno di risorse finanziarie fresche, che non sempre possono o vogliono ottenere tramite i canali bancari tradizionali oppure emettendo prestiti obbligazionari. Il private equity offre una fonte di capitali alternativa al debito, consentendo alle aziende di accelerare il loro sviluppo, senza appesantire la struttura finanziaria.
2. Supporto manageriale e strategico
Se c’è il bisogno di un cambiamento nella governance o nella struttura dirigenziale, nel caso di uscita di uno dei soci-manager principali, il private equity può portare competenze e leadership.Oltre al capitale, infatti, gli investitori di private equity portano competenze ed esperienze significative. Aiutano le pmi a migliorare la propria struttura organizzativa, la governance e a implementare strategie di crescita a lungo termine. Questo è particolarmente utile per le aziende che vogliono scalare il proprio modello di business o entrare in nuovi mercati.
3. Network internazionale
Se l’azienda ha l’opportunità di espandersi all’estero, il private equity può fornire sia il capitale sia ogni tipo di supporto necessario per gestire questa fase di sviluppo. Le società di private equity hanno infatti spesso una rete globale di contatti che può aprire porte internazionali alle pmi. Per le aziende che vogliono espandersi in nuovi mercati o sviluppare partnership strategiche all’estero, questo network è un valore aggiunto importante.
4. Innovazione e sviluppo tecnologico
Le pmi che vogliono innovare o digitalizzare il proprio modello di business spesso necessitano di importanti capitali, ma anche di adeguate competenze che possono essere fornite da un investitore di private equity, che aiutano l’azienda a individuare le soluzioni tecnologiche più adatte, indispensabili per rimanere competitivi in un mercato in evoluzione, riducendo rischi e inefficienze. In particolare gli investitori di private equity si assicurano che gli investimenti in digitalizzazione siano sostenibili e sicuri. Infine, facilitano partnership strategiche con aziende tech e acceleratori, offrendo un ulteriore vantaggio competitivo. In sintesi, il private equity rende la transizione digitale non solo possibile, ma strategicamente efficace e orientata alla crescita a lungo termine.
5. Passaggio generazionale
Se l’azienda è gestita da una famiglia e i membri più giovani non sono ancora pronti per prenderne il controllo e altri ancora non sono proprio interessati a lavorare in azienda, il private equity può essere una soluzione per garantire continuità e crescita. Gli operatori di private equity possono infatti facilitare questa transizione, fornendo il capitale necessario per il trasferimento di proprietà tra i membri della famiglia dell’imprenditore, supportando le nuove generazioni affiancandovi manager di esperienza in grado di accompagnarle nel loro nuovo percorso e fornendo guida strategica.
Clicca qui per abbonarti a BeBeez Private Data
e scopri quali famiglie italiane hanno già scelto il private equity
per far crescere la propria azienda e gestire il passaggio generazionale
Come funziona un investimento di private equity?
Il processo di investimento di private equity per una pmi può essere suddiviso in alcune fasi chiave:
1. Analisi preliminare e due diligence
Prima di investire, i fondi di private equity conducono una valutazione approfondita dell’azienda (nel linguaggio anglosassone degli addetti ai lavori, due diligence), analizzando i risultati finanziari, il mercato di riferimento, le operazioni e la struttura organizzativa. Questa fase è critica per comprendere il potenziale di crescita dell’azienda e individuare eventuali rischi. La due diligence non è solo di tipo finanziario, ma copre tutti gli aspetti aziendali, dai processi industriali ai controlli, dai profili personali dei manager ai rischi fiscali e ambientali. Se un imprenditore decide di aprire il capitale della sua azienda a un investitore di private equity, deve essere pronto a essere completamente trasparente.
2. Struttura dell’operazione
Una volta completata la due diligence, si definiscono i termini dell’investimento. Il private equity può acquistare una quota di minoranza oppure una quota di maggioranza dell’azienda, a seconda degli accordi. In alcuni casi, possono essere utilizzati anche strumenti cosiddetti di quasi-equity, cioè di capitale ibrido tra capitale di rischio e debito, come obbligazioni convertibili o prestiti partecipativi. Spesso i fondi sono interessati soltanto alle attività caratteristiche delle aziende che vanno ad acquistare e non agli immobili, che in questi casi dovranno essere scorporati dall’azienda prima dell’ingresso nel capitale da parte dell’investitore. La definizione del perimetro di investimento è un tema particolarmente delicato.
3. Valutazione dell’azienda
Il punto cruciale della trattativa con un investitore di private equity è ovviamente la valutazione da assegnare all’azienda, sulla base della quale verrà concluso l’investimento. I metodi di valutazione di un’azienda sono vari, ma una buona approssimazione può essere fornita utilizzando il cosiddetto metodo dei multipli dell’ebitda e che per un imprenditore è certamente consigliabile conoscere se vuole mettersi al tavolo con un investitore di private equity. Un buon modo per trovare un punto di incontro in una trattativa è poi quello di ipotizzare un corrispettivo definito, che l’investitore deve pagare subito, e un ulteriore corrispettivo che sarà pagato a una certa data in futuro, se saranno raggiunti certi obiettivi di ricavo e/o redditività (in inglese earn-out).
4. Intervento operativo
Dopo l’investimento, l’investitore di private equity lavora insieme al management aziendale per implementare i miglioramenti strategici, organizzativi e operativi. Questo può includere il rafforzamento del team dirigenziale, l’introduzione di nuove tecnologie, l’ampliamento della gamma dei prodotti, l’espansione in nuovi mercati. Il tutto può essere implementato organicamente, attraverso la mera crescita interna dell’azienda, oppure ricorrendo ad acquisizioni di altre aziende, studiando una strategia di m&a (mergers & acquisitions cioè fusioni e acquisizioni).
5. Disinvestimento
Gli investitori di private equity mirano come detto a un ritorno economico nel medio-lungo termine e quindi a un certo punto vorranno disinvestire la loro partecipazione, che auspicabilmente a un valore più alto di quello dell’investimento. Le strategie di uscita dall’investimento (exit strategy) possono variare, includendo la vendita dell’azienda a un’altra società (trade sale), la quotazione in borsa (ipo), la vendita a un altro investitore di private equity oppure la rivendita delle quote all’imprenditore (questo in genere nel caso in cui il fondo abbia acquisito una minoranza).

