
Da ieri, sabato 27 giugno, e fino all’11 luglio, Pietrasanta, la città d’arte della Versilia, torna a essere il tempio della danza contemporanea: spettacoli, interventi performativi diffusi, una scuola di formazione, coreografi e danzatori in arrivo da tutto il mondo. Pietrasanta si è preparata così ad accogliere la decima edizione di DAP Festival-Danza in Arte a Pietrasanta (si veda altro articolo di BeBeez), che si conferma come uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla danza contemporanea in dialogo con le arti visive e lo spazio urbano.
Con la direzione artistica di Adria Ferrali e la direzione esecutiva di Sara Tartaglia, il festival è patrocinato da Ministero della Cultura, Assemblea parlamentare del Mediterraneo, Regione Toscana e Comune di Pietrasanta, supportato da Fondazione La Versiliana.
Il 2026 segna un traguardo simbolico per il festival, che celebra dieci anni di attività rafforzando la propria vocazione internazionale e la capacità di mettere in relazione grandi protagonisti della danza internazionale e nuove generazioni di artisti. La direttrice Adria Ferrali, a margine della serata inaugurale, ha sottolineato che “la danza scolpisce lo spazio attorno a sé, così come la scultura dà forma alla materia. Sono arti che condividono una stessa tensione creativa: trasformare un’intuizione in presenza, lasciare un segno, generare emozione. Se la scultura affida la propria memoria alla permanenza della materia, la danza vive nell’attimo e nel movimento, ma proprio la sua natura effimera ne amplifica il valore, perché ciò che attraversa il corpo, il gesto e il tempo si imprime nella memoria di chi guarda e di chi partecipa”.

Dalla loro complementarietà nasce l’idea stessa del festival che è anche un inno al lavoro e all’impegno di squadra perché l’arte che suggerisce bellezza sottende un impegno quotidiano: la sua leggiadria è il risultato di un allenamento quotidiano che è ben lontano da quello che arriva sul palcoscenico e così diventa anche un messaggio per i giovani di stimolo e incoraggiamento allo stesso tempo.
Il programma propone un cartellone di 14 spettacoli coinvolgendo compagnie e interpreti provenienti da tutto il mondo. Peculiarità dell’edizione 2026 è la collaborazione con il neonato Museo Mitoraj che dà vita per la prima serata, il Galà della danza (grazie ad una co-produzione tra DAP Festival per Compagnia Bellanda), alla performance di apertura, un’esperienza immersiva che unisce visita al museo e danza, un lavoro che intreccia arte, corpo e memoria ispirato alla scultura del 1990 in resina Bocca della Rocca del maestro polacco, molto legato alla Versilia, al quale la città ha appena dedicato il nuovo spazio, che allude all’amore e alla sua fragilità.
Questo spettacolo, site specific, racchiude proprio la filosofia del festival. L’incontro tra il linguaggio fisico e sperimentale della compagnia e l’universo poetico di Igor Mitoraj ha individuato, secondo la direttrice artistica del festival, una possibilità di ricerca particolarmente significativa, l’attenzione alla contemporaneità senza perdere la memoria di cosa sia stata l’umanità. In questo senso la coreografia ha preso spunto proprio dai corpi mutilati, gesti interrotti e volti frammentati del grande scultore che evocano ferite, invitando però a ricostruire la parte mancante.

