
Se cercate un’idea per un long weekend autunnale, la cittadina fiamminga di Bruges, capoluogo delle Fiandre Occidentali, con la sua bellezza incantata e quieta, da fiaba, i vicoli acciottolati che si intersecano con cento canali collegando fra loro angoli, piazzette e stradine, è sicuramente una meta interessante. Anche sotto il profilo artistico.
L’Ospedale San Giovanni, Sint-Janshospitaal, sito storico nel cuore della città, e Museo dal 1977, trasformato nell’Hans Memlingmuseum, ospita infatti una straordinaria collezione con le opere dell’artista Hans Memling, figura preminente della pittura fiamminga del XV secolo. Nel 1958, nella realizzazione del Museo, vengono aggiunte reliquie, documenti e opere d’arte dell’Ospedale.
Fino a quella data, 1977, questo è stato l’Ospedale centrale di Bruges – ospedale e manicomio – in pieno servizio, che ospitava infermi, malati, moribondi nelle sue immense sale che, ancora oggi, conservano vivi i ricordi e le atmosfere del passato, grazie a un intelligente e curato allestimento che valorizza ogni parte del Museo.

L’antico ospedale viene fondato intorno al 1150 lungo la Mariastraat, la principale via della città e a pochi passi dalla chiesa di Nostra Signora. Esiste un primo documento che lo menziona ed è il regolamento dei frati-inservienti risalente al 1188. Rappresenta, quindi, una delle più antiche istituzioni in Europa per quanto riguarda la salute, la medicina e l’assistenza, racchiudendo in sé storie di sofferenza e compassione ma anche annotazioni mediche su cure e trattamenti.
Questo luogo ha attraversato i secoli ed è sopravvissuto alle sfide del tempo e degli uomini, diventando rifugio, luogo di cura e conforto per innumerevoli persone e oggi si rivela e colpisce nella sua straordinaria complessità e nei molteplici significati, perché è un pezzo di storia umana fatto di cura, di arte, di scienza e di umanità. Dalle antiche sale agli spazi della cappella, fino ai resti archeologici dell’ospedale originario, ogni elemento narra la storia di questo luogo. E’ senza dubbio, uno degli ospedali più antichi d’Europa con una collezione legata alla sua storia che comprende, tra l’altro, dipinti, statue, libri, oggetti d’uso comune, materiale medico e una farmacia del XVII secolo – Apotheek Sint-Jan – allestita di tutto punto.

La grande sala che ospitava i malati venne costruita intorno al 1200, principalmente in pietra “Tournai”; verso il 1320 fu aggiunto il monastero, poi trasformato nel XVII secolo in farmacia. L’istituzione ospitaliera crebbe nel medioevo occupandosi sia degli ammalati che dei pellegrini. Gli edifici vennero regolarmente ampliati nei secoli successivi, ricostruiti e rinnovati. La chiesa risale al XV secolo e incorpora un portale del 1270 con i rilievi della Morte e Incoronazione della Vergine e Cristo giudice. La chiesa fu completata nel XVI secolo con una cappella dedicata a San Cornelio. Nel 1544 venne costruito il convento delle monache, infatti dalla fine del XVI secolo l’ospedale venne gestito dalle sorelle agostiniane, la cui badessa era nominata dal Consiglio cittadino.

Entrare in questo luogo significa immergersi in una narrazione che intreccia oltre otto secoli di assistenza medica, devozione e compassione. Le monache e i frati erano coloro che, con una missione quotidiana, assistevano i malati, anche e soprattutto attraverso le epidemie, durante le guerre, in occasione di disastri, a rischio della propria vita, ignari com’erano del significato di batteri e virus.
Facciamo un passo indietro per conoscere la storia di queste prime istituzioni nate nei primi secoli del cristianesimo, quando la guarigione del malato era quasi sempre associata al volere e alla benevolenza di Dio. Si trattava di una Medicina conventuale con la caratteristica di dare asilo ai viandanti e curare gli ammalati con rimedi empirici e tradizionali. Nel 529 viene fondato da San Benedetto da Norcia il Monastero di Montecassino che risponde a queste caratteristiche e alle necessità dell’epoca.

