Il poderoso album Gli altri di Davide Riccio, in arte DeaR, per l’etichetta indipendente Music Force, uscito alla fine del 2024, è quasi una Summa per utilizzare il linguaggio della teologia medioevale, ma non immaginiamo nulla di granitico e completo quanto chiuso in sé. Al contrario questa produzione, coraggiosa nel mercato di oggi, con tre cd e ben 58 brani, tanti quanti gli anni del suo autore, è un viaggio aperto attraverso i luoghi e le esperienze che vestono la musica di linguaggi diversi.
Un ritorno alla lingua italiana con anche delle incursioni nella musica francese per un lavoro profondamente autoriale, testi e musiche di DeaR. Spesso, sempre più, un brano che talora dà anche il nome all’album diventa quasi un claim e il resto rimane in ombra. In questo caso siamo di fronte a una raccolta di racconti con un filo conduttore che non è così immediato, ma ognuno vive di vita propria. BeBeez ha rivolto qualche domanda all’autore.
Domanda. Come nasce questo lavoro? Un’ispirazione unitaria o una progressione che poi ha riunito tante tappe in un unico percorso?
Risposta. In primo luogo questo lavoro nasce dai dieci anni di musica fatta tra il 1991 e il 1999, quando decisi di cambiare rotta e usare la lingua italiana invece dell’inglese, pensando che questo mi sarebbe stato di maggiore aiuto nell’affermarmi come cantante autore. Invece, a parte qualche brano pubblicato, è stata quasi tutta musica rimasta inedita e conservata nel mio archivio personale. In secondo luogo, per ragioni dell’età che avanza e di salute, dopo la diagnosi di un tumore e successive operazioni, cure e follow up, in questi ultimi anni ho accelerato un percorso unitario e unificante di tanta varietà di produzioni iniziato negli Anni Dieci del Duemila per pubblicare finalmente il mio enorme archivio di composizioni e registrazioni fatte e conservate dal 1981 in avanti e che ho chiamato Uchronia, come fosse cioè la mia storia alternativa rispetto a quella svoltasi realmente; quella che sarebbe potuta essere se avessi pubblicato la mia musica a suo tempo e intrapreso una carriera riconosciuta tale. Dopo aver disseminato qualche vecchio brano nei dischi più recenti, dal 2019 al 2023, come New Roaring Twenties-Human decision required, Out of Africa, Mon Turin, la riedizione di Wrong or right of forty e Dear me!, rimanevano ancora troppe cose del passato, soprattutto dei decenni Ottanta e Novanta; perciò ho chiesto a Music Force di farne i due cofanetti DeaR Tapes-Greetings from Uchronia e Gli Altri. Era importante liberarmi da quest’incompiuta e demotivante zavorra del passato, che a un certo punto mi ha inchiodato, impedendomi di andare oltre. La domanda che ultimamente mi ponevo era: perché fare ancora qualcosa di nuovo, con tutto quello che ho già fatto e che seppellirò con me? Lo stesso è successo con i libri e tutto il materiale scritto inedito accumulato nei decenni, quindi una dozzina quelli pubblicati dal 2019 ad oggi. Ora, alleggeritomi da tanto peso accumulato, anche se molto altro è rimasto nell’archivio, posso superare l’impasse e lasciare il passato definitivamente alle spalle e sono pronto a qualcosa di completamente nuovo, a cui sto già lavorando.
D. Parli di un ritorno alla lingua italiana: cosa ha mosso questa scelta?
R. Avevo sempre ascoltato canzoni e musica di produzione angloamericana o tutt’al più francese e tedesca (krautrock e Kosmische Musik). A parte De Andrè e gli Area, da ragazzo non ascoltavo granché di nostrano, per non dire nulla. Poi mi sono capitati La sposa occidentale e L’apparenza. Fu ascoltando i dischi bianchi di Battisti/Panella che pensai alla bontà della lingua italiana anche per il mio modo di fare musica e la mia poetica, cosicché inaugurai il secondo decennio lasciando l’inglese per l’italiano. E questo anche per riprovare a trovare una strada di consolidamento professionale nell’attività musicale, poi abbandonata definitivamente, ma senza smettere di comporre e registrare per mia più profonda necessità e mandare occasionalmente del materiale in giro. Dal Duemila sono tornato prevalentemente all’inglese, ma talvolta uso anche l’italiano. In seguito, dagli Anni Novanta in poi, ho apprezzato anche Paolo Conte, Franco Battiato, Alice e Ivano Fossati, di cui possiedo ogni lavoro. Il resto continua a interessarmi poco. Tra le ultime cose trovo molto interessanti i lavori del progetto Deproducers.
