doValue, il principale servicer italiano di crediti distressed e tra i principali player europei con mandati di gestione per un valore lordo (GBV) superiore a 135 miliardi di euro a fine 2024, nell’esercizio appena trascorso ha visto una contrazione dei ricavi netti dell’1,5% ripetto al 2023 e un aumento del 2,8% dei costi operativi (si veda qui il comunicato stampa).
Quest’ultima dinamica è dovuta certo all’aumento dei portafogli gestiti, anzitutto in Italia, dove sono passati da un GBV di 68 miliardi a fine 2023 a 86 miliardi alla fine dell’anno scorso, anche per via del consolidamento di Gardant, confluita nel gruppo romano a fine novembre del 2024 (si veda altro articolo di BeBeez). Ma come si vede dal breakdown per aree geografiche, in Italia l’incidenza dei costi è maggiore rispetto alla regione ellenica e alla Spagna (doValue lo scorso anno è uscita dal mercarto portoghese), soprattutto per i costi del personale, tra l’altro l’anno scorso aggravati da un adeguamento contrattuale, mentre è molto minore l’incidenza dei recuperi, al 3,1% nel 2024 in Italia contro il 9,7% della Grecia e il 5,6% in Spagna.
Ne è conseguita una compressione del margine di Ebitda dal 37,2 al 34,4%. Lo stesso Ebitda, al netto degli elementi non ricorrenti, si è contratto del 7,8%
Al tempo stesso, la ancora forte incidenza degli npl nei mandato di doValue comporta una maggiore incidenza dei costi di gestione rispetto ad altre categorie come Utp, Early Arrears e Stage 2 (questi ultimi considerati crediti ancora in bonis) che comportano minori spese legali.
Come evidenziato nel prospetto analitico, dedotte le svalutazioni di asset nei vari mercati in cui doValue è presente, l’utile pre tasse è stato quindi lievemente inferiore rispetto al 2023, e il forte progresso dell’utile netto è dovuto a una forte riduzione degli oneri tributari.
Tuttavia la dinamica reddituale evidenzia una certa ripresa. Infatti nei tre trimestri del 2024 (si veda altro articolo di BeBeez), il calo dei ricavi netti era stato il 6,4% , a 283 milioni di euro, e del 18% dell’ebitda (sempre al netto delle componenti one-off), confermando il trend del secondo trimestre (si veda altro articolo di BeBeez).
D’altra parte il gruppo ha cominciato a cambiare pelle, e lo stesso management guidato dal ceo Manuela Franchi . (con Mirco Briozzo, già ad di Gardant, a guidare il business italiano) ha definito quello appena trascorso come un anno di transizione verso un nuovo assetto. Questo vedrà doValue focalizzarsi in Italia su asset class, come quelle citate in precedenza, a più alto valore aggiunto,
A questo scopo il gruppo si sta concentrando sui mandati non-NPL, che nel 2024 hanno rappresentato circa il 35% dei flussi primari di GBV, esclusi forward flows e operazioni secondarie. Ciò ha incluso nuovi UTP e prestiti stage 2 in Italia, nonché mandati in asset class granulari e crediti scaduti (appunto gli early arrears) in Spagna, evidenziando la svolta strategica della Società verso categorie di attività più diversificate.
Nel quadro di questa strategia doValue fa anche leva sui mandati di gestione di Gardant (che secondo quanto risulta a BeBeez dovrebbe restare una società separata almeno per un anno) per gli Stage 2 di Bper (si veda altro articolo di BeBeez) e Banco Bpm (si veda altro articolo di BeBeez).
Per incrementare lo sviluppo dell’attività sugli Stage 2, ricordiamo che nel maggio dello scorso anno doValue ha stabilito una partnership tecnologica con la fintech Cardo AI (si veda qui il comunicato stampa), la quale ha in essere già dalla fine del 2022 un’analoga partnership con Gardant (si veda altro articolo di BeBeez).
Ma anche fuori dall’Italia Franchi & C. stanno diversificando il business. lo scorso settembre ha infatti firmato in Grecia, tramite la sua controllata doValue Greece Real Estate Services, specializzata nella gestione di patrimoni immobiliari, un contratto con una delle principali banche elleniche per la gestione di circa 2.000 immobili, per un valore contabile netto di circa 200 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez) Già nel 2024 in Grecia i ricavi diversi dal servicing di Npe sono più che raddoppiati, da 16 a 33 milioni di euro.
Ricordiamo che doValue Greece Real Estate Services ha avviato la sua attività nel mercato immobiliare greco nel 2020, concentrandosi sulla valorizzazione di asset attraverso i propri veicoli di cartolarizzazione. L’azienda ha ampliato progressivamente il proprio raggio d’azione a nuovi clienti e servizi, raggiungendo un fatturato di 13,5 milioni di euro nel 2023 e consolidando la sua posizione in un settore immobiliare greco dinamico e in continua evoluzione, con prospettive di ulteriore crescita negli anni successivi.
Sempre in Grecia a fine gennaio la controllata al 100% doValue Greece Loan and Credit Claim Management ha stipulato un accordo bilaterale con alcuni fondi d’investimento gestiti da Bracebridge Capital per assicurarsi mandati di servicing pari a 2,3 miliardi di euro (GBV) inclusa l’ultima tranche dell’operazione Alphabet e alcuni altri mandati minori. I mandati comprendono una tranche da 2,1 miliardi nominali del portafoglio Alphabet Secured Corporate che un fondo gestito da Bracebridge ha comprato da PQH, in veste di liquidatore speciale, e altri due portafogli minori (si veda qui il comunicato stampa). Il portafoglio Alphabet Secured Corporate, per il quale doValue agirà in qualità di unico ed esclusivo servicer, comprende circa 13.000 prestiti di 7.000 debitori, con un valore totale delle garanzie pari a 3,1 miliardi di euro e claim totali per 7,1 miliardi. Il portafoglio verrà preso in carico entro il mese di febbraio dopo che l’operazione sarà perfezionata.
Con questa operazione doValue raggiunge 5,4 miliardi di Gross Book Value generati da nuovo business nel 2025 (escludendo nuovo business da contratti flusso), raggiungendo nelle prime settimane dell’anno quasi il 70% del target di 8 miliardi fissati dal piano industriale per l’intero 2025, ma ha già superato l’obiettivo minimo di 5 miliardi di nuovi mandati entro il 2025 (si veda qui il piano industriale 2024-26).
Altro evento rilevante successivo alla chiusura è stato , a inizio febbraio l’integrale rimborso delle obbligazioni ancora in circolazione emesse il 22 luglio 2021, tramite il collocamento di una nuova emissione di bond da 300 milioni di euro, come per la precedente emissone quotati sulla Borsa di Lussemburgo e in scadenza a fine febbraio del 2030, che offrono una cedola fissa del 7%, a un prezzo pari al 99,47% del nominale (si veda qui il comunicato stampa e qui il prospetto informativo), dopo un collocamento che ha registrato una domanda pari a cinque volte l’offerta (si veda altro articolo di BeBeez).












