
Da quattro anni è l’atteso compendio della scena italiana under 35: Hystrio Festival, diretto dalla giornalista e critica Claudia Cannella, monitorizza infatti per un anno copioni, spettacoli e performance di quelle che sono le migliori forze emergenti e talentuose del nostro giovane teatro.
Organizzato dalla rivista Hystrio, è in programma sino a domenica 21 settembre al Teatro Elfo Puccini di Milano. Suddiviso in sei intense giornate con almeno tre appuntamenti quotidiani, il cartellone spazia tra generi e linguaggi diversi: commedie, stand up comedy, teatro musicale, mise-en-espace e letture di testi.
L’apertura ha visto il frutto della collaborazione tra il drammaturgo Diego Pleuteri (ricordiamo la sua pièce Come nei giorni migliori che festeggia il terzo anno di repliche) e l’attrice Valentina Picello della quale abbiamo parlato su queste pagine sia per l’interpretazione di Anna Cappelli di Annibale Ruccello (in scena al Franco Parenti di Milano dal 28 ottobre al 9 novembre), presentato al Ginesio Fest dello scorso anno (si veda altro articolo di BeBeez), e per La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams, diretto da Leonardo Lidi (al Parenti dal 10 al 15 febbraio 2026). Madri è il testo che Pleuteri ha scritto per lei: non è semplice raccontarne la trama dato che si compone di soprattutto di riflessioni autoreferenziali, pensieri e “a parte” di una madre e di suo figlio che s’incontrano a casa di lei in uno spazio temporale non definito. Sono due persone fondamentalmente sole (di cui non conosciamo i nomi), chiuse in un loro mondo: lei, priva della nozione del tempo, conserva gelosamente ritagli di giornale chiusi in scatoloni che cerca invano di tener in ordine e non trova mai le cose che le servono, lui sogna di lasciare la città e potersi isolare in una baita di montagna senza incontrare anima viva, compreso il fattorino che gli consegna la spesa.

Li incontriamo in due visite in due diversi giorni (o è uno solo, come sostiene la donna), la prima inaspettata per lei, annunciata per lui, del giovane uomo, che abita altrove, a casa della madre: si parla di abiti da lavare, di una cena da approntare ma sono i silenzi, il non detto che fluisce dai pensieri (ai quali possiamo accedere poiché ci vengono rivelati grazie a registrazioni che si sovrappongono ai dialoghi), senza contare i rumori indecifrabili, citofoni che squillano e poi tacciono: tutto questo crea un’atmosfera simil noir, sospesa di mistero e attesa che richiama quelle di Pinter. In questa non semplice prova si misurano una strepitosa, incantevole Valentina Picello, umbratile, capace di alternare momenti di pura comicità (il sogno in cui le viene praticata l’eutanasia benché sanissima) a moti d’angoscia e timore per l’avanzare dell’età. Accanto a lei Vito Vicino è un figlio premuroso ma anaffettivo, bravo nel tratteggiare una quieta infelicità. La regia di Alice Sinigaglia è ricca d’invenzioni, come quella di far giocare gli interpreti con i rispettivi copioni che a tratti fingono di leggere o di scambiarseli improvvisando; la scena grigia e basica è di Alessandro Ratti, il sound design porta la firma di Federica Furlani. Coprodotto da La Corte Ospitale e Scarti, Madri sarà in tournée all’inizio della stagione 2026/27.

Nella stessa sera di martedì abbiamo assistito al debutto di Piena come un uovo, testo della drammaturga e attrice americana Lisa Lampanelli, efficacemente tradotto da Monica Capuani, messo in scena dalla Compagnia Caterpillar.
Il tema sono i disturbi alimentari, oggi un serio problema per tanti giovani, e il rapporto con il cibo. Non una seriosa disquisizione ma un approccio originale e scanzonato attraverso quattro personaggi femminili: tre di loro in sovrappeso (la parola “grassa” viene giustamente ostracizzata oppure citata con autoironia) e una irrimediabilmente magra, vissuta dalle altre con invidia mista a rancore, mentre il suo desiderio è unicamente quello di prendere peso. Si passano in rassegna, sotto forma di aneddoti tratti dalla biografia personale di ognuna che pare frutto di un’autofiction, le diverse fasi attraversate, dall’ingerire compulsivo le peggiori nefandezze alle diete punitive che fanno perdere una ventina di chili, salvo poi riprenderli in poco tempo. Come sempre la famiglia e i rapporti sentimentali hanno la loro influenza: ci sono madri robuste che vorrebbero vedere le figlie bene in carne, altre che invece le vessano al fine di conservare il peso forma e magari iscriverle a danza classica. Si dimagrisce o s’ingrassa in funzione di rendersi attrattive/i per il partner: è infatti implicito che queste dinamiche valgono anche per i maschi.
Le quattro adrenaliniche, spassose ed eclettiche attrici (Denise Brambillasca, Gaia Carmagnani, Ilaria Longo e Valentina Sichetti) solleticano la nostra golosità ma ci mettono altresì in guardia nei confronti dello junk food, improvvisano un quiz sulle calorie, maledicono i jeans, più spietati della bilancia nel porci al cospetto dei nostri eccessi alimentari, infine si producono in tute multicolori in uno scatenato balletto. La regia a quattro mani di Luigi Aquilino ed Eugenio Fea ha i giusti ritmi e valorizza in egual misura le interpreti e alla quale nel corso delle repliche non guasterebbe un po’ più di compattezza. Piena come un uovo è un Progetto Scuole in collaborazione con Jonas Monza presso il Liceo Statale Carlo Porta di Monza: oltre ai teatri, la giusta destinazione per veicolare il messaggio di questo gradevole e necessario spettacolo.

