Siamo stati a Foro Bonaparte a Milano, città orfana di Miart e del Salone del Mobile nella scorsa primavera, dove la galleria fiorentina ha aperto una sede due anni fa, a due passi dal Piccolo Teatro Strehler, oggi riaperta al pubblico; dopo lo spazio fiorentino e in attesa di inaugurare la nuova mostra a Pietrasanta, la città degli artisti in Versilia, che segnerà l’inizio dell’estate nella località. Niente manifestazione del contemporaneo a giugno quest’anno: ogni galleria farà una propria iniziativa.

Nella sede milanese prosegue la personale di Olaf Breuning, We Are All In the Same Boat.The weight of colour, a cura di Lorenzo Bruni, inaugurata il 30 gennaio scorso. E’ la prima personale in Italia di questo artista, nato in Svizzera ma newyorkese d’adozione. Breuning si è fatto conoscere, tra le altre, attraverso le mostre personali in diverse autorevoli istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Chisen hale Gallery di Londra, la Kunsthall di Stavanger, l’Institute of Modern Art di Brisbanee attraverso la partecipazione a biennali quali la Biennale del Whitney New York e la Biennale de l’Image en mouvement a Ginevra. La riapertura della Galleria segna anche la seconda fase, iniziata il 29 maggio, a sei mesi dall’inaugurazione di ArtBite (piattaforma per la vendita di arte di qualità a prezzi contenuti, promuovendo un collezionismo per quasi tutte le tasche e rinnovando la scena artistica) – della quale abbiamo parlato in questa pagine – perché dopo il confinamento è emersa infatti l’importanza di sostenere le realtà italiane e internazionali orientate alla ricerca e alla sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea. Proprio per questo motivo è nato ARTbite for Galleries, in particolare a sostegno delle gallerie più piccole, maggiormente colpite; anche se è sul loro lavoro, soprattutto nella ricerca di nuovi talenti, che si appoggiano anche le grandi.
Olaf Breuning, qui a sn “We are all in the same boat”, per la sua mostra nello spazio milanese della Galleria Poggiali – Foro Buonaparte 52 – ha concepito un ambiente immersivo per riflettere su come gli attuali stimoli della vita quotidiana sono metodicamente registrati, metabolizzati e riproposti dagli “utenti” digitali. Esplicativo di questo approccio è la grande scultura al centro dello spazio che consiste in una scala di metallo, su cui è montata la sagoma in acciaio lucido di un volto stilizzato con al centro un cuore. La struttura bidimensionale diviene volumetrica e inafferrabile per effetto delle immagini che inesorabilmente riflette lo spettatore. Tale dimensione “multidisciplinare” e “multidimensionale” è adottata dall’artista per tutta la mostra fino anche all’installazione di disegni a china nera raffiguranti scene‘possibili’, ma immaginarie, che suggeriscono un’inedita narrazione intima e corale. Come scrive Lorenzo Bruni “la ricerca di Breuning è da sempre attenta ai cambiamenti sociali e alle immagini usate in quanto strumenti di nuova ritualità. E’ interessante notare come negli ultimi dieci anni l’ironia paradossale dell’artista sia andata sempre più verso una dimensione ontologica, archetipica e universale. Le opere presenti nella mostra milanese, in particolare una grande installazione fotografica site specific, introducono infatti indizi fondamentali sul suo attuale percorso”.
La prima opera è un’immagine di forte impatto visivo, sia perché occupa per intero una delle pareti dello spazio, sia per il soggetto trattato, ovvero un gruppo eterogeneo di persone che, in piedi all’interno di una barca in mezzo a un bosco, guardano fisse verso lo spettatore dando corpo al detto: We Are All In the Same Boat.
Olaf Breuning mette al primo posto la dimensione esperienziale che ha a che fare con l’evento in tutti i suoi aspetti fisici e psicologici, un’occasione anche per indagare il concetto di colore, negli ultimi dieci anni, nella società digitale e in relazione alla storia dell’arte,ovvero, con l’intento di dare nuova importanza al momento della manifestazione e trasformazione del colore, piuttosto che come semplice attributo di una forma. Per rappresentare la mostra è stata scelta la fotografia Happy painters che, come spiega Lorenzo Bruni “costituisce una sorta di apice dell’approccio di Breuning e della sua attenzione a immagini apparentemente astratte in cui emerge l’istante della creazione o la messa in scena del colore.
L’opera raffigura un gruppo di pennelli colanti, ognuno di un colore monocromo, a cui sono stai applicati, antropomorfizzandoli, occhi e piedi di bambole; così il mezzo di produzione dell’opera pittorica diviene in questo caso il soggetto stesso, anche se l’aspetto di inquietudine deriva dal fatto che la comunità di pennelli, autonomi e spavaldi, appaiono come osservare e giudicare ciò che hanno di fronte a loro trascendendo la loro condizione di oggetti inanimati.”
La mostra svela l’anima pop dell’artista, non senza una nota espressionistica che suscita inquietudine tra lato onirico, surreale, e riflessione programmatica.
In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo con un saggio di Lorenzo Bruni.
Nelle immagini
- Happy painters, 2018
- We Are All In the Same Boat, 2018
- Don’t Worry, 2015, Dye sublimation on aluminum
- This Time It Will Work, 2007, pencil on paper
- Heart, 2015, Steel, chrome plated brass
a cura di Ilaria Guidantoni
















