
In perfetta sintonia con il tempo buio che stiamo vivendo, è Battiti per la Pace il claim che il direttore artistico Ruggero Cappuccio ha scelto per la XVIII edizione del Campania Teatro Festival (organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival) tornato alla sua ideale collocazione estiva, puntando sulle location diffuse di Napoli (dai numerosi teatri al Palazzo Reale) e della Regione: un intero mese, dal 13 giugno al 13 luglio, ricco di un’offerta di alto profilo che si riassume in oltre 150 eventi e 31 debutti assoluti, suddivisi nelle tradizionali sezioni Internazionale, Prosa Nazionale, Progetti Speciali, Cinema, Musica, SportOpera, Letteratura, Mostre e Osservatorio.
In questa breve presentazione della rassegna (torneremo su una selezione di spettacoli, molti dei quali si potranno vedere nelle sale nel corso della prossima stagione) diamo conto solo di alcune proposte, fermo restando l’interesse per tutte le altre.

Iniziando dagli ospiti internazionali, il primo ad arrivare a Napoli è il coreografo e danzatore greco Euripedes Laskaridis che nei suoi lavori incrocia danza, performance e arti visive: la sua nuova creazione è Lapis Lazuli (15 e 16 giugno), coproduzione internazionale impegnata da un anno in una tournée mondiale, in cui mescola comico e grottesco, prendendo spunto dalla dualità insita nel nome della pietra blu (il lapislazzuli) per evocarne l’origine al tempo stesso celeste e terreste. Reduce dal Piccolo di Milano, il collettivo belga FC Bergman (già Leone d’Argento alla Biennale del 2023) presenta Works and Days (21 e 22 giugno a Salerno); il titolo è lo stesso del ciclo di poesie (I giorni e le opere) che Esiodo compose nel 700 a.C. dedicandolo al fratello, il tema era l’arte dell’agricoltura. Qui viene agito sulla scena secondo lo stile proprio del gruppo, quello del teatro fisico (compreso il nudo integrale) che non prevede l’uso della parola, dove l’impatto visivo (anche grazie alle imponenti e sofisticate macchine sceniche) è di grande effetto, riuscendo anche a far partecipe il pubblico della potenza della natura (mai come oggi minacciata) e le misere condizioni di vita dei contadini dell’epoca. Presenza non secondaria in palcoscenico è quella di due eccellenti musicisti che suonano dal vivo interagendo con l’azione oltre a riprodurre i versi di alcuni animali.

Regista, attore e coreografo svizzero ma assai presente in Italia, noto per il linguaggio onirico e allusivo dei suoi lavori, Daniele Finzi Pasca con Titizè–A Venetian Dream (24 e 25 giugno) ci trasporta nella città dove passato e presente si fondono da sempre: acrobati, attori e musicisti animano un mosaico di storie cariche di mistero. Il titolo che nel dialetto veneto significa “tu sei” implica l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore di qualunque età attraverso il linguaggio del corpo e la clownerie. Una famiglia già di per sé turbolenta e abituata agli eccessi è in preda allo scompiglio: un ospite inatteso ne è la causa o la vittima? Succede in Un domingo (28 e 29 giugno), spettacolo barocco diretto dal francese Florent Bergal che mescola la tradizione del circo d’oltralpe a quella argentina criolla.

Esempio di perfetta fusione tra teatro e arte marionettistica sono le creazioni dell’eclettico artista sudafricano William Kentridge (regista, pittore e scultore) insieme alla Handspring Puppet Company: il sodalizio ha rielaborato la creazione del 1995 Faustus in Africa (2 e 3 luglio). Il safari che il protagonista intraprende si trasforma in un viaggio di avidità e desiderio: è un chiaro riferimento al patto faustiano di Goethe che rimane una valida metafora dei nostri tempi dove impera il compromesso.
Viene dal Libano Hanane Hajj Ali che ha ideato e interpreta, su drammaturgia di Abdullah Alkafri, Jogging (2 e 3 luglio), diretto da Eric Deniaud, in cui una donna cinquantenne corre per le strade di Beirut con l’intento di combattere depressione, obesità e osteoporosi, stimolando nel suo corpo due ormoni opposti, adrenalina e dopamina, che riflettono la dinamica di una città che costruisce per distruggere e distrugge per costruire. Evocando Euripide e Pasolini, Hanane, donna e madre, incarna i diversi volti di Medea.

Sempre dal Medio Oriente è originaria la siriana Hala Omran, attrice comica protagonista di Dressing Room (3 e 4 luglio), scritto da Wael Ali e diretto da Bissane Al Charif, che dà voce alle donne arabe e al loro vissuto tra le due sponde del Mare Nostrum. E’ anche una riflessione sul corpo femminile e sulle tracce che il tempo vi imprime in un contesto di guerra e violenza sociale.
Italiana ma originaria palestinese è Dalal Suleiman che danza e recita in Reminiscenze (6 e 7 luglio), accompagnata dal canto e chitarra di Alessandra Ravizza: protagonista è il Mediterraneo che ha ispirato i versi di Omero e Virgilio, i poeti arabi e i lirici greci, non solo culla di civiltà ma anche luogo di confronto e scambio per un’ideale convivenza tra popoli.

