Depuracque, che dal 1971 rappresenta un gruppo di società specializzate nella depurazione delle acque nonché nella realizzazione e gestione di impianti appositi, con sede a Salzano (Venezia) e controllata al 100% dalla multiutility veneta Veritas dal 2018, ha acquisito una quota del capitale della startup veneziana 9-Tech, dedicata alla progettazione di processi e impianti per il riutilizzo di metalli di importanza strategica ricavati da rifiuti elettronici come i pannelli solari (si veda qui il comunicato stampa).
Lo Studio Legale e Tributario MDA ha assistito l’operazione. L’affidamento delle opere dovrà essere completato entro il 2023.
L’accordo, si legge nella nota, rafforza la collaborazione già in essere con il gruppo Veritas, che gestisce le attività del servizio idrico integrato e di igiene ambientale in provincia di Venezia e in parte di quella di Treviso ed è controllato al 50,94% dal Comune di Venezia e per il resto da un gruppo di Comuni limitrofi. In particolare, “Depuracque fornirà un supporto importante per la realizzazione del progetto faro di economia circolare che sarà realizzato a Porto Marghera, co-finanziato dal PNRR all’interno di una partnership con Haiki+“.
Ricordiamo che quest’ultima è una subholding di Innovatec spa, società quotata su Euronext Growth Milan, specializzata nei settori della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica. Haiki+ ha ottenuto nelle scorse settimane un finanziamento in direct lending da 10 milioni di euro, coperto da garanzia SACE, da Ver Capital sgr, attraverso il Fondo Ver Capital Credit Partners SME VII (si veda altro articolo di BeBeez).
Dal canto suo 9-Tech è stata fondata nel 2020 dall’ingegnere Pietrogiovanni Cerchier e studia processi per il recupero di materiali dai rifiuti, in particolare da quelli elettrici ed elettronici (Raee). Fin dalla nascita, collabora con Veritas all’interno del Green Propulsion laboratory di Fusina, la piattaforma multidisciplinare di Veritas per la sperimentazione e industrializzazione di tecnologie avanzate nel settore ambientale, energetico e dell’economia circolare. È nata nel gennaio 2020 e ha sviluppato e realizzato all’interno del GpLab un impianto sperimentale per il riciclaggio dei pannelli fotovoltaici. La tecnologia, vincitrice di diversi premi tra cui ESG Climate 2022 di Intesa SanPaolo, consente di recuperare da questi rifiuti vetro, rame, alluminio e celle fotovoltaiche con silicio e argento. Il prossimo passo sarà la realizzazione all’interno dell’Ecodistretto di Fusina di un impianto in grado di trattare 3.000 tonn/anno di pannelli fotovoltaici esausti.
A oggi, le soluzioni per gestire lo smaltimento dei rifiuti da costruzioni fotovoltaiche non sono in grado di valorizzare tutti i materiali, ma si concentrano sul recupero del vetro. 9-Tech ha modificato e ottimizzato un processo termochimico che consente invece il recupero di tutti i materiali inorganici, tra cui silicio, argento e in generale i metalli preziosi inglobati nella resina che tiene insieme tutte le parti dei pannelli. Il processo in questione rappresenta quindi un vantaggio sia perché permette di ottenere prodotti di alto valore, sia perché garantisce una resa e una purezza maggiori rispetto ai trattamenti meccanici.
Per quanto riguarda le applicazioni del silicio, 9-Tech coordina il progetto Parsival, partito a gennaio 2023 e che include partner da tutto il mondo, come le università di Padova e del Salento, Enea ed Erion e realtà europee come Cea, Gomez Pardo Foundation, Jpm Silicon e Norcsi. L’obiettivo è capire in che modo si possa riposizionare un materiale critico come il silicio, la cui produzione è dispendiosa ma che potrebbe avere delle applicazioni in diversi campi. La più ambiziosa è sicuramente il riutilizzo per i pannelli fotovoltaici, che richiederebbe però un grado di purezza molto elevato. Un’altra applicazione interessante, studiata con l’Enea di Brindisi, è la trasformazione in polvere per usare il materiale nelle batterie al litio, aumentandone le prestazioni. Un’alternativa pensata con l’Università di Padova è invece l’uso per la produzione di ferro-leghe, che permetterebbe di sfruttare anche l’alluminio.