Quindi il termine “ospedale” (che sostituì solo in epoca carolingia il greco “xenodochio“) nel Medioevo non si riferiva solo a un luogo di cura per le malattie fisiche. Questi luoghi non erano sempre attrezzati per le pratiche mediche più complesse, e spesso non vi lavoravano i medici professionisti ma infermieri e religiosi che cercavano di curare i malati con rimedi più o meno legati alla scienza, alla natura e alla superstizione. Ogni Ospedale aveva un orto-giardino nel quale venivano coltivate erbe mediche; dalla metà del 1600 un monaco o una suora erano custodi responsabili della farmacia dove venivano custodite le medicine acquistate o preparate localmente. I medici formati nelle grandi scuole mediche, come quella di Salerno – nata nel IX secolo e che tra l’XI e il XIII secolo ebbe massima diffusione e splendore – praticavano la professione soprattutto nelle proprie case o a domicilio.
La vera espansione di queste strutture si ebbe durante l’Alto Medioevo, con la fondazione di numerosi ospedali da parte di imperatori, re e soprattutto ordini religiosi come i benedettini. Erano luoghi pensati principalmente per accogliere i pellegrini ma anche per rispondere a un crescente bisogno di assistenza da parte della comunità. Ben presto, diventarono strutture dedicate anche alle cure delle malattie, mentre fiorisce una medicina laica, appunto, come la scuola di Salerno.

Il concetto di ospedale subì una trasformazione profonda nel corso del Medioevo; da semplice rifugio per i viandanti diventa un vero e proprio luogo di cura per i malati e ricopre, inoltre, un ruolo cruciale nella vita sociale e religiosa della città e della comunità. L’esistenza di questi ospedali, almeno nell’Occidente europeo, era strettamente legata alla carità cristiana, ma rifletteva anche l’idea di assistenza concepita in modo ampio e totale. Erano insomma istituzioni dove si incontravano fede, benessere e cure per il corpo e per l’anima.
E’ raro trovare un Ospedale che, per la sua storia e per le funzioni svolte, si trasformi in Museo. L’Ospedale di San Giovanni non si limita alla mera conservazione del passato ma oggi, guardando al futuro, si propone come luogo di dialogo e riflessione sul tema della cura e dell’assistenza, attraverso incontri e conferenze, invitando esperti, professionisti e cittadini a condividere esperienze e storie. E’ utilizzato anche come sede espositiva per mostre temporanee e come centro congressi, sala concerti e mostre di altri artisti. L’idea è quella di costruire insieme una società più sensibile e attenta ai bisogni dei più vulnerabili.

Dal 1977, San Giovanni è stato trasformato nell’Hans Memling Museum, dove – tra arte e spiritualità – è possibile ammirare manufatti appartenenti alla storia dell’Ospedale e al tema universale della cura della salute, e alcuni ineguagliabili capolavori di Hans Memling che costituiscono il cuore del Museo.
ll Museo-Ospedale di San Giovanni e Hans Memling sono indissolubilmente legati; infatti, in nessun luogo si trovano tante opere di Memling nel loro luogo d’origine, tra cui il famoso Trittico di San Giovanni Battista.
Memling, artista caposcuola a Bruges, vi si era trasferito nel 1465 e pare sia stato paziente lui stesso dell’Ospedale. Unici sono i quattro dipinti di Memling (1430-1494), realizzati su incarico delle suore e dei frati dell’ospedale e dopo oltre 500 anni conservati ancora nel luogo per cui erano stati creati. La collezione comprende inoltre altri tre dipinti di Memling, facendone la seconda collezione al mondo di sue opere

L’arte di Memling è come una finestra sulla umanità. La contemplazione delle sue opere all’interno dell’Ospedale San Giovanni offre una prospettiva unica sulla maestria tecnica e sulla profondità emotiva del Rinascimento fiammingo.
Preciso nei dettagli, usa la luce in modo magistrale e ha la capacità di evocare atmosfere ricche di significato. I temi religiosi, come la Madonna col Bambino e i Santi, non sono solo espressioni di una fede profonda, ma anche finestre aperte sulla vita quotidiana e sulla spiritualità popolare dell’epoca. Attraverso le sue rappresentazioni di guarigione e assistenza, infatti, Memling ci invita a riflettere sull’evoluzione delle pratiche mediche in quell’epoca, e sull’importanza del prendersi cura dell’altro. Memling descrive nelle sue opere una medicina ancora agli inizi, dove più che curare il corpo era importante curare l’anima e permettere di sopportare meglio il dolore.
La visita dei luoghi vi condurrà davanti all’ospedale medievale di San Giovanni, alla suggestiva Piazza Eleonora Verbeke, al nascosto Parco dell’Ospedale di San Giovanni.
a cura di Daniela di Monaco















