
Bebeez ha partecipato all’apertura a inviti del giardino storico della Fattoria Villa Le Corti, residenza della Famiglia Corsini, a San Casciano Val di Pesa, alle porte di Firenze.
Un’occasione preziosa per la promozione di un turismo che cerchi a un tempo la natura e la cultura, progetto che consente la manutenzione e la valorizzazione del patrimonio storico esistente – le dimore storiche sono infatti strettamente collegate ai loro giardini – e una via di fuga per l’over tourism che colpisce il capoluogo. Il Pnrr settore turismo e cultura in Italia sta avendo successo e ha ottenuto un grande apprezzamento in sede europea.
La realtà di Villa Le Corti è particolare perché è ad un tempo una realtà di pregio storico- architettonico e un’azienda di produzione di olio e vino biologica con pratiche biodinamiche, che fin dalla sua realizzazione nel Cinquecento, ha saputo coniugare l’aspetto culturale-monumentale ed economico produttivo.

In anticipo sulle scadenze, l’Italia concluderà a giugno la misura dedicata ai giardini, ha sottolineato il dirigente Pnrr Cultura Luigi Scarraina, mentre è in corso di realizzazione di una monografia a cura del Ministero per valorizzare questi “musei viventi” e a un tempo fluidi perché cambiano costantemente rendendo necessaria una cura continua.
Per fortuna la manutenzione ordinaria dei giardini è stata equiparata a quella delle parti edificate e defiscalizzata. Infine nel giugno 2026 si concluderà il censimento dei giardini storici e la formazione per i Giardinieri d’arte, con l’inizio di un nuovo percorso di vita. Il 25 maggio prossimo invece, come ha annunciato Tomaso Marzotto Caotorta, presidente Associazione Dimore Storiche Italiane Toscana, saranno aperte al pubblico 108 dimore storiche al pubblico.
Il restauro ha avuto un finanziamento di 1.823.265 euro che con qualche economia di spesa ben calibrata ha consentito il restauro di qualche elemento in più rispetto a quanto stabilito. Il cantiere fa parte di un totale di 129 interventi ammessi dalla Misura del Pnrr di cui 12 tra Firenze, Prato e Pistoia per un totale di circa 18 milioni di euro di copertura. Solo in Italia la misura ha previsto una convenzione pubblico privato della durata di dieci anni per regolare e vigilare sulle attività stabilite in misura proporzionale al finanziamento, in particolare per quanto concerne il rapporto con i visitatori, regolato come un museo.

Oggi diventa accessibile il Prato, la parte più antica del giardino, il viale dei cipressi, detto il Viottolone; il Giardino cosiddetto romantico, dal quale si può vedere l’Orto; mentre l’Archivio Corsini, il più grande archivio privato di famiglia toscano, è già accessibile agli studiosi.
La Villa, di impianto rinascimentale, un manufatto quadrato con due grandi torri e un cortile interno cuore dell’edificio, si erge su un giardino pensile che funge da copertura per le cantine, una soluzione altamente sostenibile soprattutto se si pensa che è di concezione rinascimentale. D’altronde non siamo in presenza, come accennato, di una villa di delizie ma di una realtà che trova nell’aspetto produttivo un fattore essenziale. Dei giardini tradizionalmente erano le donne a occuparsene e tra le curiosità una Sala delle Donne, la sala da pranzo, dedicata alle spose dei Corsini che nel tempo si sono succedute con i loro ritratti.
Il progetto è stato messo a punto dagli architetti Gianni Vivoli, Rosa di Fazio e Marco Battaggia che hanno scelto di conservare lo stile della famiglia, l’integrità interpretativa non conservatorista, al di là delle scelte filologiche o conservative o altro.

