Si è chiuso ieri il salone dedicato alla moda maschile internazionale, e Firenze è stata di nuovo il centro nevralgico della moda uomo internazionale con la 110ª edizione di Pitti Uomo (16-19 giugno); appuntamento che a ogni nuova stagione consolida sempre più il proprio ruolo strategico all’interno del sistema.
Il cuore della manifestazione è stata la Fortezza da Basso, polo fieristico importante, ma l’evento si è propagato ben oltre gli spazi espositivi, coinvolgendo l’intero tessuto urbano con presentazioni, installazioni, eventi e appuntamenti dedicati agli addetti ai lavori. I numeri confermano la centralità della manifestazione: oltre 740 i brand presenti, tra moda, accessori, lifestyle e ricerca progettuale, di cui il 44% dall’estero, con aziende e realtà creative rappresentative di più di 30 Paesi. Una dimensione internazionale che rende Pitti Uomo uno dei più importanti osservatori sulle trasformazioni del menswear contemporaneo.
La creatività, l’innovazione, l’attenzione alla sostenibilità guidano un settore importante ma in contrazione. Le imprese però restano moderatamente ottimiste.
Per la stagione Primavera/Estate 2027, il tema scelto è The Pool: la piscina diventa metafora di uno spazio aperto all’incontro, alla scoperta e alla contaminazione tra linguaggi differenti. Un’immagine che suggerisce movimento, energia e immersione, sviluppata attraverso una narrazione visiva firmata dai creativi Chris Vidal Tenomaa e Tuomas Laitinen. Elemento simbolico del Pitti Moda l’installazione nel Piazzale Centrale della Fortezza da Basso, che quest’anno porta la firma di Philéo Landowski e Pascal Hachem, chiamati a tradurre il concept di “The Pool” in un’esperienza spaziale capace di accogliere visitatori e operatori sin dal loro ingresso nel salone. Sembra proprio una coincidenza significativa la scomparsa del celebre artista David Hockney che delle piscine ha fatto la sua cifra pittorica, segno di libertà, colore e gioia di vivere. Tra i momenti più attesi della fiera proprio gli eventi dedicati ai Guest Designer. Quest’edizione ha ospitato due protagonisti della scena internazionale: Kei Ninomiya e Simone Rocha, molto diversi ma accomunati da una forte ricerca formale e da un approccio sperimentale al design contemporaneo.

Altro elemento significativo dell’edizione 2026, l’attenzione verso i nuovi talenti che trova spazio anche nella collaborazione tra Pitti Uomo e Copenhagen Fashion Week, che ha portato nel capoluogo toscano il marchio danese Sunflower. Tra i progetti speciali da segnalare la partecipazione del designer sudcoreano Jiyong Kim, semifinalista del Lvmh Prize 2024, con un’iniziativa sviluppata con il sostegno della Fondazione Pitti Discovery e della Korea Creative Content Agency per sviluppare nuove connessioni con la sperimentazione. E già da qualche edizione è forte la presenza del mondo coreano decisamente orientato all’innovazione nelle arti in senso tecnologico.
La manifestazione si è articolata nelle sezioni Fantastic Classic, Futuro Maschile, Dynamic Attitude e Superstyling, una delle cifre del salone, alle quali si è aggiunto il progetto “Outopia”, sviluppato insieme alla rivista Vanish, spazio che si propone come una piattaforma di incontro tra moda, performance, natura e sperimentazione visiva. Dopo il positivo riscontro ottenuto nell’edizione di gennaio, torna anche Hi Beauty, il format dedicato alla profumeria artistica e alla cosmetica indipendente: un capitolo espositivo di 15 marchi internazionali accomunati da una forte attenzione alla ricerca olfattiva e all’artigianalità.
BeBeez ha avvicinato Mirko Buffini Firenze (quasi solo materie prime naturali e alta percentuale di oli essenziali che rendono il profumo persistente e di alta qualità olfattiva; a breve aprirà un monomarca) e che conferma il valore del mercato della profumeria artistica, libera dal testimonial, quindi unisex, l’accessorio per eccellenza più personalizzato che si adatta alla pelle di ciascuno e che consente l’accesso al lusso con cifre più contenute. Coco Chanel lo aveva capito molto tempo prima degli altri che un prodotto effimero per eccellenza facesse da traino a un marchio. Nel caso di Buffini la scelta è ad hoc perché a parte in qualche profumeria di nicchia è venduta in negozi di abbigliamento e quindi idealmente legato alla moda.

