Negli ultimi 3 anni, i credit servicer italiani hanno visto ridursi mediamente del 3% la redditività operativa, intesa soprattutto come rapporto cost/income. E’ il principale risultato emerso dalla prima edizione dell’indagine sulla performance reddituale del settore, condotta su un campione di player nazionali, rappresentanti il 90% dei volumi trattati, da Alma Iura, società veronese che fornisce tecnologia forense a banche e altri istituti finanziari, con la collaborazione tecnica di EY
Parthenon (si veda qui il comunicato stampa).
La ricerca, presentata giovedì 29 ottobre proprio nella città scaligera, nella sontuosa cornice del Palazzo della Gran Guardia prospiciente l’Arena, ha evidenziato uno scenario in chiaroscuro, dove elementi di preoccupazione si affiancano a fattori di buon auspicio per le prospettive del comparto. Quadro ben sintetizzato da Marco Rossi, Presidente del Comitato scientifico di Alma Iura, secondo il quale “la nuova sfida per l’industria del credit servicing è mantenere l’eccellenza raggiunta nel core business, cercando però anche nuovi spazi di collaborazione con il mondo bancario”.
L’eccellenza operativa è visualizzata dall’andamento della performance per classi qualitative, che tra il 2022 e il 2024 ha visto al 50% il peso degli operatori dalle performance finanziarie di classe media, a scapito sia dei low performer, passati dal 21 al 14%, sia dei best performer, passati dal 43 al 36%.
Fenomeno, quest’ultimo, direttamente ascrivibile l calo dell flusso di ricavi
“Il settore dei crediti deteriorati in Italia è in una fase di transizione. Circa il 75% degli operatori intervistati prevede stabilità o diminuzione dei nuovi flussi, e ritengono che a condizionare maggiormente l’andamento del settore nei prossimi mesi saranno fattori come appunto la contrazione dei margini, l’automazione dei processi e il consolidamento del settore” ha spiegato Michele Thea, Partner EY, Europe West NPE Leader, che ha presentato a una platea di market participants i risultati dell’indagine. “In particolare” ha aggiunto “i flussi di nuove npe sono previsti stabili nel prossimo futuro, e con essi i margini, quindi si continua a lavorare sull’efficienza investendo in tecnologia”.
L’apporto della tecnologia all’efficienza è riflesso dall’andamento dei carichi di lavoro, che hanno registrato la crescita più accentuata nei portafogli granulari, ovvero le esposizioni verso debitori retail legate a crediti al consumo, carte di credito o crediti di funzionamento contratti da piccoli esercizi commerciali, che hanno distanziato in questa dinamica gli small e medium ticket, mentre nelle grandi esposizioni verso singole aziende c’è una sostanziale stabilità. I granulari sono infatti portafogli di esposizioni omogenee, standardizzate e quindi “industrializzabili”. Si tratta di una buona opportunità per gli operatori specializzati in questa fascia di mercato, come il polacco Kruk.
Ai fini della recuperabilità dei crediti,e quindi della marginalità, va anche sottolineata la crescente importanza della presenza di garanzie. Infatti nel triennio 2022-2024 le performance sono risultate in sensibile crescita per le esposizioni assistite da garanzie pubbliche, al 9,1% nel comparto Unlikely To Pay (UTP) e al 4,4% in quello dei Non Performing Loans (NPL). Tra i crediti non coperti dall’ombrello pubblico, il recupero di quelli UTP appare in decrescita al 7,3% mentre è in leggero miglioramento, al 4,5%, per gli NPL secured.
Potrebbe essere una buona notizia per i servicer, nel caso dovesse aumentare la porzione da essi gestita dei crediti deteriorati assistiti da garanzia del Fondo PMI del MCC. Nel corso dei lavori peraltro è emerso che la cessione di crediti assistiti da questa garanzia da parte delle banche presuppone un’articolata interrelazione tra le varie parti in gioco, ossia banche, servicer, investitore cessionario, debitore ceduto e, ovviamente, il garante ossia il MCC, cosa che non sempre funziona l meglio.
Ma oltre alle garanzie, ci sono altr tre fattori che per il 75% degli intervistati sono cruciali per il recupero di un credito insoluto “Sono la collaborazione tra servicer e debitore, l’accesso a nuova finanza e la valorizzazione delle competenze settoriali. Tre elementi chiave per affrontare le sfide future e sostenere la crescita del mercato” spiega Thea.
Fattori che tuttavia non consentono di guardare ancora ai crediti di origine bancaria come al motore del mercato, anche perché la normativa attuale rende molto difficile e oneroso alle banche erogare nuova finanza ad aziende in stress finanziario. Per questo il mercato del servicing è alla ricerca di fonti alternative di crediti, e tra queste si guarda con molto interesse ai crediti erariali e a quelli vantati dagli enti locali nei confronti sempre di imprese e pubblico retail. Un ambito dove si sono registrati sviluppi significativi, come l’acquisizione dell’80% di Exacta, un servicer specializzato nella riscossione dei tributi locali, da parte di Amco nel febbraio del 2025 (si veda altro articolo di BeBeez)
Ma I servicer che sarebbero chiamati a recuperare questi crediti in che veste agiranno? Giuridicamente non sono parti dello Stato, né hanno lo status di esattorie abilitate ad agire in nome e per conto dell’Agenzia delle Entrate. In realtà esiste dal 1997 un elenco dei riscossori di crediti degli enti locali, cui è iscritta appunto Exacta. I servicer che vorranno acquisire mandati di gestione dai Comuni vi si dovranno iscrivere, o acquisire operatori già iscritti.













