
Il MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta fino al 4 ottobre, all’interno della Project Room, la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce, curata da Lorenzo Balbi, direttore artistico del MAMbo, e Giulia Pezzoli, esperta di arte contemporanea.
BeBeez ha visitato per voi l’esposizione legata al progetto, per alcuni aspetti originale di due autori, entrambi innovativi nel linguaggio, sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che vede come partner culturale la Fondazione Luigi Ghirri con il contributo di Marv-Museo d’Arte Rubini Vesin/Rete Museale Marche Nord.
La mostra è accompagnata dal Catalogo pubblicato da Danilo Montanari Editore che lascia ampio spazio all’apparato fotografico (nulla di patinato), molto raffinato, corredato da un’introduzione di Lorenzo Balbi e alla fine i saggi critici di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli e Corrado Confalonieri, oltre a un’intervista a Luca Buelli a cura di Giulia Pezzoli.
L’esposizione documenta il sodalizio intellettuale e creativo sorto dalla collaborazione tra il fotografo Luigi Ghirri (nato a Scandiano il 5 gennaio 1943 e morto a Roncocesi il 14 febbraio 1992) e il critico, traduttore, scrittore e cineasta Gianni Celati (originario di Sondrio, dove è nato il 10 gennaio 1937, e morto a Brighton il 3 gennaio 2022), entrambi protagonisti della scena contemporanea internazionale.

Al centro del percorso espositivo 81 fotografie realizzate da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1991, durante i sopralluoghi e la lavorazione di Strada Provinciale delle Anime, il primo lungometraggio diretto da Gianni Celati che rappresenta lo sviluppo cinematografico di quell’esplorazione del paesaggio padano cominciata con il successo letterario di Verso la foce (1989), citato nel titolo della mostra. In questo triennio di lavoro comune, la macchina fotografica di Ghirri accompagna e testimonia la ricerca del cineasta, fissando la genesi del film in immagini rivelatrici di una nuova e intensa attenzione alla figura umana.
Negli scatti esposti, l’ultimo lavoro di Ghirri prima della sua prematura scomparsa nel 1992 si mostra come la celebre cifra metafisica e un po’ malinconica, dalle atmosfere rarefatte che in altro genere ricordano alcuni quadri di Giorgio De Chirico, dove però la figura umana è pressoché assente o ridotta a un manichino-statua come anche le atmosfere cinematografiche di Michelangelo Antonioni (gli ambienti sono gli stessi), si apra al ritratto: sullo sfondo del Delta del Po appaiono infatti amici, scrittori, studenti e gli anziani parenti di Celati, protagonisti di un viaggio in corriera da Ferrara fino al mare. Il percorso di tre giorni raccontato in Strada Provinciale delle Anime si trasforma in una “silenziosa epica del quotidiano”, afferma la critica che racconta l’incontro tra fotografia, cinema e letteratura delineando lo sguardo di un’epoca profondamente segnata dalla ricerca di equilibrio fra luce e colore.
Le immagini hanno oggi ancor più un sapore vintage, una nota malinconica che racconta uno spaccato di un’Italia scomparsa. In particolare c’è la spontaneità del vivere, almeno apparentemente scatti senza posa, accomodamenti o correzioni di post produzione ai quali siamo ormai abituati. In un tempo in cui tutto è artificiale e artificioso, c’è una nota tenera nel cogliere la vita di sfuggita, senza imprigionarla, foto che restituiscono il movimento, l’espressione e l’imperfezione inevitabile di un’istantanea.

L’allestimento mette in dialogo la serie fotografica con tre film di Celati: Strada Provinciale delle Anime (1991), il racconto, citato sopra, di un viaggio corale su un pullman azzurro, attraverso le valli di Comacchio fino al Delta del Po, dove la ricerca di un orizzonte si intreccia alle voci e alle storie di un gruppo di viaggiatori; Il mondo di Luigi Ghirri (1998), un ritratto intimo e commosso del fotografo a pochi anni dalla scomparsa, che ripercorre i suoi luoghi, i suoi oggetti e il suo modo di “abitare la distanza” attraverso le immagini; Case sparse. Visioni di case che crollano (2002), un’esplorazione poetica e documentaria sulle tracce di una civiltà rurale in dissolvimento, tra edifici abbandonati e un paesaggio che sembra riprendere possesso dei propri spazi.
I tre lungometraggi sono stati prodotti e realizzati da Pierrot e la Rosa, casa di produzione fortemente influenzata dall’esperienza del Dams, fondata alla fine degli Anni Settanta da Luca Buelli, Paolo Muran e Lamberto Borsetti, che divenne in quegli anni un punto di riferimento per il cinema del reale e il documentario d’autore.
Attraverso le opere esposte la mostra mette in luce la comunanza di visione che ha profondamente unito i due autori. La produzione fotografica di Luigi Ghirri e le narrazioni filmiche di Gianni Celati convergono nella rispondenza al dato fenomenico, orientando lo sguardo verso l’esterno con affettività, senza applicare alcuna restrizione al campo di indagine. Se da un lato la ricerca di Ghirri opera un costante abbassamento della soglia dell’eccezionale, attribuendo dignità estetica e culturale a ogni elemento dell’esistente, la narrazione di Celati ricompone le apparenze disperse, organizzando i frammenti dell’esperienza dei luoghi in una forma di itinerario non finalizzato, una sorta di guida metodologica per vivere il percorso e rinnovare la percezione del mondo.

Come sottolinea Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di Bologna, la mostra, rinunciando al protagonismo dei due autori, “racconta di un comune sguardo antimonumentale sulla pianura padana e sulla provincia italiana”. E ancora: “Quella che troviamo in mostra è una poetica di attenzione al quotidiano, che è anche un invito a prestare ascolto al silenzio e ai piccoli frammenti di cui è composto un paesaggio. E’ un’attenzione che è anche un atto di cura consapevole e allenato che restituisce un nuovo valore a ciò che apparentemente sembra non averne più, in questi tempi difficili di continui conflitti”. In tal senso si riconferma anche la funzione sperimentale nella curatela del MAMbo e il ruolo di Bologna come piazza dinamica nel dialogo culturale, erede del clima che portò all’originale creazione del Dams.
Anche Lorenzo Balbi sottolinea come il lavoro critico sia in sintonia con la rinuncia autoriale degli stessi autori che tendono a fare un passo indietro rispetto a quanto restituito e lo stesso viaggio in pullman ci regala “un’epica del quotidiano”.
Merita, infine, per chi avesse voglia di approfondire Luigi Ghirri e Gianni Celati. I luoghi dell’attenzione infinita, l’intervista a Luca Buelli di Pierrot e la Rosa sulla realizzazione del film Strada Provinciale delle anime di Giulia Pezzoli nel Catalogo che ricostruisce il clima e il crogiuolo culturale della formazione dei due autori.
a cura di Mila Fiorentini