D. Le suggestioni del cantautorato francese sono molto raffinate, forse in parte inaspettate. A cosa rispondono?
R. La mia famiglia nel Novecento si è sparpagliata per il mondo. Mio nonno tornò da Philadelphia a vivere in Italia. Mia zia, nata lì, visse per alcuni periodi con noi e mi insegnò per prima l’inglese. Altri della famiglia di mia madre erano emigrati in Francia. Ero felice quando si andava trovare questi zii e cugini in Costa Azzurra o quando venivano da noi, nella nostra Torino, che storicamente è stata anche una città francese. Credo che il francese, insieme all’italiano e all’inglese, sia una delle più belle lingue del mondo. Mia sorella, più grande di me di sei anni, che ascoltava gli chansonnier e molta canzone francese in generale, iniziò a insegnarmelo; poi lo perfezionai attraverso la lettura, specialmente dei simbolisti francesi. Amai soprattutto Rimbaud e Baudelaire. Direi che risponde al bisogno che a volte sento di esprimermi in questa bellissima lingua. Se esiste una lingua che raccoglie un consenso unanime in tutto il mondo sulla sua bellezza, è il francese. L’italiano è considerata invece la lingua più dolce e attraente. E poi adoro la cultura e l’arte francese. Io non avrei voluto vivere in nessun altro tempo da quello che mi è toccato in sorte, ma se proprio dovessi scegliere altre due epoche in cui mi sarebbe piaciuto vivere, allora direi che una è l’epoca della Swinging London, l’altra la Belle Époque di Parigi.
D. Siamo in presenza di un album complesso dove le ispirazioni e anche il lavoro musicale è quanto mai vario. Quali sono le anime?
R. Come detto già altrove, l’anima del mio lavoro e della mia ricerca è quella di chi ha il continuo bisogno di conoscere, vivere, esprimere e dare tutto il possibile in questa mia e nostra, forse, unica vita. Quelle che possono sembrare le diverse anime sono in realtà parti in evoluzione di chi sta cercando la propria anima attraverso l’esperienza verso la riconquista dell’innocenza e del sogno; e nella speranza di una sopravvivenza e un’immortalità, nel ritorno alla fonte di una preesistenza che sia oltre la casualità e l’orrore infine ottuso e meramente meccanico dell’universo.
D. Qual è, se c’è, il viaggio da te immaginato?
R. Da bambino, per un periodo, sentivo una sorta di fylgja, una sorta di alter ego, come uno spirito guida, sempre vicino e la musica, l’arte e la bellezza che iniziai a scoprire, anche attraverso questo immaginario tramite, mi affascinarono, sembrandomi un mezzo per sbirciare a volte dentro la breccia creatasi nel muro della sempre più dura e deludente realtà del mondo che ci separa da un antico giardino edenico e perduto, ma forse non perduto per sempre. Il viaggio è stato dunque quello di mantenere aperta quella breccia, se non abbastanza grande da penetrarvi, abbastanza da tornare a sbirciare al di là, a sentirvi qualcosa e un comunicarvi.
D. C’è un messaggio che vuoi trasferire?
R. No. O meglio, non voglio parlare di messaggi da parte mia, perché diventerebbero presuntuosi. Non so se sono e sarò tramite per qualcosa, e sicuramente ognuno reagirà a modo suo a qualcosa di mio e non più mio (“Je est un autre”, come scrisse Rimbaud). Spero solo di trasferire la sensazione di aver fatto tutto onestamente, nel modo più autentico e interessante che ho potuto senza rinunciare alla ricerca con i suoi alti e bassi.
D. Ci dai qualche anticipazione del tuo nuovo lavoro editoriale City to city-Viaggio tra le città del mondo che hanno dato nome a un genere o a una scena musicale? E’ in un certo senso un completamento di quest’ultimo lavoro musicale?
R. Si tratta di un lavoro che ho già affrontato a lungo in radio, prima su Radio Banda Larga all’interno del programma Insolita Musica, poi l’anno scorso su Webradio Network. Ora vi ho scritto un libro, che sto rifinendo. Avendo amato anche i viaggi – peccato per il mio diploma di operatore turistico, mai sfruttato, avendo poi fatto altro fin dall’università – e avendo curiosato tra le musiche e gli strumenti musicali di tutto il mondo e nella storia dell’uomo, ho infine fatto un viaggio tra le città e regioni di tutto il mondo che hanno dato vita e il proprio nome a un genere musicale, a una scena, un movimento, una scuola. Sono circa 120 città e regioni, dagli States alla Nuova Zelanda, dalla Norvegia al Sudafrica, e nel tempo dalla Scuola di Borgogna al Baltimore Club. Io stesso, con la mia musica, ho fatto un viaggio lungo più di 40 anni tra i generi musicali, usandoli e rileggendoli a modo mio per conoscerli e capirli meglio, farli anche un po’ miei, al punto che due anni fa Radio Arte trasmise 24 ore filate di un programma intitolato DeaR World, per un totale di 24 ore di mia musica raccontata e riorganizzata in forma di viaggio attraverso tutto il mondo – ma anche le epoche – dovuto alle diverse modalità e sonorità da me usate nel tempo. Non so se questo libro sarà un completamento di un qualche percorso. Ci sono ancora molti materiali degli anni tra il 2000 e il 2010, decennio che dedicai alla sperimentazione e all’elettronica soprattutto strumentale, a suo tempo molto apprezzati dalla critica o da programmi radiofonici cosiddetti di nicchia (come Battiti su Rai Radio 3), il tutto però autoprodotto in modo estremamente limitato e oggi in parte fattosi irreperibile. Quindi non mi dispiacerebbe riproporlo. No, non mi sento ancora giunto a un punto finale.

