Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 37 del 10 dicembre 2025
di Stefania Peveraro
Nel momento in cui dieci colossi bancari del continente, tra cui Unicredit e Banca Sella, avviano il progetto di una stablecoin comune in euro (si veda altro articolo di BeBeez), da nove banche che erano al momento dell’annuncio del progetto lo scorso settembre (si veda altro articolo di BeBeez), il tema della moneta digitale “a valore stabile” si sposta dal mondo cripto a quello della finanza mainstream. Ma cosa rende davvero credibile e solida una stablecoin? E quali sono i limiti del modello attuale?
A rispondere è Guido Rocco, COO di RIV Technologies, in occasione della seconda puntata della serie Digital Finance Files realizzata da BeBeez Live in collaborazione con RIV Capital. Rocco da Dubai racconta l’evoluzione di RIVCoin: un token che rompe gli schemi, non ha valore fisso, ma è sostenuto da riserve concrete e diversificate. Un progetto che punta a unire solidità e performance, e che offre una prospettiva inedita su come costruire fiducia nell’era della finanza decentralizzata.

Domanda. Iniziamo dall’attualità. Cosa sono davvero le stablecoin e perché se ne parla così tanto oggi, anche in Europa?
Risposta. Una stablecoin è un token che ha un valore stabile, o meglio, che mira ad avere un valore stabile. Esistono diverse tipologie. Ci sono le stablecoin algoritmiche, il cui valore è mantenuto stabile attraverso un algoritmo; quelle collateralizzate da cripto, dove la garanzia è costituita da altre criptovalute; e infine quelle asset backed, che sono quelle più note come USDT (Tether) o USDC, dove la garanzia è costituita da asset reali. È questa la categoria che oggi attrae maggiore attenzione e che sta portando anche le grandi banche europee a interessarsene. Il concetto alla base è traslare nel mondo crypto la stabilità delle valute fiat del mondo tradizionale. Per questo si tratta di una sotto-asset class nell’ambito più ampio dei digital assets.
Domanda. Quanto conta la riserva nella costruzione di fiducia su una stablecoin?
Risposta. È fondamentale. A differenza di una valuta fiat, dove c’è una banca centrale a garantire il valore, nel mondo cripto il meccanismo di fiducia si costruisce sulle riserve. Quando si parla di “peg”, si intende proprio il meccanismo che tiene ancorato il valore della stablecoin al valore di riferimento, tipicamente un euro o un dollaro. Se il prezzo del token si allontana da questo valore, deve esserci un meccanismo, e le riserve sono il principale, per riportarlo alla parità. Ecco perché è cruciale che le riserve siano ben strutturate e soprattutto decorrelate dal mondo cripto: se le garanzie sono esse stesse criptovalute, in caso di shock di mercato tutto il sistema può crollare. Una riserva stabile, trasparente e verificabile è ciò che costruisce la fiducia nel token.
D. Passiamo al vostro progetto. In che modo RIVCoin si ispira al modello stablecoin, pur non essendolo pienamente?
R. RIVCoin non è una stablecoin, nel senso che non ha un valore ancorato o fisso. È un token che fluttua in base alla domanda e all’offerta, ma che è sostenuto da riserve, proprio come le stablecoin asset backed. Quindi eredita da queste l’idea di un valore intrinseco, che è dato dal valore delle riserve sottostanti. Il prezzo può anche scendere sotto il valore intrinseco, ma in quel caso interviene il mercato stesso tramite meccanismi di arbitraggio: se compro un asset a sconto rispetto al valore reale, sto facendo un investimento potenzialmente vantaggioso.
D. Ci spieghi più nel dettaglio da cosa è composta la riserva che garantisce il RIVCoin?
R. La nostra è una riserva ibrida, che combina finanza tradizionale e decentralizzata. Una parte è investita in strumenti finanziari a rendimento elevato, attraverso una strategia elaborata da RIV Capital e collaudata da oltre quindici anni. L’altra parte è allocata nel mondo cripto, con esposizioni lunghe su Bitcoin e altri digital asset, ma anche con strategie di trading attivo. Questo ci consente di mantenere un equilibrio tra stabilità e rendimento, e al tempo stesso di costruire un meccanismo di garanzia che non sia interamente esposto alla volatilità del mercato cripto.
D. A chi si rivolge il RIVCoin? Solo al retail o anche agli investitori istituzionali?
R. RIVCoin nasce con l’idea di offrire accesso a opportunità tradizionalmente riservate agli operatori professionali, anche per il pubblico retail. Ma le sue caratteristiche possono attrarre anche investitori istituzionali. A differenza delle stablecoin classiche, RIVCoin genera valore in due modi: uno, attraverso l’utilizzo e quindi la dinamica di domanda-offerta del token; due, attraverso la performance delle riserve, che sono gestite in modo attivo con strategie più sofisticate rispetto a quelle normalmente associate alle stablecoin. Inoltre, la DAO che emette il token non lo inflaziona in modo arbitrario, come accade in altri progetti: l’emissione è organica e dipendente dalla solidità delle riserve. Questo rende l’asset più sostenibile nel tempo.
D. Resta il nodo della volatilità. Come si comporta il RIVCoin rispetto ai rischi tipici delle criptovalute?
R. RIVCoin è una criptovaluta, quindi partecipa pienamente alla volatilità di mercato. Ma, a differenza di token puramente speculativi, le riserve fungono da cuscinetto, soprattutto nella fase ribassista. Ci aspettiamo che il token segua i cicli tipici del mercato cripto, ma la presenza di asset sottostanti dovrebbe limitarne la caduta oltre il valore intrinseco. In passato, modelli simili hanno dimostrato che questo approccio funziona. È per questo che abbiamo deciso di adottarlo.
Leggi qui la prima puntata della serie Digital Finance Files
















