di Stefania Peveraro
direttore di BeBeez
chairman & founder di EdiBeez srl
Cari lettori,
Chi controllerà le infrastrutture che rendono possibile l’intelligenza artificiale? Quali modelli di business sopravviveranno alla disruption? E dove si creerà davvero valore per gli investitori di lungo periodo, al di là della narrativa?
Sono le domande che contano oggi. Non più “l’AI cambierà il mondo?”, quella risposta è già sì, ma quelle che vengono dopo, quelle più difficili, quelle su cui si gioca la partita vera.
La cronaca di questi giorni le rende ancora più urgenti. Pochi giorni fa Amazon ha annunciato un ulteriore investimento da 5 miliardi di dollari in Anthropic, la società fondata dagli ex ricercatori di OpenAI e che BeBeez segue fin dai suoi primi round, portando l’impegno complessivo fino a 20 miliardi, con Anthropic che si è contestualmente impegnata a investire 100 miliardi di dollari in dieci anni per 5 gigawatt di computing su AWS. Ricavi a regime superiori a 30 miliardi. E, sullo sfondo, un accordo in via di definizione con il Pentagono (si veda altro articolo di BeBeez). Non è fantascienza: è la struttura finanziaria e industriale dell’AI così come si presenta oggi, con i suoi numeri reali, le sue dipendenze infrastrutturali, le sue implicazioni geopolitiche.
Al centro di tutto ci sono le infrastrutture fisiche. I data center sono diventati in pochi anni il baricentro di una nuova geografia del capitale: non solo per i grandi hyperscaler americani, ma per fondi infrastrutturali, family office, banche e investitori istituzionali di tutto il mondo. E l’Italia, come raccontiamo nella terza parte dell’inchiesta, è diventata un terreno di competizione inaspettatamente vivace in questa corsa.
Ma il tema è più ampio. Chi investe in private capital ha smesso di poter trattare l’AI come un tema di competenza altrui. L’AI è diventata il prisma attraverso cui rileggere ogni tesi di investimento, ogni modello di business, ogni piano industriale. Che tu gestisca un buyout fund, un fondo di venture, un veicolo di private debt o un portafoglio di real asset, il tema ti riguarda.
È da questa consapevolezza che nasce l’inchiesta di copertina di questo numero di BeBeez Magazine. Non volevamo fare un pezzo sull’AI in astratto, né un catalogo di startup promettenti. Volevamo capire come si sta trasformando concretamente il modo in cui i professionisti del private capital pensano, decidono, valutano. Cosa sta cambiando nelle filosofie di investimento nelle diverse asset class e cosa invece, nonostante la pressione narrativa, sta restando fermo.
Le risposte che abbiamo raccolto, sia nell’inchiesta sia nella tavola rotonda del Caffé di BeBeez che abbiamo organizzato sul tema lo scorso 30 marzo, sono più sfumate e più interessanti di quanto ci aspettassimo. C’è chi ha già integrato l’AI nei processi di sourcing, due diligence e portfolio monitoring, e chi è convinto che il vero impatto si vedrà non sugli investitori ma sulle aziende in portafoglio. C’è chi teme una bolla speculativa e chi ritiene che le valutazioni attuali scontino ancora in modo insufficiente le potenzialità della tecnologia. C’è chi vede nell’AI un moltiplicatore di produttività e chi soprattutto un agente di disruption competitiva da tenere sotto controllo nelle aziende target. Questo numero prova a dare, se non risposte definitive, almeno le coordinate per orientarsi.
Buona lettura!














