Il gruppo Pini, leader della bresaola valtellinese e primo operatore italiano nel campo della macellazione dei suini, ha rilevato la maggioranza del produttore di prosciutti reggiano Ferrarini (si veda il comunicato stampa). Il gruppo Pini inoltre ha messo sul tavolo 10 milioni di euro per ricapitalizzare le società, divenendo l’azionista di maggioranza con l’80% delle quote. Inoltre, nei prossimi giorni Ferrarini farà richiesta al Tribunale del concordato con continuità aziendale diretta.
Pini ha assicurato che garantirà “la continuità occupazionale senza nessuna delocalizzazione produttiva”, ma facendo nascere “un progetto di filiera unico nel settore che permetterà di affrontare i mercati globali e consentirà alla Ferrarini di poter crescere grazie ad un investitore strategico con la capacità di supportare la produzione degli oltre 900.000 prosciutti stagionati nello stabilimento di Lesignano Bagni (Parma) e degli oltre 1,5 milioni di prosciutti cotti prodotti all’anno”. Sfruttando la struttura commerciale internazionale di Ferrarini, Pini potrà invece “allargare la distribuzione della bresaola nei principali mercati mondiali”. L’amministratore unico di Pini Italia srl Roberto Pini spiega: “Questa operazione consentirà alla nostra famiglia di poter integrare tutte le fasi del processo produttivo: grazie ai rapporti commerciali con l’estero confidiamo di poter dare un nuovo importante impulso allo sviluppo del marchio Ferrarini sia sotto un punto di vista industriale che commerciale. L’investimento per il nostro gruppo è assolutamente strategico e di lungo periodo”. “Per le nostre aziende si creano delle fantastiche opportunità a livello internazionale, con la possibilità di sviluppare prodotti di altissima qualità testimoni del Made in Italy”, ha dichiarato Lisa Ferrarini, presidente dell’omonima azienda. Non è la prima volta che Pini salva aziende in crisi: nel 2013 il Gruppo ha salvato da procedure concorsuali due grandi macelli a Castelverde (Cremona) e Viadana (Mantova), riportando in attivo le aziende che oggi impiegano 350 persone e generano un fatturato complessivo di 450 milioni di euro.
Il gruppo Pini, fondato nel 1982 a Grosotto come produttore di bresaole, dal 1994 è entrato nel campo della macellazione e lavorazione di carne suina con stabilimenti in tutta Europa. Il gruppo è guidata dal fondatore Roberto Pini, coadiuvato dai tre figli, ed è attivo in tutt’Europa (in Spagna ad Aragona sta completando il più grande impianto di macellazione d’Europa con un investimento di 95 milioni di euro capace a regime di lavorare 8 milioni di maiali all’anno).Conta 3.500 dipendenti e un fatturato di più di 1,6 miliardi di euro.
Il gruppo Ferrarini, che ha chiuso il 2017 con 335 milioni di ricavi e un ebitda di 29,5 milioni, si trova oggi in tensione finanziaria per colpa di un incremento dell’indebitamento dovuto a finanziamenti che Veneto Banca aveva erogato affinché la società acquistasse azioni della banca stessa. Il debito in questione ammonta a circa 250 milioni di euro, dei quali 112 milioni milioni in capo alla soiceà operativa e il resto a carico di società agricole e holding varie. Dei 112 milioni in capo alla Ferrarini, circa 30 milioni a testa sono debiti nei confronti di Unicredit e della Sga che ha ereditato i crediti deteriorati della ex Veneto Banca, 10 milioni sono nei confronti di Banco Bpm, 20 milioni verso Intesa Sanpaolo e il resto verso Carisbo, Credit Agricole Cariparma e Banca del Mezzogiorno. Dei 138 milioni di altri debiti che gravano sulle altre società della galassia, circa 100 milioni sono ancora verso la Sga. Del passivo totale in capo a Ferrarini, solo i creditori privilegiati e quelli pignoratizi otterranno in base al piano concordatario il 100%. Per gli altri, cioé i creditori chirografari, banche, fornitori, sottoscrittori del bond da 35 milioni e Simest, il sacrificio sarà di oltre l’80% del valore dei crediti e non prima di tre anni. Nel complesso il piano prevede un rimborso di soli 85 milioni su 251 di esposizione. Stesso copione per Vismara, che prevede solo 38 milioni di rimborsi su 105 milioni di passivo.