In termini di gusto e tendenze abbiamo notato una continuità con la precedente edizione: l’abbigliamento sportivo è sempre più indossabile quotidianamente e decisamente tecnico nelle prestazioni; quello da tempo libero e ufficio meno rigidamente definito. Scende la voglia di provocazione, la femminilizzazione ad oltranza; la moda maschile è raffinata, morbida e destrutturata nelle linee e nei tessuti ma resta il taglio sartoriale della grande tradizione italiane (visibile in aziende come Brunello Cucinelli o Tombolini). E’ vero che parliamo di una stagione primavera/estate sempre più calda ma il colore chiaro è dominante, dal bianco al beige a tutta la sfumatura dei terrosi, con l’ingresso dell’arancio e ruggine. Resistono gli azzurri e i blu spesso delavé, mai saturi; entra anche il rosa tenue, velo di cipolla.
Dando uno sguardo al settore dal punto di vista economico e di prospettive, il comparto della moda maschile rappresenta il 19% di tutto il settore tessile-abbigliamento del Paese per un valore di oltre 11 miliardi di euro, paragonabile a quello della ceramica con un saldo positivo di 3,5 miliardi; che assorbe il 23% dell’export dell’intero tessile-abbigliamento. Ecco perché è necessario risollevarlo da una contrazione dei consumi rispetto agli anni precedenti e puntare su un ambito strategico per l’economia e lo stile italiano.
Alla conferenza stampa di apertura Matteo Zoppas, presidente Agenzia ICE, ha sottolineato l’importanza di essere compatti, anche con la collaborazione delle istituzioni, e rapidi nelle decisioni, sostenendo le filiere sul territorio a favore delle imprese più piccole non capitalizzate; promuovendo l’innovazione che orienta i consumi e anche il racconto del comparto. Occorre anche ridisegnare la comunicazione perché si rischia di perdere la fascia di mercato più giovane che ha un concetto radicalmente nuovo di bello e Made in Italy. Inoltre è essenziale difendere i piccoli brand che sono il futuro e soprattutto perché tutte le imprese nascono piccole. Il patto di filiera e una nuova rappresentazione del mondo della moda sono le priorità perché, se il mercato è sempre più globalizzato, parallelamente crescono le barriere che rendono difficili i movimenti con un impatto economico negativo.

Nel dettaglio il bilancio settoriale del 2025 e dei primi mesi del 2026 a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, annuncia purtroppo un risultato negativo nel 2025 dopo una contrazione registrata nel 2024, con un calo del 2,2%, confermando la tendenza: la confezione in pelle è l’unico segmento in crescita (+4,9%); scendono invece i settori della camiceria (-4,5%), la maglieria esterna (-3%) e le cravatte (-2,8%). Scende il valore della produzione italiana del 2,1% e anche dell’export mentre l’import mette a segno un +1,8%. In generale i consumi hanno registrato un taglio del 2,3%. E il rallentamento non accenna a diminuire neppure nell’Autunno/Inverno 2025-2026, mentre le dinamiche distributive sono altalenanti con le grandi catene di franchising al primo posto, la gdo al secondo e l’online che torna positivo; in calo il settore ambulante. Per l’export, la Francia si conferma il primo mercato di destinazione (con un +3,5%), seguito dagli Stati Uniti; in flessione, Germania e Cina, tutti in calo. Si indebolisce in particolare la Svizzera, hub logistico strategico per le principali griffe del settore; mentre la Polonia continua la sua dinamica espansiva. Per quanto riguarda le importazioni, la Cina si conferma il primo mercato di approvvigionamento seguito dal Bangladesh, mentre guadagna terreno la Spagna.
I primi mesi del 2026 fanno registrare purtroppo un calo ulteriore della moda maschile in particolare sul fronte delle esportazioni sia verso i mercati europei (-1,5%) sia verso quelli extra-europei (-4,1%), che comunque restano il principale mercato di sbocco per l’Italia totalizzando il 52,4% dell’export contro il 47,6% dell’area comunitaria. Le dinamiche dei singoli Paesi restano in linea con l’anno precedente.

Il mercato interno italiano, però, secondo i dati elaborati da Sita Ricerca per Confindustria Moda, cresce del 3,9% tra gennaio e febbraio 2026 con l’incremento maggiore rappresentato sorprendentemente dalle cravatte (+20,8% dopo anni di scivolamento costante), seguite dall’abbigliamento in pelle (+5,7%).
Moderato ottimismo tra le imprese nel primo semestre del 2026 con il 42% che prevede un miglioramento del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2025; il 33% si aspetta un peggioramento e il 25% una sostanziale stabilità che arriva al 58% se si pensa alla chiusura dell’anno. Da segnalare però che sulla prospettiva estesa a tutto il 2026 chi si aspetta un miglioramento è solo il 17%, probabilmente perché nell’instabilità generale non si fanno previsioni oltre la stagione in corso.
a cura di Ilaria Guidantoni














