La statunitense Atlas Merchant Capital presenta un’offerta per Arca sgr che la valuta un miliardo di euro e apre le danze a una probabile agguerrita battaglia da parte di fondi di private equity internazionali interessati al settore dell’asset management o da parte di altri operatori dello stesso settore. Lo ha scritto MF Milano Finanza nei giorni scorsi.
Atlas, che è la società di investimento americana fondata nel 2013 da Bob Diamond (ex ceo di Barclays) e vanta tra i suoi senior advisor l’ex segretario al Tesoro di Bill Clinton, Larry Summers, ha proposto di acquisire il 60% del capitale di Arca sgr, con le banche attuali azioniste che scenderebbero al 40% e con la sottoscrizione di un accordo di distribuzione ventennale.
L’offerta vincolante di Atlas è attesa solo per la fine dell’anno, dopo quattro settimane di due diligence, e non si può escludere che entro quella data possano spuntare altri pretendenti, così come già era accaduto l’anno scorso per la cessione dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari (Icbpi), anche lui come Arca sgr, allora controllato da un gruppo di banche popolari.
Così i nomi ai quali viene naturale pensare tra i private equity potenzialmente interessati ci sono quelli di CVC Capital Partners e di Permira, che si sono contesi sino all’ultimo Icbpi con la cordata Advent-Bain Capital-Clessidra che poi ha vinto la gara. Questi ultimi fondi potrebbero a loro volta essere interessati al dossier, con Clessidra che da parte sua ha il vantaggio di essere stato il fondo che ha orchestrato la costituzione di Anima sgr, quotata a Piazza Affari nella primavera del 2014, aggregando Prima sgr (che incorporava le attività di gestione del Monte dei Paschi di Siena), Bipiemme Gestioni sgr e la vecchia Anima sgr, che la Banca Popolare di Milano aveva delistato da Piazza Affari con un’opa a inizio 2009. Nel 2012, poi, Anima aveva rilevato anche Aperta sgr dal Credito Valtellinese e la Lussemburgo Gestioni sa. Tornando a CVC, poi, l’anno scorso in cordata con GIC -The Government of Singapore Investment Corporation, il fondo sovrano di Singapore, aveva partecipato alla gara per il 50% di Pioneer Investments, poi vinta da Santander Asset management affiancato dai fondi di Warburg Pincus e General Atlantic.
Ma esperienza nel settore finanziario ce l’hanno anche fondi come Apax Partners (che ai tempi aveva acquisito il controllo di Azimut sgr per poi portarla in Borsa e che ha ceduto lo scorso aprile Banca Farmafactoring al fondo Centerbrige), Apollo Management e Cinven.
Infine, non si può escludere che proprio Anima sgr o Azimut sgr possano essere interessati all’operazione Arca. Mediobanca in un suo report pubblicato un paio di giorni fa ricordava che “le sinergie potenziali realizzabili con un partner industriale come Anima sono significativamente più elevate di quelle ottenibili con un fondo di private equity”. Tuttavia, gli stessi analisti di Mediobanca riconoscevano che il miliardo di euro di enterprise value messo nero su bianco nell’offerta di Atlas è “estremamente generoso perché implica un rapporto prezzo-utili 2014 di 38, rispetto al p/e di 23 di Anima e un rapporto prezzo-masse gestite di 3,5”.
Presieduta da Guido Cammarano e guidata dall’amministratore delegato Ugo Loser, Arca sgr è controllata con quote paritetiche del 19,99% ciascuna da banca Popolare di Vicenza, Bper e Veneto Banca, e a fine 2014 aveva 28,2 miliardi di euro di masse in gestione (da 21,1 miliardi a fine 2013), di cui 23,6 miliardi in fondi comuni e 2,7 miliardi nel fondo pensione aperto Arca Previdenza, il più grande fondo pensione aperto in Italia con oltre 170 mila aderenti (scarica qui il bilancio 2014).
Il 2014 si è chiuso con commissioni nette per 253,4 miliardi (in crescita di 42,7 miliardi da fine 2013) e un risultato economico netto positivo di 26,2 milioni (dai 31,5 milioni del 2013, anno in cui si era però registrato un beneficio fiscale straordinario di 15,3 milioni, senza il quale il risultato d’esercizio sarebbe stato di 16,2 milioni).