La Compagnia Bellanda, con sede in Friuli, nasce da un percorso di ricerca sviluppato nel tempo dal coreografo e danzatore Giovanni Gava Leonarduzzi, il cui linguaggio artistico affonda le proprie radici nella cultura breakdance ma, già a partire dal 2012, Bellanda si configura come un progetto capace di superare i confini stilistici dell’hip hop per esplorare territori coreografici più ampi e contaminati.
Tra i protagonisti di quest’edizione figurano personalità autorevoli della danza contemporanea internazionale. Oltre a Compagnia Bellanda, prima e unica compagnia italiana diretta da un artista di origine urban/breakdance riconosciuta dal Ministero della Cultura, la partecipazione di maestri di livello della coreografia italiana ed europea come Virgilio Sieni e Michele Merola, oltre ad artisti legati a importanti istituzioni mondiali, tra cui danzatori dell’Opéra National de Paris, del Royal Danish Ballet, dello Stuttgart Ballet e di prestigiose compagnie europee. Accanto a loro, il festival ospita compagnie riconosciute della scena contemporanea come Spellbound Contemporary Ballet, Equilibrio Dinamico, Opus Ballet, insieme a realtà internazionali provenienti da Francia, Danimarca, Spagna, Stati Uniti.
I luoghi del festival diventano parte integrante della creazione artistica: dal Chiostro di Sant’Agostino, storica scena a cielo aperto del Festival (che custodisce il Museo dei bozzetti d’autore), al Chiostro di San Francesco, per la prima volta inserito nel percorso performativo, fino agli spazi museali e urbani di Pietrasanta e al Grande Palcoscenico della Versiliana a Marina di Pietrasanta. Si tratta di luoghi storici simbolici che si trasformano in scenari vivi, amplificando il dialogo tra corpo, architettura e arti visive.

Accanto al cartellone degli spettacoli, il DAP Festival si articola in diverse sezioni che ne definiscono l’identità, dalle Danze dell’Invasione, che animano piazze e spazi pubblici con interventi performativi diffusi, al DAP College, programma formativo internazionale che coinvolge studenti, danzatori e istituzioni accademiche provenienti da Europa e Stati Uniti (e che offre la possibilità ai danzatori di accedere a una ricca offerta di borse di studio), fino ai progetti speciali dedicati alla ricerca, alla formazione e all’inclusione.
Sostenuto da una solida rete di collaborazioni istituzionali e internazionali, il DAP Festival si conferma anche nel 2026 un punto di riferimento per la danza classica e contemporanea, per l’intenzione di coniugare qualità artistica, apertura al territorio e respiro globale, celebrando dieci anni di creatività, visione e dialogo tra le arti. Nato come progetto capace di superare i confini del palcoscenico tradizionale, il DAP Festival è originale proprio per l’intreccio che crea tra danza, musica e arti visive dando vita a un linguaggio performativo che pervade la città e coinvolge il pubblico in luoghi storici, museali e naturali. L’obiettivo finale è far diventare Pietrasanta un laboratorio creativo a cielo aperto, dove lo spettacolo dal vivo incontra il patrimonio artistico e architettonico.

La serata del 1° luglio porta sul palco del DAP Festival l’eccellenza internazionale di Spellbound Contemporary Ballet con l’anteprima nazionale di due nuove creazioni: Triple Trip di Roberto Tedesco e Ghostland di Mauro Astolfi. Nel primo spettacolo tre presenze hanno attraversato ciò che è stato; tre abitano ciò che accade e tre si muovono verso ciò che ancora non esiste. In scena si sovrappongono memoria, realtà e ipotesi: un viaggio triplice che procede lungo traiettorie parallele, come se lo spazio potesse custodire più tempi nello stesso istante. Ciò che apparteneva al prima, al presente e al futuro converge in un tempo impossibile, nel quale i corpi si fondono creando un’unica presenza capace di contenere ogni possibilità. Ghostland, a dispetto della parola, non è un luogo immaginario, ma uno spazio politico e umano nel quale la presenza viene regolata fino a farsi trasparente. Il fantasma non proviene da altrove: è il corpo perfettamente integrato, efficiente e produttivo che, lentamente, perde consistenza perché apparendo e integrandosi nel sistema si diventa invisibili a se stessi. L’evento di chiusura è invece una produzione kolossal che celebra uno dei capisaldi della cultura rock, The Wall dei Pink Floyd. In questa prima assoluta del 2026, la danza, il teatro e le proiezioni video si fondono per trasformare il concept album di Roger Waters in un manifesto contemporaneo contro l’isolamento e l’alienazione: 70 minuti di spettacolo della MM Contemporary Dance Company.
a cura di Ilaria Guidantoni















