L’imprenditore altoatesino Heinrich Hafner, fondatore del Gruppo Hafner, ha presentato il progetto Energy Park Hafner, una proposta di partenariato pubblico-privato (PPP) per la realizzazione nell’area industriale Aussa Corno, nel comune di San Giorgio di Nogaro (Udine), di un grande impianto di recupero energetico dei rifiuti. Il progetto prevede un investimento di circa un miliardo di euro, interamente sostenuto da capitali privati, e rappresenta uno dei maggiori investimenti oggi ipotizzati in Italia nel settore Waste-to-Energy. La proposta è stata formalmente presentata a CAFC spa (Consorzio Acquedotto Friuli Centrale), a A&T2000, Net e Isontina Ambiente, nell’ambito del percorso promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per la costituzione di una futura multiutility pubblica regionale (si vedano qui le slide di presentazione del progetto e qui RaiNews e FriuliOggi).
Per la componente economico-finanziaria e il coordinamento generale hanno operato come advisor MINT Solutions, rete di imprese e professionisti con sedi a Trieste, Udine, Pordenone e Monfalcone (Gorizia). Il gruppo ha curato la costruzione del Piano di fattibilità tecnico economico, l’impostazione della struttura delle fonti di finanziamento, l’analisi della sostenibilità dell’investimento e l’articolazione economico- finanziaria della proposta nell’intero periodo di concessione. Per la componente tecnica e ambientale è intervenuto Land Sistemi di Udine, con il compito di coordinare e sviluppare i contenuti relativi alla configurazione impiantistica, alle tecnologie di trattamento e recupero, alle prestazioni energetiche e ambientali e all’inserimento dell’impianto nel contesto territoriale e industriale di riferimento. Per i temi giuridici, hanno prestato assistenza BTLaws di Padova e Casa & Associati di Vicenza, approfondendo la disciplina del partenariato pubblico-privato, l’assetto della concessione, la ripartizione dei rischi tra soggetto pubblico e operatore privato, i contenuti dello schema convenzionale e il coordinamento con la normativa ambientale e autorizzativa applicabile (si veda qui il comunicato stampa).
Hafner non si propone come semplice costruttore dell’impianto, bensì come developer dell’intera iniziativa: sviluppa il progetto, individua il partner pubblico, reperisce i capitali privati necessari e intende realizzare l’infrastruttura attraverso un modello di partenariato pubblico-privato.
L’impianto progettato da Hafner avrà una capacità di trattamento pari a 500 mila tonnellate di rifiuti all’anno, articolata su quattro linee e produrrà circa 640 GWh di energia elettrica l’anno, una quantità che, secondo i promotori, sarebbe sufficiente a coprire circa la metà del fabbisogno elettrico delle famiglie del Friuli Venezia Giulia. È prevista inoltre la produzione di oltre 327 MW termici destinati alle reti di teleriscaldamento e alle utenze industriali, oltre alla predisposizione di sistemi per la cattura della CO2. Secondo la società, il progetto consentirebbe di evitare ogni anno oltre 18 mila tonnellate di emissioni di CO2 e di creare circa 180 posti di lavoro diretti, oltre all’indotto.
Il piano industriale ipotizza che solo una parte dei rifiuti trattati proverrà dal Friuli Venezia Giulia. Secondo i promotori, infatti, circa 120 mila tonnellate annue sarebbero costituite da rifiuti regionali, mentre la quota restante arriverebbe prevalentemente da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, principalmente su gomma e in parte su ferrovia. È proprio questa impostazione ad aver alimentato le principali critiche degli oppositori del progetto.
La presentazione pubblica del progetto ha infatti aperto immediatamente un acceso confronto politico e territoriale. Prima ancora della conferenza stampa erano state presentate richieste di chiarimento in Consiglio regionale da parte del Partito Democratico, mentre nei giorni successivi il Consiglio comunale di San Giorgio di Nogaro ha approvato all’unanimità una mozione che chiede di fermare l’iter autorizzativo dell’impianto, ritenuto sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio e potenzialmente dannoso sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Anche associazioni ambientaliste hanno contestato il progetto, sostenendo che gli impianti già presenti in regione sarebbero sufficienti e criticando l’ipotesi di importare rifiuti da altre regioni.
Il progetto si inserisce tuttavia in un contesto nel quale il tema dell’autosufficienza impiantistica è tornato al centro del dibattito regionale. Attualmente una parte significativa dei rifiuti indifferenziati prodotti in Friuli Venezia Giulia viene conferita fuori regione o all’estero, con costi crescenti per il sistema pubblico. Secondo Hafner, l’Energy Park consentirebbe invece di chiudere il ciclo dei rifiuti sul territorio, riducendo i conferimenti esterni, producendo energia e contribuendo anche alla riduzione della tariffa rifiuti (Tari).
L’imprenditore altoatesino Heinrich Hafner ha fondato il Gruppo Hafner, con sede a Bolzano, oltre quarant’anni fa. Il gruppo è attivo nella progettazione, costruzione e gestione di impianti per il recupero energetico dei rifiuti, biomasse e produzione di energia e ha sviluppato competenze nella realizzazione di impianti Waste-to-Energy, sistemi di abbattimento delle emissioni e tecnologie per il recupero energetico, partecipando, come componente dell’associazione temporanea di imprese guidata da Atzwanger, alla costruzione del nuovo termovalorizzatore di Bolzano Sud, entrato in esercizio nel 2013 e successivamente affidato in gestione a Eco Center.