Come ogni giorno l’ultima proposta della serata è a cura di Situazione Drammatica-Progetto Il Copione, un’associazione culturale con la direzione artistica di Tindaro Granata che per Hystrio Festival seleziona un programma di letture sceniche di autori under 35 le quali vengono drammatizzate da attori e attrici con la presenza e collaborazione dei drammaturghi. A mezzanotte ce ne andiamo è un testo di Giulia Bartolini che è stato letto con perizia da Marta Malvestiti ed Edoardo Sorgente con la collaborazione di Renato Gabrielli. Racconta di una coppia che in un futuro non lontano interagisce con l’intelligenza artificiale che irrompe nelle loro discussioni, talvolta sfociate in liti accese, che hanno per oggetto, ad esempio, la definizione dell’occupazione di lui oppure l’hobby del giardinaggio della nonna di lei. A movimentare il tutto anche un parto anzitempo durante un viaggio in auto.

Nei giorni successivi il denso cartellone ha visto succedersi, tra gli altri, Cantanti, pièce di Mario Gelardi, diretta da Carlo Geltrude, sulla legge del 1991 circa i pentiti di mafia; Sdisorè di Giovanni Testori, realizzato dal Gruppo Uror con Evelina Rosselli, di cui abbiamo parlato diffusamente su queste pagine la scorsa settimana (si veda altro articolo di BeBeez); Quello che non c’è, testo e regia di Giulia Scotti, autrice, attrice e fumettista che, attraverso il dialogo tra il linguaggio teatrale e quello del fumetto, narra una storia di famiglia; Mammut ovvero Vita e morte di un’intelligenza artificiale, drammaturgia di Rodolfo Ciulla e regia collettiva di Fartagnan Teatro, ambientato in un futuro distopico dove la colonizzazione di Marte è diventata un’enorme speculazione edilizia; K(-A-)O di e con Kenji Shinohe, in cui protagonisti sono gli emoji e il dubbio che il loro abuso impoverisca e nasconda le espressioni emotive reali e naturali.

Questa sera alle 19 è in programma A.L.D.E. Non ho mai voluto essere qui, ideazione e direzione di Giovanni Onorato anche in scena con Mario Russo. E’ una performance di musica e parole tra teatro e poetry slam che prende spunto dal suicidio di un adolescente: i suoi amici ne raccolgono i quaderni attraverso i quali cercano di dipanare il mistero che avvolge la sua fine. Alle 21 è la volta di Anse, uno spettacolo di Mezzopalco (una formazione artistica composta di sole voci) e Usine Baug (compagnia i cui fondatori provengono da percorsi artistici diversi come prosa, musica e acrobatica), tratto dal poema Ansa di Mezzopalco, interpreti Riccardo Iachini, Toi e Massimo Giordani. A conclusione alle 22 la lettura di Hinterland di Federico Malvaldi a cura di Chiara Stoppa e Giuliana Vigogna: racconta la storia di due donne, Lea e Cassie, costrette a condurre un’esistenza nell’odierna società dove la realizzazione di se stessi appare una prerogativa a favore di pochi privilegiati.

Domani, domenica, alle 18.30 va in scena la mise-en-espace di Fratelli Benedetti di Bianca Tortato, vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena 2025, per la regia di Claudio Autelli, con Igor Horvat, Francesco Villano e Carlotta Viscovo. E’ un dramma contemporaneo che esplora la complessità dei legami familiari e le diverse percezioni di una stessa realtà. Tre fratelli, Adriana, ex terrorista rinchiusa in prigione da trent’anni, Renzo, architetto ricco ma privo di empatia, e Franco, fragile e depresso, ripercorrono le loro vite. Alle 21, con ingresso libero sino ad esaurimento di posti all’Elfo Puccini, inizia la serata spettacolo dedicata ai Premi Hystrio. Tra i tanti riconoscimenti ci sono quello per l’interpretazione ad Anna Della Rosa e per la regia a Leonardo Lidi; Daniele Villa si aggiudica quello per la drammaturgia; Enzo Cosimi quello per la danza; Paola Villani vince il premio per la scenografia; il Premio Hystrio Twister, votato dal pubblico, va allo spettacolo Vorrei una voce di e con Tindaro Granata; infine l’attrice Leda Kreider e l’attore Alessandro Bandini si sono meritati il Premio Mariangela Melato.
a cura di Mario Cervio Gualersi