Chi è Davide DeaR, alias Davide Riccio
Classe 1966, è scrittore, giornalista, compositore e musicista. Svolge inoltre l’attività di educatore professionale. Ha esordito negli Anni Ottanta con i gruppi torinesi Canned Music, Bluest, Off Beat, Vast of Heaven e Individua Vaga. Polistrumentista, cantante, autore e compositore, ha pubblicato lavori come ospite, a nome proprio o con l’aka DeaR o in diversi gruppi e progetti. Nel 2006 ha realizzato il cd L’Orfeo Concluso con Mirco Ashtool Rizzi e altri musicisti sperimentali (Into my bed/Bosco Rec./Mila Records). Nel 2007 ha preso parte al cd Voci dei Timelines con Claudio Ricciardi e Giuseppe Verticchio, testo basato su La Strega di Jules Michelet (Unamusica). Ha curato i progetti collettivi tra i quali Neumi-Cantus volat signa manent. musiche di autori vari (libro illustrato con cd, 2011, Genesi editrice/Into my bed recordings/Unamusica) e Flatland (Kipple, 2011). Ha partecipato a lavori di altri musicisti tra cui Roulette Cinese (Chinese Pop, 2012), Day Before Us di Philippe Blache (Script Of A Journey Through The Time-Image, 2015, e Prélude à l’âme d’élégie, Opn 2015), Deadburger (La chiamata, Snowdonia 2020). Suoi brani sono presenti in svariate raccolte su vinile di autori vari, tra cui Movimenti Italiani 1991, Il cielo visto dalla luna (1992), Punto Zero n. 15 della Toast records (Ma poi non arrivi mai con Carlo Actis Dato, 1994). I suoi ultimi lavori sono New Roaring Twenties/Human Decision Required doppio CD (New Model Label, 2021); Out of Africa (Music Force, 2021); Wrong or right of forty (ghost album 2006, Music Force 2022); Mon Turin (Music Force, 2022); DeaR Me! (Music Force, 2023); DeaR Tapes-Greetings from Uchronia, raccolta di inediti 1981-1990 triplo cd (Music Force, 2023); Gli Altri (raccolta di inediti 1990 – 1999 / triplo CD Music Force 2024). Ha pubblicato poesie e racconti su svariate riviste e antologie dal 1985 ad oggi tra le quali ultima Tutidì-Amica poesia (Genesi, 2024), in cui una sua poesia è presente insieme a tutti i grandi autori classici e contemporanei della poesia italiana. E’ altresì autore di Povertissement (Poesie, Genesi, 2006); Sversi (Poesie, Libellula Edizioni, 2008); Neumi-Cantus Volat Signa Manent (saggio illustrato sulla storia della notazione musicale e alternativa di tutto il mondo con musiche reinterpretate da autori vari dai sumeri al futurismo e oltre; con cd musicale, Genesi, 2011); Solo a Torino (Albatros, 2019); Raccolti-Mespoèmes, Brevetat, Parracine, L’Umbria e la Luce (Poesie, Oedipus, 2019); Poesie fuoriporta (Poesie, Campanotto, 2019); La banca dei reincarnati (Romanzo, Genesi, 2021); Poi Sia-poesia visuale e concreta e TraMe (Genesi, 2021); A qualsiasi titolo (Poesie, Genesi editrice, 2022); Il Musico – Una storia ritrovata, biografia di David Rizzio (Saggio storico, Genesi, 2022, con prefazione dello storico Sergio Soave); Italian Bowie, tutto di David Bowie visto in Italia e dall’Italia (Saggio biografico, Arcana, 2023); Il Brecceto (Poesie, Genesi, 2023); Arrosto Impareggiabile – Dell’enigmatico manoscritto ritrovato di Harinezumi e della sua soluzione (Genesi, 2024). In uscita nel 2025 il saggio City to city-Viaggio tra le città del mondo che hanno dato nome a un genere o a una scena musicale. Dal 1999 ha collaborato con quotidiani e periodici (Torino Sera, La Val Susa, Oblò). Dal 2004 scrive di musica; ha curato un migliaio di interviste con gruppi musicali e musicisti italiani e internazionali per la ezine Kult Underground. Dal 2013 al 2024 ha realizzato programmi radiofonici tematici come autore e speaker per le webradio Radio Banda Larga (Il bobinone, Insolita Musica, Ciao Torino, Italian Bowie), per RadioArte (DeaR World) e per Webradio Network (Rocknotes, appunti di viaggio tra le città musicali). Dal 2010 ha curato o preso parte ad alcuni cortometraggi e lungometraggi di fiction e documentari come regista, autore o co-autore, attore o voce narrante o variamente collaborando.
a cura di Ilaria Guidantoni















