Presentata a Vinitaly 2026 — la fiera internazionale del settore vitivinicolo andata in scena a Verona dal 12 al 15 aprile — la doppia mossa di Mack & Schühle Italia disegna con chiarezza la rotta strategica della società pugliese per i prossimi anni.
Da un lato, il progetto Genevitis si allarga a tre nuove regioni — Veneto, Toscana e Basilicata — portando a nove il numero di territori coinvolti nella filiera integrata di valorizzazione dei vini regionali italiani.
Dall’altro, l’azienda ha ufficializzato l’avvio di uno dei primi impianti di dealcolazione pienamente operativi in Italia, installato presso lo stabilimento di Laterza, in provincia di Taranto, in partnership con Omnia Technologies, con l’obiettivo di entrare nel segmento No-Lo — vini a basso o nullo contenuto alcolico — con una produzione interamente made in Italy.
La storia di Mack & Schühle Italia
Nel 2008, Fedele Angelillo fonda Latentia Winery con l’intento di promuovere i vini italiani sui mercati internazionali. Otto anni dopo, nel 2016, il gruppo tedesco Mack & Schühle — fondato nel 1939 in Germania e specializzato nell’importazione e distribuzione di vino a livello globale — acquisisce il 50% della società.
Nasce così, nel 2022, la denominazione attuale: Mack & Schühle Italia, a controllo paritetico tra Angelillo e la casa madre tedesca, con Stefano Pesenti come direttore generale.
La società oggi punta a chiudere il 2026 con un fatturato intorno ai 220 milioni di euro e opera attraverso impianti di imbottigliamento in Friuli e in Puglia, con un portafoglio che comprende brand come Zardetto, Novantaceppi, Angelillo e Cà di Prata.
Il progetto Genevitis
Genevitis, lanciato nel 2025, nasce da un’intuizione precisa: ridurre la frammentazione dell’offerta vitivinicola italiana all’estero costruendo un aggregatore privato che metta in rete cantine cooperative storiche — in rappresentanza di centinaia di famiglie di viticoltori — con designer locali e partner tecnici d’eccellenza.
Per ogni regione coinvolta, la società crea marchi in co-branding che racchiudono territorio, identità visiva e produzione autentica.
Il nome stesso del progetto è programmatico: GENE evoca l’origine e il ciclo vitale della vite, VITIS il legame profondo con la terra e la tradizione agricola.
Al packaging contribuiscono realtà come UPM, Smurfit Westrock, Crealis, Luxoro, O-I e Amorim, con Genevitis tra i primi progetti in Italia a utilizzare Symbiosis, la capsula paper-based completamente plastic-free sviluppata da Crealis.
“L’Italia, grazie alla sua territorialità, ha un’offerta diversificata di vitigni autoctoni il cui potenziale non è ancora espresso al meglio a livello globale“, ha dichiarato Fedele Angelillo, amministratore unico della società. “Il nostro ruolo è quello di un aggregatore privato che, attraverso un modello di economia sostenibile a lungo termine, supporta le comunità agricole attraverso una gestione responsabile delle risorse.”
L’obiettivo per il 2026 e il 2027 è completare il portafoglio regionale italiano con tutte le aree ancora mancanti, per arrivare a un assortimento integrato con un network distributivo e commerciale strutturato sia sul mercato domestico sia all’estero.
Il progetto No-Lo
Sul fronte del vino No-Lo, il progetto è altrettanto concreto sul piano tecnico. L’impianto installato a Laterza — denominato Libero Wine e progettato da Omnia Technologies — utilizza tecnologia a bassa temperatura e pressione ridotta, che consente di ridurre il contenuto alcolico preservando integralmente profumi, struttura e identità organolettica del vino, senza alterare le caratteristiche varietali.
La capacità produttiva stimata è di 7,5 milioni di bottiglie. I brand coinvolti nella prima fase sono Novantaceppi, Zardetto, Cà di Prata e Grapur, la linea biologica e vegana a bassa gradazione già presentata al Vinitaly 2025.
La ricerca tecnologica e agronomica a supporto del progetto coinvolge l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Mack & Schühle Italia è in grado di produrre sia vini con contenuto alcolico inferiore allo 0,5% — classificati No alcol — sia vini parzialmente dealcolati con gradazione compresa tra lo 0,5% e il livello tradizionale, in conformità con il quadro regolatorio europeo e le norme italiane entrate in vigore alla fine del 2025.
“Non si tratta solo di un prodotto che intercetta le nuove esigenze di consumo, ma di un modello virtuoso che coinvolge l’intera filiera, dalla scelta delle uve fino ai materiali a ridotto impatto ambientale” ha sottolineato Angelillo.















