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Autore: Emil M. Cioran (Autore), C. Fantechi, F. Del Fabbro (Traduttori)
Casa editrice: Adelphi
Anno di pubblicazione: 1998
Acquista su AmazonDescrizione prodotto
Scrittura complessa senza esibizione, molto densa rispetto al volume dello scritto, con una certa poesia che però costringe il lettore a una continua riflessione. A metà tra il saggio filosofico e il diario, è un flusso di coscienza seppur ben ordinato in capitoli e paragrafi ma senza una vera e propria architettura consequenziale.
Una riflessione analitica ed emozionale che in realtà manca del rigore del ragionamento filosofico sull’esistenza e sull’uomo che approda ad un pessimismo senza confini. Al culmine della disperazione appunto. Per certi aspetti le conclusioni sono paradossali, talora addirittura contraddittorie e per chi ha una formazione filosofica soprattutto quando non si è allineati con la posizione dell’autore si vorrebbe un’articolazione del discorso tale da poter controbattere. Si sente certamente l’influsso del pensiero e dell’esperienza contemporanea, del senso dell’assurdo, dell’assenza del divino, anche dell’aspirazione all’infinito. Il libro lancia una "sfida al mondo", con osservazioni acute e pungenti, senza tentazioni titaniche, piuttosto un tono sommesso, amaro, solitario.
Non c’è l’anima combattiva, ribelle, impegnata politicamente e civilmente di una parte della cultura contemporanea. Qui emerge invece una riflessione che si avvolge su se stessa, per molti aspetti d’avanguardia in rapporto agli anni in cui è stato scritto. Come se non ci fosse via d’uscita, non si aspira a un ribaltamento dell’ordine costituito ma uno sgretolarsi degli schemi che non sono sostituiti o sostituibili da un altro ordine. L’autore critica fortemente ogni morale come se addirittura fosse incompatibile con la generosità, perché evidentemente interpreta la prima come un sistema di leggi senza spirito. Un solo barlume si accende, quello dell’amore, spesso innamoramento dell’amore stesso, che però potrebbe traghettare l’umanità fuori dalle tenebre. Non è chiaro però se sia qualcosa che si dona l’amore secondo Cioran - quindi socialmente e individualmente generoso - o invece qualcosa a cui aggrapparsi o al più specchiarsi per salvare se stessi grazie all’altro. Il testo "bello", ma tutt’altro che facile da leggere, alimenta certamente dubbi e sofferenze della società attuale anche se c’è una nota narcisistica dell’intellettuale che disprezza la gioia e i suoi predicatori come una follia, per gente che non ha consapevolezza. Ora la pretesa che solo la sofferenza insegni è tutta da dimostrare.
Chi è Emil M. Cioran
Nato a Rasinari l’8 aprile 1911 e morto a Parigi il 20 giugno 1995, è stato un filosofo, saggista e aforista rumeno, tra i più influenti del XX secolo. Dal 1933 al 1935 visse a Berlino, e dalla Seconda Guerra Mondiale in poi risiedette in Francia con lo status di apolide.
Scrisse i primi libri in lingua romena, ma dalla fine del conflitto scrisse sempre in francese. Vicino al pensiero esistenzialista, si distacca comunque dal movimento esistenzialista francese per la sua distanza ideologica dai principali esponenti quali Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus, rifiutando l'impegno politico attivo sul fronte progressista e condividendo la filosofia dell'assurdo del suo amico Eugène Ionesco, benché venata dal suo pessimismo radicale.
Il pensiero di Cioran è infatti influenzato da Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger (rispetto al tecnicismo di quest'ultimo maturerà per altro un'estrema reazione) e successivamente anche da Leopardi - benché, per sua stessa ammissione, mai profondamente conosciuto, ma avvertito quale "fratello d'elezione" - dai quali trae il suo nichilismo e il suo pessimismo.
a cura di Ilaria Guidantoni