In altre parole, l’Ecodistretto di Veritas diventerà sempre più un polo dedicato all’economia circolare e all’utilizzo di tecnologie in grado di accorciare le filiere di trattamento e di sperimentare sistemi per il riciclaggio, il recupero e la trasformazione dei vari materiali pregiati contenuti nei rifiuti.
Ricordiamo che Veritas, a fine dicembre 2021, ha concluso con successo l’emissione di un bond da 25 milioni di euro. L’operazione Veritas Bond 2021 ha visto l’emissione di un bond con scadenza 2038, interamente sottoscritto da un fondo di investimento infrastrutturale estero, a tasso fisso pari al 3,35%. Le obbligazioni hanno un taglio unitario minimo di 100 mila euro e sono state collocate alla pari, con una durata di lungo termine e pari a quella dell’affidamento del servizio idrico integrato di Veritas (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel novembre 2014 Veritas aveva collocato 100 milioni di euro di bond andati in quotazione all’Irish Stock Exchange. Quei titoli sono scaaduti nel maggio 2021 e pagavano una cedola del 4,25% (si veda altro articolo di BeBeez). Vertias allora aveva optato per una strada alternativa a quella scelta da otto altre utilities partecipanti, al pari di Veritas, al Consorzio Viveracqua. Nel luglio 2014 otto di questi gestori avevano infatti emesso altrettanti minibond per un totale di 150 milioni di euro, che erano stati quotati sul mercato ExtraMot Pro per finanziare la quota rispettiva di partecipazione agli investimenti per la costruzione del nuovo servizio idrico integrato previsto dal Piano d’Ambito del Consiglio di Bacino Bacchiglione (si veda altro articolo di BeBeez). A fine ottobre 2014, poi, quei minibond, in un’operazione strutturata da Finanziaria Internazionale, sono stati a loro volta cartolarizzati in titoli abs da Viveracqua Hydrobond 1 spv srl che li aveva acquistati finanzandosi emettendo a sua volta dei bond sottoscritti, con il supporto dell’arranger Veneto Sviluppo, dalla Banca Europea per gli Investimenti, Veneto Banca, il Fondo Pensione Solidarietà Veneto e BCC Brendola. Nel gennaio 2016 è stato poi concesso il bis, attraverso l’spv di cartolarizzazione Viveracqua Hydrobond 1 spv srl, strutturata dall’advisor Finint, che in quell’occasione aveva emesso bond per 77 milioni di euro, sempre senza la partecipazione di Veritas (si veda altro articolo di BeBeez). Nel novembre 2020 si era infine chiuso il collocamento della terza emissione di basket bond della serie Viveracqua Hydrobond, per un valore complessivo di 248 milioni di euro. L’emissione ha coinvolto sei gestori del servizio idrico integrato del Veneto appartenenti al Consorzio Viveracqua, sempre senza la partecipazione di Veritas (si veda altro articolo di BeBeez).
Veritas è nata nel 2007 dalla fusione delle aziende pubbliche Acm di Dolo, Asp di Chioggia, Spim di Mogliano Veneto e Vesta Venezia che gestivano servizi pubblici locali e urbani collettivi tra le province di Venezia e Treviso. La società gestisce l’igiene ambientale, il servizio idrico integrato, alcuni servizi collettivi (tra cui manutenzione urbana nel territorio comunale di Venezia, servizi cimiteriali e bonifica di siti contaminati) e la produzione di energia da fonti rinnovabili e biomasse. Servizi utilizzati da un bacino di utenza che comprende 930.000 abitanti, a cui vanno aggiunti gli oltre 40 milioni di turisti che ogni anno visitano Venezia, il litorale e le zone limitrofe. La società gestisce i servizi di igiene urbana nel Veneto Orientale attraverso la società collegata Asvo spa. Veritas ha chiuso il 2021 con ricavi per 444 milioni, un ebitda di 72,7 milioni e un debito netto di 75 milioni (si veda qui l’analisi di Leanus, una volta registrati gratuitamente).















