BeBeez ha visto per voi, in occasione dell’anteprima stampa di Milano al cinema Anteo, Le Successeur, questo il titolo originario, un film di Xavier Legrand con Marc-André Grondin e Yves Jacques; sceneggiatura di Xavier Legrand in collaborazione con Dominick Parenteau-Lebeuf, fotografia di Nathalie Durand, prodotto da Alexandre Gavras e distribuito da Teodora Film.
Dopo il successo de L’affido, vincitore di due premi alla Mostra del Cinema di Venezia e di due César, gli Oscar francesi, Xavier Legrand torna alla regia con L’Erede, tratto dal romanzo L’ascendant d’Alexandre Postel, un provocatorio thriller d’autore in uscita nelle sale italiane.
Ellias Barnès ha poco più di trent’anni ed è il più acclamato stilista di Parigi, la firma che inaugura il nuovo corso della Maison Orsino, continuità e innovazione, un omaggio allo stilista scomparso, la celebrazione del nuovo. Proprio nel momento culminante della sua carriera, tuttavia, è costretto a tornare a Montréal per i funerali del padre, con cui non aveva più rapporti da tempo, mentre avverte dolori e un malessere fisico che lo mettono in ansia, probabilmente legato a qualcosa di psicosomatico, quasi una premonizione. In un crescendo di suspense finirà per scoprire il terribile segreto che l’uomo nascondeva e che segnerà per sempre anche il destino di Ellias.

Un film potente, sconcertante, forse eccessivo – per certi aspetti il film si perde fino a un grottesco ed eccessivo delirio – che fa riflettere sulla quotidianità insospettabile, sulla capacità di mentire e di nascondere di persone che si battono per ideali che loro stessi infrangono. Ben girato e ben interpretato, è un film che ha la capacità di sorprendere e che spinge ognuno di noi a chiedersi se abbiamo davvero chiaro chi sia l’altro anche se magari ci sta accanto da una vita.
Applaudito al Festival di San Sebastián, L’Erede fa propria la lezione di Hitchcock e Fritz Lang ma anche della tragedia classica, riuscendo a inchiodare lo spettatore alla poltrona fino allo sconcertante colpo di scena finale. “Amo giocare con i codici del cinema di genere, piegandoli e manipolandoli”, afferma Legrand. “Si tratta di figure di linguaggio conosciute bene dagli spettatori, che io provo ad ancorare a un realismo più forte, a una situazione più tangibile. L’Erede può essere considerato un film di genere, ma di un genere che non si può definire con esattezza, in quanto ibrido e sfaccettato: è insieme un thriller, un neo-noir, una favola nera e una parabola tragica”.
a cura di Ilaria Guidantoni















