
Siamo nel cuore della regione, nell’avenue de Champagne, a Épernay, una sorta di epicentro del vino per eccellenza al mondo le cui bollicine hanno fatto sognare da secoli. E se sembra strana la titolazione di un museo al vino e all’archeologia, così non è tra queste colline, nel Dipartimento della Marna.
Il Museo è ospitato nel Castello Perrier, primo esempio di stile eclettico tipico dell’area, magnificente, realizzato con quattro facciate diverse, ispirate a palazzi celebri come ad esempio il Palazzo di Lussemburgo. Creato nel 1893, in seguito a una donazione importante di oggetti d’arte e reperti archeologici, nel 1931 è arricchito dalla donazione dell’Abate Pierre Favret, eminente archeologo francese, molto attivo in Champagne dove vive; si crea così il museo regionale della Preistoria e dell’Archeologia con il sostegno della municipalità. Oggi riunisce 80mila reperti archeologici regionali che datano dal Paleolitico all’inizio del Medioevo, una delle più importanti collezioni nazionali in tal senso.
Sontuoso nell’architettura, circondato da un parco di valore, presenta un allestimento di grande leggerezza che conduce per mano il visitatore lasciandogli la possibilità di entrare nell’ambiente viaggiando nel tempo, muovendosi tra le teche, con diverse sedute per consentire delle pause; potendo attivare con l’audio guida in modo da avere approfondimenti sempre molto puntuali quanto sintetici. Scendendo dal secondo piano al caveau, si procede nel tempo dal Paleolitico al Medioevo, con alcune testimonianze artistiche di pregio, quindi l’ingresso nel mondo dello Champagne, protagonista di queste terre, dalla metà del Seicento; quindi addentrandosi nel processo di produzione fino a che nel 2015 le cave sono state considerate patrimonio dell’Unesco. Nei sotterranei l’immenso caveau. dove i soldati italiani hanno soggiornato durante la Seconda Guerra Mondiale durante i giorni pesanti dell’occupazione tedesca.

Venendo più da vicino alle vicende del Museo, nel 1942 il Consiglio municipale d’Épernay decide d’acquistare il Castello Perrier per installarvi il museo municipale e la biblioteca, con un atto firmato il 16 settembre 1943. Il Museo si insedia nel 1950 e a Georges Henri Rivière, creatore del Museo delle Arti e Tradizioni popolari a Parigi, è affidata la concezione di un museo etnografico vinicolo della Champagne. In seguito la biblioteca che era ospitata al pian terreno è trasferita nel centro della città e il Museo chiuso al pubblico nel 1998; è poi nel 2006 che viene rinnovato e l’incarico è affidato allo studio d’architettura Frenak e Jullien, anche se i lavori sono stati effettuati tra il 2018 e il 2020 con il concorso di 65 imprese. Un’impresa notevole che ha interessato il parco, la struttura del Castello come le teche e che ha comportato una spesa notevole.
Quanto alle collezioni, oltre 2mila oggetti sono stati ripartiti in quattro percorsi.
Il pianterreno illustra la formazione del paesaggio e del sottosuolo locale, percorso introduttivo che presenta l’evoluzione del terreno e del paesaggio dal Giurassico alla Paleogenesi. Questa parte racconta come il mare e le lagune si sono succedute per dar seguito al paesaggio e al sottosuolo gessoso, costituito da creta, una delle caratteristiche essenziali dei vigneti locali. In esposizione numerosi fossili marini come le ammoniti o il “campanile giganteum”, gasteropodi che testimoniano la presenza del mare come le impronte di foglie fossilizzate evocano le lagune.

Al secondo piano è di scena la storia dell’insediamento degli uomini in Champagne, dalla Preistoria all’Alto Medioevo, con una grande ricchezza e varietà di oggetti e in particolare una collezioni di monili di grande pregio. Il percorso ci permette di entrare nei diversi aspetti della vita umana nel corso dei secoli, dall’esplorazione delle risorse naturali all’artigianato, alle armi, fino all’evoluzione nell’abbigliamento, dalle abitudini alimentari ai riti funerari. Numerosi eruditi o archeologi hanno scavato nella regione dagli inizi del XIX secolo quali Joseph de Baye, il già citato Abate Pierre Favret, poi André Loppin e André Brisson, che hanno riportato alla luce numerosi reperti soprattutto del Neolitico e l’Età del ferro.
Al primo piano la storia del vino di Champagne, dall’insediamento dei vigneti al momento della fama, la presentazione delle tappe dalla cura della vigna, alla vendemmia, fino alle fasi di lavorazione, sono spiegate in modo chiaro, con il tono di un racconto e per altro in termini professionali. La prima sala è consacrata all’impianto dei vitigni in Champagne e l’apparizione delle grandi abbazie che gestiscono i possedimenti come l’abbazia di Saint-Basle de Verzy, l’abbazia di Saint-Martin d’Épernay e quella d’Hautvillers. La seconda sala è dedicata al lavoro della vigna e del terreno fino alla denominazione; quindi la terza alla vendemmia e pressatura. Nella “navata” centrale sono presentati a guisa di esposizione artistica attrezzi, foto antiche di Jean Poyet e video oltre che plastici di linee moderne. Nella quarta sala si trova un plastico del Castello e nell’ultima sala sono presentate numerose bottiglie dal quartino fino ai grandi formati, bicchieri e manifesti che anticipano la fama dello Champagne, come la partecipazione ai grandi saloni o l’etichettatura e la forgia delle bottiglie che creano l’identità di ogni Maison. Una pressa monumentale del XVII secolo di circa sette metri di altezza è conservata nel padiglione d’ingresso.

Tra le curiosità un omaggio ai mecenati della fine del XIX secolo e della Belle Époque che consacra la fama delle “bollicine”. In particolare un omaggio onora la memoria dei mecenati che arricchiscono le collezioni del museo come Monsieur Lefèvre nel 1893, Claude Chandon de Briailles nel 1916, Madame Audierne nel 1933, Madame Lambinet nata Charles nel 1934, Jules Claine nel 1936 o Monsieur Faivre nel 1938.
Claude Chandon de Briailles in particolare ha donato la sua collezione di scrigni e ceramiche Wedgwood come uno spettacolare quadro datato della fine del XV secolo, L’assedio di Rodi dei Turchi nel 1480 attribuito a un discepolo del Maestro del Cardinale di Bourbon, che sarebbe stato commissionato da Antoine d’Aubusson per essere esposto nella Cattedrale Notre-Dame di Parigi.
Jules Claine, infine, esploratore e diplomatico, ha collezionato nel corso delle missioni e dei viaggi numerosi oggetti che provengono dall’Asia, dall’Africa e dall’America del sud, riuniti in una stanza di grande suggestione.
a cura di Ilaria Guidantoni















