
di Sergio Governale
Damiani Group, noto anche come Casa Damiani, che produce e commercializza gioielli e di orologi di alta gamma dal 1924 a Valenza (Alessandria), tramite la controllata Rocca ha costituito la newco Rocca Centro, che ha acquisito Damiano Parati, cui fanno capo dieci gioiellerie mono e multibrand tra Toscana, Umbria e Sardegna. L’operazione prevede che la maggioranza della società sia detenuta dal Gruppo Damiani e che la famiglia Parati, che avrà una minoranza significativa, continui il suo lavoro sul territorio dove opera da decenni (si veda qui il comunicato stampa).
Damiano Parati è un brand di proprietà di Domenico Parati srl, con sede ad Arezzo, che faceva capo sinora a Domenico (52,66%), Andrea e Sara (con il 23,67% ciascuno) Parati. La società ha chiuso il 2023 con 22,4 milioni di euro di ricavi, un milione di ebitda e un debito finanziario netto di 10,6 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
Le boutique Parati, che si trovano a Firenze, Porto Cervo (dove i brand Damiani e Rocca sono già presenti), Perugia, Siena e Arezzo, entreranno quindi nel network Rocca, portando il totale delle gioiellerie con questa insegna da trenta a quaranta. E accanto ai gioielli dei brand Damiani e Salvini, vi saranno esposti anche i preziosi di altri celebri nomi del lusso, tra i quali Hublot, TAG Heuer, Chanel, Pomellato, Dodo, Chaumet, Breitling, Baume & Mercier e molti altri.
Si tratta della quarta operazione di questo tipo conclusa da Rocca con altrettante gioiellerie locali. L’ultima in ordine temporale risale al 2023, quando il brand di Damiani Group ha firmato una partnership strategica con Scintille, azienda di gioiellerie del Sud Italia di proprietà della famiglia Mazzuca, con cui ha inaugurato mercoledì scorso una boutique a Reggio Calabria (si veda qui il comunicato stampa).
Prima di questa operazione, aveva rilevato tra settembre e novembre del 2021 prima il controllo di Bruno Maria Zimmitti 1858 di Siracusa (si veda qui il comunicato stampa dell’epoca) e poi del 100% di Floris Coroneo in Sardegna, top retailer italiano, fondato nel 1954, con punti vendita a Cagliari e Porto Cervo (si veda qui il comunicato stampa di allora). In quest’ultima operazione Damiani Group era stato supportato dallo studio legale e tributario Biscozzi, Nobili e Piazza, mentre Floris Coroneo dallo Studio Perseu.
Ricordiamo che nello stesso periodo il gruppo della famiglia Damiani aveva inoltre investito in LuisaViaRoma, acquisendo una quota di minoranza di Florence srl (si veda altro articolo di BeBeez), club deal guidato dal fondo Style Capital, gestito dall’omonima sgr di Roberta Benaglia, che aveva rilevato il 40% del marchio fashion fiorentino (si veda altro articolo di BeBeez).
“Crediamo nei dettaglianti locali e nelle imprese familiari come Damiano Parati che, negli anni, non hanno smesso di investire per migliorare la loro proposta. Il nostro intento è quello di sostenerli nel back-office, con una gestione centralizzata e più strutturata rispetto a quella che può avere un dettagliante, dalla formazione al marketing”, ha spiegato Guido Roberto Grassi Damiani, presidente esecutivo di Damiani Group, a Il Sole 24 Ore (si veda qui il post Linkedin). E ha aggiunto: “Alla base di tutte queste operazioni, c’è la voglia di dare un futuro alle imprese familiari, in cui i titolari vogliono rimanere parte attiva del business. Siamo un’alternativa ai grossi gruppi e ai fondi di private equity, che per esempio vogliono spesso imporre il proprio management o vedere risultati economici in fretta: noi non abbiamo questo interesse, anzi. Abbiamo joint venture ventennali di questo tipo”.
E Andrea Parati, amministratore delegato di Damiano Parati, ha commentato: “Essere al fianco della famiglia Damiani, con cui sentiamo di avere una forte affinità perché anche noi siamo nati come artigiani orafi, ci rassicura e ci permette di guardare al futuro con grande serenità”.
Damiani Group, sbarcato nel 2007 a Piazza Affari, da cui è uscito nel 2019, è il più grande gruppo indipendente in Italia nel settore della gioielleria e dell’orologeria di lusso, ancora oggi gestito dall’omonima famiglia direttamente e attraverso Leading Jewels sa, D. Holding sa e Sparkling Investment sa, che detengono rispettivamente il 70,87%, l’11% e lo 0,03% del capitale. Le altre quote sono possedute dal presidente esecutivo (6,58%) e dai fratelli Giorgio Andrea (6,16%) e da Silvia Maria Grassi Damiani (5,35%).
Gestisce sei marchi di gioielleria: Damiani, Salvini, Bliss (mini gioielli per i giovani), Calderoni (storico marchio milanese di alta gioielleria fondato nel 1840 e specializzato nella selezione di pietre preziose, che è una business unit del gruppo dedicata principalmente alla vendita di diamanti naturali sciolti), Rocca (catena di lusso acquisita nel 2008) e Venini (secolare vetreria muranese, acquisita al 100% nel 2020).
Damiani Group ha generato nell’esercizio terminato a fine marzo 2024 un fatturato di quasi 334 milioni di euro, in crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un ebitda di circa 40 milioni e un indebitamento finanziario netto di 35 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
Negli otto mesi di quest’anno fiscale che si concluderà a marzo 2025, il gruppo sta registrando “una crescita, forse più bassa di quella che avremmo voluto ma comunque importante visto il contesto molto critico per il lusso”, ha sottolineato il presidente esecutivo, che ha confermato l’obiettivo di arrivare a 500 milioni di ricavi nel 2027. “Il retail sta mettendo a segno incrementi a doppia cifra. Il wholesale, invece, soffre. Molti dettaglianti nei momenti di difficoltà sono tentati di tirare i remi in barca. Investono meno, ordinano meno merce. La regressione, poi, è spesso accentuata dal cambio generazionale. Per questo abbiamo scelto di investire in realtà come la nostra e come quella di Damiano Parati, in cui il cambio generazionale ha dato una spinta al business”, ha precisato.
Molto presente nell’intero Far East, alla fine di novembre ha aperto una nuova boutique a Seul, in Corea del Sud (si veda qui il comunicato stampa). Nell’esercizio in corso ha previsto una ventina di aperture, tra cui le boutique Rocca Rolex in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano; Rocca Cartier all’aeroporto di Roma Fiumicino; Rocca Panerai e Rocca Venini a Bologna. In apertura ci sono anche nuovi store in Arabia Saudita. L’anno scorso aveva invece aperto a Tirana. “Rocca è leader in Italia e ora vogliamo esportare il business. Abbiamo iniziato da Lugano e Tirana, ma apriremo in Arabia Saudita e Corea del Sud. Abbiamo voglia di crescere e per questo non ci siamo mai fermati con gli investimenti”, ha detto ancora Damiani. Investimenti che potrebbero includere nuovi deal con realtà locali di vendita al dettaglio ma anche produttori: “Abbiamo diverse opzioni sul tavolo, anche in fase avanzata. Stiamo guardando anche produttori e brand”.















