
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 37 del 10 dicembre 2025
di Stefania Peveraro
Dopo aver investito la maggior parte del quarto fondo, Clessidra Private Equity sgr si prepara a lanciare un nuovo flagship con target 800 milioni di euro. Lo ha annunciato il ceo Andrea Ottaviano nel corso del suo intervento alla tavola rotonda organizzata da BeBeez lo scorso 27 novembre nell’ambito dell’evento The State of Private Markets 2025 (guarda qui il video). In parallelo, rilancia la sua strategia tematica, puntando su settori “core” per il tessuto produttivo italiano come l’agrifood, con il nuovo fondo Clessidra Capital Partners Green Harvest, e sulla digitalizzazione e automazione industriale attraverso piattaforme capaci di servire la media impresa italiana. BeBeez Magazine ha approfondito tutti questi temi con Ottaviano, intervistato anche da BeBeez Live (guarda qui il video).

Domanda. Come è andato il 2025 per Clessidra Private Equity?
Risposta. E’ stato un anno molto positivo. Abbiamo raggiunto circa il 70% di capitale investito del fondo Clessidra Capital Partners 4 (CCP4), e ci aspettiamo di essere pronti per il lancio del nostro prossimo vintage entro la primavera del 2026. Il portafoglio ha mostrato una performance solida e coerente con i nostri obiettivi, con un approccio disciplinato alla selezione delle opportunità e una gestione attiva delle partecipate sulle quali abbiamo sempre implementato diverse azioni in ottica ESG volte a massimizzare il loro valore. In questi anni abbiamo inoltre offerto oltre 100 milioni di euro di co-investimenti ai nostri investitori.
D. Cosa ci può anticipare del nuovo fondo flagship?
R. Il nuovo fondo avrà un target di raccolta di 800 milioni di euro, in crescita rispetto ai 600 milioni del fondo precedente. Clessidra Capital Partners 5 (CCP5) manterrà la stessa filosofia di investimento che contraddistingue Clessidra, ma con un focus ancora più marcato sui criteri ESG: sarà infatti classificato articolo 9 secondo il regolamento SFDR, ma sempre con un focus sulla creazione di valore a lungo termine per i nostri LPs. Le attività di pre-marketing inizieranno nel primo trimestre 2026, con il first close previsto per l’estate 2026. Sarà un veicolo generalista, ma con una chiara attenzione a settori ad alta frammentazione e potenziale di aggregazione, in linea con il nostro approccio buy & build. Continueremo a rivolgerci prevalentemente a investitori istituzionali: fondi pensione, assicurazioni, fondazioni. La nostra cifra distintiva resta quella di offrire un processo altamente professionale, strutturato e orientato alla performance.
D. Come state leggendo il mercato in questa fase? Che settori state privilegiando?
R. Stiamo vivendo una trasformazione profonda nei consumi. Il consumatore si sta allontanando dai beni durevoli, come l’automotive, e concentra la propria attenzione su aree come il well-being, il value for money e il better for you, con un focus crescente su alimentazione naturale, qualità della vita, ma anche su soluzioni accessibili. Nel nostro portafoglio vediamo questi trend riflessi chiaramente. Ma non solo: c’è anche una fortissima domanda di efficienza e ottimizzazione da parte dell’industria. Per questo abbiamo investito in società come Microtec e Impresoft, attive nell’automazione industriale e nella digitalizzazione della pmi italiana.
D. Qual è la vostra strategia nel costruire valore nelle aziende partecipate?
R. Cerchiamo sempre di costruire piattaforme industriali, partendo da società con posizioni già solide e accompagnandole in percorsi di crescita strutturata. La nostra è una logica da imprenditori più che da investitori finanziari. Il nostro obiettivo non è entrare, crescere un po’ e uscire, ma creare campioni nazionali in grado di competere a livello internazionale. La governance è sempre pensata per essere inclusiva: vogliamo imprenditori coinvolti, motivati e parte del successo. Per noi il buyout non è mai un esproprio.
D. Ci fa un esempio concreto di questa logica?
R. Un caso emblematico è quello di Impresoft. È nata dall’intuizione che la media impresa italiana aveva bisogno di soluzioni software su misura, non adattamenti di piattaforme pensate per i grandi gruppi. Impresoft ha creato un’offerta integrata per la digitalizzazione delle pmi. Siamo partiti da un’azienda e oggi ne abbiamo aggregate oltre dieci. Un altro caso è Microtec, attiva nell’automazione industriale e nell’intelligenza artificiale. In entrambi i casi, la chiave è stata la lettura del trend e la costruzione di un operatore capace di fare sistema.
D. Come vi rapportate alla crescente concorrenza internazionale sul mid-market italiano?
R. L’Italia attrae sempre più capitali esteri. Questo è positivo, ma richiede anche maggiore disciplina e distintività. Noi siamo convinti che conoscere a fondo il contesto italiano, le sue specificità, il modo di fare impresa, sia un vantaggio competitivo. Il nostro track record, la nostra rete di relazioni, la nostra reputazione ci permettono di entrare in dialogo con imprenditori che spesso preferiscono un partner “di casa”, ma con standard internazionali.
D. Avete appena lanciato anche un fondo tematico sull’agrifood. Qual è la ratio dietro a questa scelta?R. Clessidra Capital Partners Green Harvest nasce con l’obiettivo di costruire piattaforme integrate lungo tutta la catena del valore agroalimentare. L’agrifood è un settore strategico per l’Italia, ma estremamente frammentato. Vogliamo aggregare eccellenze produttive, estendendo il perimetro anche a settori collegati come packaging, ingredientistica, impiantistica, logistica. Il fondo ha un target di 150 milioni di euro (hard cap a 200 milioni) e ha già completato un first closing di circa 110 milioni nel terzo trimestre 2025, e una prima operazione annunciata nel campo dei prodotti alimentari di alta gamma (cosiddetto “free from”). A supporto di questa nuova strategia, abbiamo inoltre avviato una collaborazione strategica con Confagricoltura, che ci supporta come advisor industriale, contribuendo allo studio dei trend di settore e all’analisi delle filiere. La strategia può contare sull’esperienza specifica ultraventennale di Clessidra sul settore, che però si avvale di un team dedicato
D. Vedremo altri fondi verticali come Green Harvest?
R. Stiamo valutando altri verticali con logiche simili: settori con alta frammentazione, potenziale di aggregazione e valore strategico per il sistema Paese. Ma sempre con un approccio di lungo periodo, costruttivo, industriale. Green Harvest è un progetto-pilota che può fare scuola.