Scopri qui quanto può valere la tua azienda
con il calcolatore di EV di BeBeez Private Data
Quali sono i vantaggi del private equity per le pmi?
1. Risorse finanziarie senza indebitamento
A differenza dei prestiti bancari o di un’emissione obbligazionaria, gli investitori di private equity forniscono capitali di rischio, quindi l’azienda ottiene liquidità fresca senza dover sostenere un peso finanziario aggiuntivo.
2. Aumento della competitività
Con il supporto strategico e operativo fornito dai partner di private equity, l’azienda può ottimizzare i processi, migliorare l’efficienza e rendersi più competitiva sul mercato.
Maggiore valore per i proprietari
Gli imprenditori e i manager che decideranno di vendere tutta o parte della loro partecipazione nel contesto del disinvestimento da parte del fondo, godranno insieme al fondo dell’aumento di valore dell’azienda auspicabilmente avvenuto durante il periodo di investimento.

Clicca qui per abbonarti a BeBeez News Premium e leggere le Insight Views di BeBeez
con le interviste e gli approfondimenti dedicati
al mercato del private equity in Italia
Quali sono i rischi del private equity per le pmi?
Sebbene il private equity offra molti vantaggi, è importante valutare attentamente alcuni aspetti:
1. Perdita di controllo
In alcuni casi, i fondi di private equity richiedono di acquisire una quota di maggioranza del capitale, il che significa che l’imprenditore potrebbe dover rinunciare al controllo della governance dell’azienda. D’altra parte, l’investitore di private equity, se decide di investire al fianco degli imprenditori, anche quando è in maggioranza, significa che è interessato a che gli imprenditori continuino a dare il loro contributo fondamentale alla vita dell’azienda, perché l’imprenditore conosce il prodotto, le procedure organizzative, le persone, i clienti e i concorrenti. Di conseguenza, sebbene sulla carta l’ultima parola su una decisione possa essere del fondo, nella pratica esisterà comunque una dialettica forte tra l’imprenditore e il fondo.
2. Conflitti di interesse
Gli obiettivi degli investitori di private equity (ritorno dell’investimento) potrebbero non sempre allinearsi con quelli dell’imprenditore o della famiglia proprietaria; l’imprenditore, per esempio, potrebbe non essere d’accordo sulla strategia di exit proposta dal fondo, magari perché non vorrebbe che la sua azienda fosse venduta a un concorrente.
3. Pressione sui risultati
Gli investitori di private equity spesso stabiliscono obiettivi di crescita aggressivi, il che può mettere molta pressione sul management aziendale.
Il private equity è la strada giusta per la tua pmi?
Il private equity può essere una soluzione efficace per le pmi che cercano di crescere, affrontare la transizione generazionale o migliorare la propria competitività. Tuttavia, la decisione di aprirsi a un investimento di questo tipo deve essere ben ponderata e valutata con attenzione. È fondamentale trovare un partner di private equity che condivida la visione a lungo termine dell’azienda e che sia disposto a collaborare attivamente per raggiungere gli obiettivi strategici.
Se stai considerando questa strada, devi affidarti a dei consulenti esperti del settore che possono metterti in contatto con gli investitori di private equity più adatti alle tue necessità.
Per esempio, alcuni operatori sono specializzati in investimenti in aziende industriali, altri più nei consumer brands, altri ancora nel made Italy e altri ancora nel tech. Alcuni fondi hanno come obiettivo le aziende molto piccole, altri aziende di dimensioni più grandi. Alcuni acquistano anche minoranze del capitale, altri soltanto la maggioranza, altri ancora puntano al 100%.

Clicca qui per abbonarti a BeBeez Private Data
e scopri quali investitori di private equity italiani e internazionali
hanno già investito in aziende simili alla tua
e quindi sono i più adatti interlocutori per te