Molto ricco (41 spettacoli di cui 31 debutti assoluti) è il cartellone della sezione Prosa Italiana che offre meritoriamente spazio ad artisti campani già affermati o emergenti. Fra le molte e sfaccettate proposte ricordiamo (H)amleto (18 giugno), frutto del laboratorio permanente di teatro e disabilità della Compagnia Factory di Lecce: è un’indagine sul corpo non conforme attraverso le parole della tragedia scespiriana in cui il “to be or not to be” è sinonimo dell’esistenza che ci fa aggrappare alla vita anche quando ne perdiamo il senso. Il testo è di Fabrizio Tana, regia a cura di Tonio De Nitto e Fabio Tinella. Si rimane legati a Shakespeare con Poemetti–Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia (18 e 19 giugno) di cui Valter Malosti firma ideazione, adattamento e regia, oltre a esserne l’unico interprete. Composti dal Bardo tra il 1593 e ’94 mentre la peste imperversava a Londra e i teatri erano chiusi, il primo, che racconta della dea invaghitasi di un giovinetto insensibile alle sue lusinghe, è un inno all’eros più carnale e ossessivo; il secondo riprende la storia citando la violenza perpetrata a Roma da Sesto Tarquinio, figlio del re, nei confronti della moglie del generale Collatino. Visti in stagione, abbiamo apprezzato la versatilità di Malosti nei panni della sensuale Venere e in quelli della matrona romana, supportato dall’innovativo progetto sonoro di Gup Alcaro.

Tornando ai nostri giorni, si sorride amaro con Secondo lei (19 giugno), scritto, diretto e interpretato da Sabina Guzzanti (si veda qui altro articolo di BeBeez), che tratta di uno spinoso argomento di cui si tace troppo spesso, l’impotenza maschile e i problemi che crea in una coppia pur legata da un vincolo d’amore: in scena con lei Federico Vigorito. Napoli torna protagonista attraverso due grandi esponenti della sua cultura, Eduardo e Pino Daniele, in Napule è… milionaria (22 giugno), concerto-spettacolo con Mariangela D’Abbraccio che unisce due simboli del rinnovamento del teatro e della canzone partenopea. Ma il grande drammaturgo è anche al centro di Eduardo c’est moi (21 giugno), dove Fabio Pisano, autore, regista e attore, ripercorre episodi della sua vita poco conosciuti o mai rivelati, dai sentimenti ai rapporti con la politica e la famiglia. Scottature (5 luglio) è un racconto breve della scrittrice e poetessa Dolores Prato (1892-1983) in cui narra le vicende di una ragazza cresciuta in convento e le diverse aspettative che famiglia e società nutrono per lei, dall’attraversare l’oceano per sposarsi in America, l’affermarsi col lavoro e infine farsi suora, dato che uscire nel mondo significa scottarsi e bruciarsi tra pericoli e tentazioni: la giovane le deluderà tutte preferendo intraprendere un viaggio alla ricerca di se stessa. Milena Cescon firma la regia e Anna Foglietta è la protagonista dell’intenso monologo.

Elena Bucci e Marco Sgrosso formano da anni un sodalizio artistico che ha prodotto pregevoli lavori: per il Festival hanno realizzato Due (11 luglio), un progetto del quale curano drammaturgia, regia e interpretazione. Può essere letto come un apologo sulla solitudine: due esseri si trovano in una vecchia casa circondata dall’acqua in un luogo deserto. Sono umani o creature di un altro pianeta? All’apparenza si tratta di un uomo e una donna ma generi e ruoli slittano e si invertono: saranno marito e moglie, fratello e sorella, figlio e madre, amanti, vivi o morti? Temendo il silenzio, foriero di minacce provenienti dal mondo di fuori, dialogano senza interruzione, raccontandosi favole antiche riesumate da libri ormai introvabili.
All’interno delle altre sezioni merita almeno una menzione il progetto Il sogno reale, ideato dal direttore Ruggero Cappuccio: un ciclo di letture di opere di scrittori italiani a cui danno voce celebri attrici e attori, tra loro Anna Bonaiuto che legge Maurizio De Giovanni (2 luglio), Claudio Di Palma per Valeria Parrella (3 luglio), Milena Vukotic per Giuseppe Rocca (5 luglio) e Anna Foglietta per Maurizio Ponticello (6 luglio). E dopo uno spettacolo perché non rilassarsi al suono di ottima musica? Tutte le sere nel Giardino Romantico di Palazzo Reale sono in programma i Concerti Dopofestival affidati a valenti musicisti.
a cura di Mario Cervio Gualersi















