
I soldi raccolti da Cerved con l’aumento di capitale in sede di ipo serviranno a rimborsare i 250 milioni di euro del bond a scadenza 2019 a tasso variabile (euribor 3 mesi più 537.5 punti base) al prezzo di 101, come previsto dal regolamento in caso di rimborso anticipato. La leva quindi si ridurrà in maniera importante, liberando ulteriori risorse per finanziare lo sviluppo, continuando anche lungo la strada dell’m&a. Lo ha spiegato ieri l’amministratore delegato Gianandrea De Bernardis in occasione della conferenza stampa di lancio dell’ipo del gruppo specializzato in informazioni finanziarie. L’offerta pubblica è infatti partita ieri (si veda altro articolo di BeBeez), mentre quella istituzionale era già partita lo scorso venerdì a Londra. Entrambe le offerte si concluderanno il prossimo 18 giugno e il primo giorno di quotazione è previsto il 24 giugno. Il 30 giugno, invece, è stato fissato come data per il rimborso anticipato del bond in questione. Il gruppo ha infatti esercitato l’opzione call prevista dal regolamento in ogni momento a partire dal 15 gennaio 2014.
Come noto (scarica qui il Prospetto informativo), l’equity del gruppo, prima dell’aumento di capitale previsto dall’offerta di vendita e sottoscrizione, sarà compreso tra un minimo di 750 milioni e un massimo di 975 milioni di euro, pari a un prezzo minimo di 5 euro per azione e un massimo 6,5 euro. Il valore dell’equity di Cerved Group, invece, in caso di integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale,si collocherà tra i 975 milioni e 1.267,5 milioni. Ciò significa che, grazie al rimborso del bond, l’indebitamento finanziario netto che a fine marzo 2014 era di 730 milioni di euro, si ridurrà di conseguenza e che quindi l’enterprise value del gruppo post-ipo e post-rimborso del bond si collocherà tra 1,5 e 1,7 miliardi di euro.
A seguito del rimborso dei titoli, gli oneri per interessi si abbatteranno drasticamente dagli attuali 54 milioni di euro all’anno a 39 milioni di euro, mentre a partire da gennaio 2016 sarà possibile rifinanziare gli altri due bond in circolazione a tassi più convenienti senza dover pagare penali, come invece accadrebbe se quel debito fosse ristrutturato oggi (si parla di un costo di circa 80 milioni). Gli altri bond, a tasso fisso e a scadenza 2020 e 2021(si veda altro articolo di BeBeez), invece, sono saranno richiamati, perché un rimborso anticipato oggi costerebbe troppo all’emittente. Entrambi i titoli, che infatti oggi quotano molto oltre la pari, prevedono un’opzione cosiddetta “make whole call” che, nel caso di rimborso anticipato, impone il pagamento agli obbligazionisti del valore di tutte le cedole che sarebbero dovute sino alla scadenza, scontate a un tasso di interesse pari, rispettivamente, a quello del Bund 2020 e a quello del Bund 2021 più 50 pb .
“La leva post-ipo sarà inferiore a 3 volte l’Ebitda, contro le 5,5 volte di ora” ha spiegato De Bernardis. A partire dal gennaio 2016, quindi, gli oneri per interessi, se anche quel debito fosse risfinanziato agli attuali tassi di mercato, scenderebbero a 22 milioni all’anno. In ogni caso, ha spiegato ancora De Bernardis, anche solo con la riduzione attuale degli oneri per interessi legati al bond da 250 milioni, il free cash flow che l’ultimo anno è stato di oltre 50 milioni di euro all’anno (considerando un operating free cash flow di 125 milioni nel 2013 al quale vanno sottratte tasse per circa 20 milioni e appunto gli oneri per interessi), aumenterà per l’esatta differenza. E maggiore cassa significa maggiori capitali a disposizione per finanziare operazioni di acquisizione e per pagare dividendi più ricchi.
Peraltro le acquisizioni di Cerved sinora sono sempre state di piccole dimensioni . “Abbiamo in due diligence avanzata un altro paio di operazioni sempre in Italia. Per quanto riguarada l’estero ci stiamo guardando intorno, ma credo che faremo qualcosa a breve”, ha detto ancora De Bernardis. Le acquisizioni potranno riguardare sia i settori dove la società è già attiva (informazioni finanziarie, gestione dei crediti, soluzioni di marketing) o in campi adiacenti, per esempio quello dell’analisi dei dati, dell’outsourcing o della pubblica amministrazione . E, se si dovessero condurre operazioni di dimensioni maggiori, ha aggiunto De Bernardis, “abbiamo sempre in essere una linea revolving da 75 milioni dalla quale attingere, che al momento non è utilizzata”.
CVC Capital Partners, tramite Chopin Holdings sarl, resterà azionista della società anche dopo la quotazione, con una partecipazione, in caso di integrale sottoscrizione delle azioni oggetto dell’offerta, pari al 56,9% del capitale sociale (oppure al 50,8% a seguito dell’eventuale esercizio integrale della opzione greenshoe su 12 milioni di azioni). Il fondo ha un lock up di 180 giorni dalla data di inizio delle negoziazioni delle azioni e comunque Giampiero Mazza, managing partner di CVC, ha anticipato ieri che “l’uscita totale del fondo dal capitale di Cerved è prevista per il 2016-2017”. Quanto alla società, ha un lock up di 365 giorni. Infine, i manager di Cerved, titolari di warrant, potranno esercitarli soltanto nel momento in cui Chopin scenderà al di sotto del 30% del capitale di Cerved.