Per quanto concerne il verde del Giardino all’italiana è stata fatta una scelta olfattiva molto forte, che si apprezzerà soprattutto nella prossima primavera, e nel roseto, il Giardino Romantico, sono state piantate esclusivamente rose profumate, con la ricerca della presenza di piante fiorite in ogni stagione. L’Orto è stato ripensato in chiave contemporanea. Sono stati inoltre recuperati tutti gli annessi come gli accessi, il cancello con il rifacimento dei capitelli, i muri di contenimento e la Cappella Sant’Andrea Corsini, dove sono sepolti tutti i membri della famiglia con un intervento strutturale di consolidamento sul muro e il recupero del sagrato. Interessante il reimpiego esclusivo, fin dove possibile, dei materiali locali anche risultanti da precedenti interventi che i Corsini hanno conservato in un deposito.
Per il futuro l’impegno è nel segno della sostenibilità economica, nel mantenimento dell’autenticità del luogo e nella volontà di renderlo vivo; lavorando su itinerari in modo da integrare la visita ai giardini in un percorso. Nello specifico si sta lavorando a una certificazione sul modello francese dei Jardin Rearquables. L’auspicio è che la Toscana possa diventare un progetto pilota e per Villa Le Corti è già stata presentata la candidatura Unesco.

Villa Le Corti d’altronde ha una storia importante che inizia nel 1363 quando la famiglia toscana dei Corsini acquista i primi terreni nel cuore del Chianti fiorentino. Nel corso di sette secoli, si trasforma in un complesso architettonico e paesaggistico il cui valore storico è riconosciuto dallo Stato italiano, diventando dal 1992 la residenza di famiglia. La maestosa forma tardo rinascimentale che ancora oggi possiamo apprezzare è quella progettata da Santi di Tito all’inizio del Seicento, con finestre regolari incorniciate da finiture in pietra serena. La Villa fu restaurata con grande cura da Don Tommaso a fine Ottocento e nuovamente nel 1992 da Don Duccio e Donna Clotilde che l’hanno scelta come loro dimora.
Nella seconda metà del Cinquecento i fratelli Filippo e Bartolomeo sono i veri artefici della fortuna della famiglia sviluppando una rete di compagnie commerciali in Europa e fondando, alla fine del secolo, la più grande banca italiana a Londra. Con il ricavato delle attività Bartolomeo incrementa gli investimenti in beni immobili in Toscana e Umbria e dà alle Corti l’assetto che ha ancor oggi. Il primo riferimento alla villa-fattoria come cantiere è attestato il 20 febbraio 1600. Dal 1602 inizia la costruzione dei nuovi locali adibiti alla fattoria e in particolare le cantine immense che si snodano su tre livelli sotto alla villa e al grande prato. Con il 1614 il progetto è definito. Importanti interventi in tutte le proprietà della famiglia sono realizzati nel Seicento con Filippo, figlio di Bartolomeo, influente consigliere di Ferdinando de’ Medici, oltre che letterato, Accademico della Crusca con il nome di “Chiaro” e grande mecenate per le arti. Altro illustre esponente della famiglia Don Bartolomeo Corsini, viceré di Sicilia dal 1737 al 1747 che impose, in questo ruolo, il primo vincolo di tutela paesaggistica della storia nel 1745, quella dei boschi di Carpineto e del grande ‘castagno dei cento cavalli’ nel Parco dell’Etna.

Tutto l’Ottocento è caratterizzato da un notevole impegno politico di molti rappresentanti della famiglia. Neri Corsini ricopre alcune cariche durante il periodo Napoleonico battendosi per l’indipendenza del Gran Ducato di Toscana. Verso la fine del secolo Don Tomaso, IV principe di Sismano, è deputato nel Regno d’Italia per sei legislature, dal 1865 al 1882, e poi senatore a vita. E’ tra l’altro tra i fondatori della Fondiaria Assicurazioni e della Cassa di Risparmio di Firenze, di cui ricopre il ruolo di presidente a vita. Grande appassionato di archeologia, dette vita a campagne di scavo importanti (recupera tra l’altro la Fibula Corsini oggi al Museo Archeologico di Firenze) e a partire dal 1896 intraprende nuovi imponenti lavori di restauro della Villa. Nella seconda metà del XVII secolo, la struttura del complesso architettonico era stata ampliata con l’erezione del convento dei Cappuccini anche se non direttamente legato alla Villa. La chiesa viene consacrata a Sant’Andrea Corsini.
Il Novecento vede ancora protagonista l’impegno della famiglia in politica e in arte. Il nipote di Don Tommaso, che porta lo stesso nome, VIII Principe di Sismano, partecipò alla carta costituzionale della Repubblica Italiana come deputato dell’Assemblea Costituente; nonché esperto di agricoltura e di allevamento, contribuisce in modo determinante allo sviluppo e alla ripresa dei settori tra Toscana e Umbria.
a cura di Mila Fiorentini















