Palazzo di Varignana, realtà attiva nell’hospitality di fascia alta con un forte presidio nell’agroalimentare, accelera sul progetto vitivinicolo e presenta a Vinitaly 2026 una nuova fase del proprio percorso enologico, avviato negli ultimi anni sulle colline bolognesi.
L’azienda ha infatti portato in fiera una gamma aggiornata di etichette, costruita su una superficie vitata di circa 57 ettari, con un posizionamento sempre più focalizzato sulla valorizzazione del territorio e in particolare del Sangiovese.
Il progetto enologico, sviluppato parallelamente all’attività core nel settore hospitality, entra ora in una fase di maggiore maturità produttiva, grazie anche all’evoluzione delle vigne e al progressivo affinamento delle tecniche agronomiche e di cantina.
In questo contesto, il gruppo ha scelto di concentrare l’offerta su referenze più identitarie e coerenti con il terroir locale, tra cui spicca il Sangiovese Superiore Romagna Doc, destinato a diventare uno dei pilastri della gamma.
L’iniziativa rappresenta un investimento strategico lungo l’intera filiera, dalla coltivazione alla vinificazione, con l’obiettivo di integrare ulteriormente l’offerta agroalimentare con quella dell’ospitalità di lusso.
La presenza a Vinitaly segna quindi un momento di consolidamento per il progetto, che punta a rafforzare il posizionamento del gruppo nel segmento premium del vino italiano.
Palazzo di Varignana nasce come progetto imprenditoriale guidato da Carlo Gherardi e si è sviluppato nel tempo come piattaforma integrata che unisce hospitality, benessere e produzione agricola.
Accanto al resort, l’azienda ha infatti costruito un articolato comparto agroalimentare che include oliveti, vigneti e produzioni a marchio proprio, con una crescente attenzione alla qualità e alla sostenibilità.
Sul fronte tecnico, il progetto vitivinicolo beneficia del lavoro di un team dedicato, con il coinvolgimento dell’enologo Umberto Marchiori e una gestione agronomica orientata alla valorizzazione delle singole parcelle.
L’evoluzione delle vigne, ormai entrate in una fase più avanzata del ciclo produttivo, consente oggi di ottenere uve con caratteristiche qualitative più stabili, elemento chiave per il salto di posizionamento della gamma.
Non sono stati resi noti i dettagli finanziari dell’investimento, ma l’operazione si inserisce in una strategia più ampia di sviluppo dell’area agroalimentare, che negli ultimi anni ha visto Palazzo di Varignana ampliare progressivamente le superfici coltivate e le linee di prodotto.















