di Stefania Peveraro
direttore di BeBeez
chairman & founder di EdiBeez srl
Cari lettori,
il Private Equity Midyear Report 2026 di Bain & Company (giugno) fotografa il paradosso di questi mesi: nonostante gli shock, nulla è strutturalmente “rotto” nei mercati finanziari. Le Borse salgono, sostenute dall’entusiasmo per l’AI: il report cita l’ipo monstre di SpaceX e quelle in arrivo di OpenAI e Anthropic.
Eppure il private equity resta fermo: fatica a trovare un nuovo equilibrio nelle valutazioni. Una quota maggioritaria delle società in portafoglio, scrive Bain (si veda altro articolo di BeBeez), è stata acquisita nel 2021 o prima, quando capitale e multipli erano più favorevoli: i GP preferiscono rinviare la vendita piuttosto che accettare valutazioni sotto i valori a bilancio, anche perché uno sconto forte comprometterebbe la raccolta del fondo successivo.
Per gli asset buoni, però, si trovano uscite ricche: uno studio MSCI citato da Bain mostra che il 77% delle exit 2021-2025 è stato chiuso sopra il penultimo mark trimestrale dei GPs, e oltre il 70% almeno pari all’ultimo, ipo comprese.
Ed è una via d’uscita che torna in auge non solo negli Usa. Emblematico Bending Spoons al Nasdaq: prezzo ipo a 29 dollari, sopra la forchetta 26-28, debutto il 1° luglio e prima seduta chiusa a +39,7%, a 40,50 dollari. Quasi in contemporanea, l’ipo a Piazza Affari di Gens Aurea (brand Orocash, controllata dal fondo di turnaround DVC Partners): collocamento dal 3 al 9 luglio a 10 euro per azione, capitalizzazione attesa 1,01 miliardi.
Il tutto mentre l’ondata di opa con delisting non rallenta, in Italia e nel mondo. Secondo il Global Private Equity Report 2026 di McKinsey (10 febbraio), il valore dei take-private è cresciuto del 43% nel 2025 contro il +20% dell’intero mercato buyout; in Nord America i take-private sopra 500 milioni di dollari sono saliti del 72%, a 240 miliardi. Il trend prosegue nel 2026: l’acquisizione di AES da parte di GIP ed EQT (33,4 miliardi di dollari) e quella di Hologic da parte di Blackstone e TPG (circa 18,3 miliardi).
In Italia si vede in piccolo: attese a breve le opa con delisting su Recordati e Borgosesia, oltre a quella di G Square su Valtecne e quella volontaria lanciata da Zinc BidCo (Advent International e Nextalia sgr) sul residuo 10,01% di Tinexta.
A sparigliare le carte, Officina Stellare: rompe lo schema del “fondo che delista” usando la Borsa come piattaforma di crescita. Il 1° giugno si è perfezionata la fusione con Global Aerospace Technologies Group (GATG), holding aerospazio-difesa controllata indirettamente da Investindustrial Growth III, che ha usato la quotata come veicolo di consolidamento del settore, non come exit.
Due scommesse opposte sullo stesso tema: chi vede valore negli asset pubblici scontati e chi usa la Borsa come leva di crescita permanente. Ne parla parla Private Mindset – Il capitale paziente applicato alla Borsa, la rubrica mensile realizzata in collaborazione con Electa Ventures, che questo mese ospita Claudio Beretti, direttore generale di Tamburi Investment Partners.
A complicare il quadro, comprare un’azienda non è mai stato così costoso. Bain introduce il Deal Cost Index, che combina multiplo d’acquisto (TEV/ebitda) e costo del debito leveraged: per la prima volta entrambi ai massimi insieme, indice al livello più alto di sempre. Da qui “12 is the new 5”: se dieci anni fa bastava il 5% di crescita annua dell’ebitda per un ritorno di 2,5 volte in cinque anni, oggi ne serve circa il 12, perché leva ed espansione dei multipli non bastano più.
E che la stessa logica valga anche fuori dal perimetro classico del buyout lo raccontiamo nel follow up del Caffè di BeBeez Asset reali, rendimenti reali organizzato il 15 giugno in collaborazione con lo studio legale Avocom, UniCredit e lo studio legale Withers: senza la spinta dei tassi bassi e della leva facile, a decidere il rendimento nel real estate è la traiettoria futura dell’immobile più che il suo valore corrente, nell’hospitality di lusso è la capacità gestionale più che il brand sull’insegna, nelle infrastrutture è la strutturazione contrattuale del rischio più che la sola scelta del settore. Insomma ci vuole una intuizione non finanziaria per portare a casa il valore.
È il punto da cui siamo partiti a fine maggio con la tavola rotonda Imprese in Trasformazione, con BIP Corporate Finance & Strategy: dimenticate il private equity che comprava, indebitava e rivendeva a multipli più alti. Oggi il valore si crea trasformando le imprese, e la differenza tra chi raddoppia e chi resta fermo spesso non sta nei numeri, ma nelle persone. E proprio sulle persone, sui manager che quel valore lo costruiscono ogni giorno, si concentrano i BeBeez Private Equity Backed Manager Sector Awards, in questo numero nell’edizione Financial & Insurance Services, con il supporto di Banca Investis e Di Luccia & Partners.
Nel frattempo, buona lettura!
Stefania















